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Foto di gruppo in medicina di famiglia

Giovanni Padovani - Occhio Clinico

L’aggregazione in cooperativa rinforza la voce dei medici verso
i cittadini, i colleghi specialisti e le Aziende sanitarie

Le cooperative di medicina generale regolarmente censite sono in tutta Italia 35. Aderiscono quasi tutte al CoS, il Consorzio nazionale delle cooperative sanitarie, e sono dislocate soprattutto in Emilia Romagna (Reggio Emilia, Cesena, Lugo), in Toscana (le più importanti a Firenze e in provincia di Arezzo), in Lombardia (Milano, Cremona, Casalmaggiore) e in Lazio; qualche presenza anche in Basilicata, Sicilia e Abruzzo.
Eppure, nonostante la diffusione non uniforme sul territorio nazionale, questo nuova forma di cooperazione rappresenta probabilmente la più interessante prospettiva di sviluppo sia per il miglioramento della qualità delle cure primarie sia per il ruolo che queste potrebbero assumere all’interno del servizio sanitario (vedi Occhio Clinico 1996; 2: 42).
Una fotografia di gruppo non è facile. Benché le cooperative siano associazioni giuridicamente riconosciute, l’arco delle attività che possono intraprendere è molto più ampio e indefinito di quello che caratterizza le altre forme associative: ogni cooperativa di medicina generale, di conseguenza, è una realtà a se stante. Ma qualche linea comune può essere individuata.
Euro Grassi, di Reggio Emilia, presidente del CoS e del Dipartimento nazionale forme associative della FIMMG, spiega: «Il primo tratto peculiare delle cooperative sono le dimensioni. Secondo la Convenzione nazionale, infatti, alla medicina di gruppo possono aderire al massimo otto medici e a quella in associazione o in rete non più di 10-12. Per le cooperative, invece, non ci sono limiti. Nella cooperativa Medicina generale di Reggio Emilia i soci sono attualmente 205, nella Leonardo di Firenze quasi 90 e 41 nella Etruria medica, in Val di Chiana (Arezzo). In più di un caso i medici che agiscono in cooperativa sono il 95 per cento di quelli che operano su un certo territorio. Inoltre la cooperativa è l’unica forma associativa abilitata a stipulare accordi che, secondo i casi, possono coprire l’area di un distretto o, come nel caso di Reggio, quella di tutta l’ASL. La cooperativa di medicina generale, di conseguenza, può configurarsi come uno strumento in grado di tradurre nella pratica quotidiana la programmazione dell’Azienda sanitaria locale: ma anche di innovarla profondamente».
Ed ecco, necessariamente in breve, un tentativo di inventario delle attività più significative svolte dalla cooperative mediche.

Alle radici storiche

Le prime cooperative di medici di medicina generale sono nate a Gatteo (FO) e a Cesena tra il 1993 e il 1994: si tratta, dunque, della forma associativa con più anzianità tra quelle attualmente in funzione. Subito dopo (1996-1998) nascono altre cooperative in Emilia Romagna, Toscana e Lombardia. In Campania, in seguito a un accordo integrativo regionale che prevedeva incentivi per i medici che aderivano, tra il 1999 e il 2000 vengono fondate quasi 40 cooperative mediche: ma dal momento che i soldi promessi non arrivano, questi gruppi scompaiono. In altre realtà locali (Milano, per esempio) le cooperative hanno avuto e continuano ad avere vita difficile per l’atteggiamento contrario di qualche sindacato medico. Per finire, anche la magistratura ha procurato qualche gatta da pelare. Nel 1999 la Procura di Cremona rinvia a giudizio una decina di esponenti delle più importanti cooperative italiane: capo d’accusa la violazione della privacy per aver messo in rete, a scopo di studio, i dati epidemiologici e prescrittivi dello studio Koiné2, promosso dal CoS su diabete e ipertensione. Poi, dal momento che i dati erano rigorosamente anonimi, tutti gli imputati vengono assolti in istruttoria: ma per tre anni l’incertezza sull’epilogo della vicenda e la pubblicità negativa su giornali e televisione non giocano a favore delle cooperative mediche.

 

Beni e servizi forniti ai soci
I supporti forniti ai medici di medicina generale non differiscono sostanzialmente da quelli della medicina in associazione e di quella in rete. Ma i risultati possono essere molto più rilevanti, sia sul piano dei vantaggi garantiti ai medici che aderiscono alla cooperativa sia per la qualità delle cure primarie disponibili su un certo territorio. Segue qualche esempio.

Le prospettive dell’avvenire

La prima sfida è interna alla medicina generale. Per l’aretino Luigi Triggiano consiste nel «definire, attraverso un rigoroso lavoro di ricerca, quali sono i bisogni del territorio su cui si opera. La possibilità di riuscita deriva dal fatto che il medico di medicina generale trovi nel suo lavoro quotidiano tutti gli strumenti, osservazionali, di studio, di ricerca ed informativi – nonché il giusto setting – necessari a precisare le reali esigenze dei suoi assistiti».
In seconda istanza, sussiste il bisogno di maggiore sintonia con gli altri operatori sanitari. In provincia di Arezzo medici di famiglia e specialisti in tre anni hanno elaborato 14 linee guida condivise: dall’uso della calcio eparina alla bronchite cronica, dal diabete al management delle malattie cardiovascolari. Alle conferenze di consenso c’erano oltre il 70 per cento dei 272 medici di famiglia della provincia mentre la presenza degli specialisti, a eccezione di quelli impegnati nella elaborazione delle diverse proposte, è stata scarsa. Gli ospedali, inoltre, non dispongono di strumenti adatti a valutare collegialmente l’appropriatezza delle prescrizioni e quella dei percorsi assistenziali e, successivamente, a verificarne i risultati.
E’ evidente che l’assenza di sinergie nell’elaborazione e nella valutazione delle strategie adottate sottrae efficacia a qualsiasi programmazione. Una terza sfida, infine, si impone al Servizio sanitario, Triggiano afferma: «Nell’ottica di una regionalizzazione sempre più spinta della sanità e del mantenimento comunque di livelli essenziali di assistenza, la presenza sul territorio di medici organizzati in cooperative, anche di fronte al sorgere di nuovi soggetti o mutue integrative, rappresenterà un elemento di garanzia per i cittadini e per il servizio pubblico. Un obiettivo da mantenere a tutti i costi se si vorrà ancora parlare di salute come valore collettivo da preservare e sviluppare».

Accordi con ASL o con specialisti
L’inserimento delle attività di una cooperativa nel piano di azione della ASL presuppone che i responsabili dell’una e dell’altra condividano obiettivi e metodi di intervento. In linea generale, l’intesa con la ASL può essere considerata come il valore aggiunto delle cooperative e, nello stesso tempo, come il suo punto critico: dal suo sviluppo dipendono probabilmente le prospettive future di questa forma associativa. Di seguito, alcuni degli argomenti in discussione.

I risultati raggiunti
E’ prematuro fare il punto su un fenomeno molto recente e in piena evoluzione. Ma qualcosa si può già dire.


Ringraziamenti (torna indietro)

Le informazioni sulle cooperative mediche sono state raccolte grazie a:

Alfredo Camaiora, Cooperativa comete, Casalmaggiore (Cremona)
Marco Conti, Cooperativa Etruria medica (Arezzo)
Euro Grassi, CoS, Dipartimento forme associative della FIMMG
Marcello Grifagni, Cooperativa medica Casentino (Arezzo)
Aurelio Limonta, Collegio sindacale Cooperativa nuova frontiera, Milano
Luigi Triggiano, FIMMG Arezzo


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