Le vere e le false vertigini

Il pallido sole di un freddo pomeriggio invernale allunga le ombre del gruppetto di pazienti che mi sta aspettando fuori in strada. Brutto segno. Dentro ce ne saranno molti di più. Scendo dall'auto e subito giunge la conferma.

"Dottor Zeffiri, non c'è più posto, neanche in piedi. Che facciamo?"

"Se proprio non potete aspettare, in via eccezionale, tornate questa sera alle sette."

Attraverso la sala d'attesa strapiena. Qualcuno si avvicina accampando pretese di precedenza. Altri protestano. Mi impongo con voce forte e chiara:

"Signori, siete tanti ma se avete pazienza vi vedrò tutti. Prima quelli che hanno la febbre e l'influenza per motivi di igiene pubblica, cioè per evitare contagi."

Questo discorso fa sempre un certo effetto. Si calmano. Tranne il Lino, che insiste:

"Solo due giorni di malattia: INPS. Le solite vertigini. E tolgo il disturbo..."

"Come sarebbe a dire le solite vertigini? Mi dispiace, aspetta anche tu il tuo turno!"

Entra due ore dopo, imbronciato:

"Volevo solo farle un favore. Non si ricorda delle mie vertigini? Sono tornate. Però so che di solito passano da sole. Mi bastano pochi giorni di riposo..."

"Le ricordo, in parte. Non erano delle vere vertigini, mi sembra. Abbiamo cercato con attenzione ma non abbiamo trovato la causa. Però potrebbero essere cambiate. Forse è meglio che me le spieghi ancora."

"Mi ciondola la testa, le gambe si afflosciano, mi viene la tremarella... "

"Non sono vertigini. Comunque ti do un'occhiata."

Comincio l'esame obiettivo artigianale. Mentre è ancora seduto gli faccio muovere il collo: "Abbassa il mento, bene, ora spingi la testa dietro, bene; mento sulla spalla destra, bene, mento sulla spalla sinistra, bene; orecchio sulla spalla destra, bene, orecchio sulla spalla sinistra, tutto bene"; gli tasto i muscoli del collo "i muscoli sono morbidi, non trovo contratture. Hai avuto dei disturbi alle orecchie di recente? Ronzii? Campanellini? No? Fa' vedere." Prendo l'otoscopio: "I timpani sono trasparenti, bene; rimani seduto che ti provo la pressione, uhm; alzati in piedi, uhm..."

"E' bassa, vero? Ho paura della pressione bassa..."

"Ma va là. Invece è quasi alta, 140 su 90. Rimani in piedi. Chiudi gli occhi, tienili chiusi finché non te lo dico io, ecco, aprili, non ti sei mosso di un millimetro, vuol dire che sei stabile, non cadi, con le vere vertigini è difficile rimanere in piedi, ora seguimi il dito con gli occhi, niente nistagmo, è una parolona medica, in pratica confermo che le tue sono vertigini false. Adesso accomodati sul lettino che sento il cuore. Bene: il tuo cuore pulsa che è una meraviglia. Già che ci sono sento anche i polmoni. Fumi ancora? Sì? Trenta sigarette? Che ne dici di moderare la dose se proprio non riesci a smettere? Anzi, vediamoci apposta. Quando esci fermati dalla segretaria per prendere un appuntamento. Comunque i polmoni respirano ancora discretamente. Sentiamo la pancia: male qui sullo stomaco? Uhm, un po' di gastrite. Senti, Lino, credo che non ci sia niente di speciale. Forse sei solo affaticato. Sarà lo stress. OK per i due giorni di riposo. "

"Non sono stressato! Sto per andare in pensione. Ho paura che mi capiti qualcosa, uno svenimento che mi faccia morire..."

"Esagerato! Fammi vedere il computer. Ecco qua la storia delle tue vertigini. Beh, almeno una causa importante è stata esclusa. Non sono stato avaro con le indagini: esami del sangue, raggi alla colonna cervicale, tutti gli specialisti del caso. Quello delle orecchie, il cardiologo, il neurologo che ha perfino richiesto la TAC. Tutto negativo. Siamo tutti d'accordo che non c'è niente di niente. Senti un po': come ti è venuta questa idea balzana di morire?"

"Hanno deciso di farmi chiudere la carriera in bellezza, sul passo a 1600 metri, nella galleria ferroviaria, 13 chilometri dentro la pancia della terra, siamo in tre a controllare se ci sono crepe nelle rotaie, facciamo i raggi come fanno i radiologi, c'è buio intorno, solo il fascio di luce delle torce sul casco, ci alziamo e chiniamo ripetutamente ogni metro per otto ore, più volte interrotti dal fischio del treno in arrivo, i due fari si avvicinano rapidi, mi prende l'ansia di non fare in tempo, in fretta raccogliamo gli strumenti, ci incolliamo alla parete, non c'è spazio, le carrozze sfrecciano a pochi centimetri dalla mia faccia, un frastuono rimbomba nelle orecchie, un turbine d'aria spaventoso mi attira, ci teniamo aggrappati l'un l'altro per non essere risucchiati. Se cado è la fine..."