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L’educazione continua è ormai a regime e affronta nuove sfide

Giulia Candiani - Occhio Clinico

Sul palco del Forum di Cernobbio sfila il futuro della formazione: il prossimo obiettivo è sviluppare quella a distanza
 

IL CASO – Il punto tra incertezze e prove di forza

Il Forum sanità futura 2002, tenutosi a Cernobbio dal 15 al 18 aprile scorso, è stato l’occasione per tracciare un bilancio sommario di più di un anno di sperimentazione del programma ECM. Durante questa fase sono emerse incognite un po’ a tutti i livelli: sul piano gestionale, per la quantità di dati che devono essere smistati e per la volontà di farlo in modo moderno e trasparente; in campo politico, per gli interessi economici e corporativi implicati; dal punto di vista applicativo, dato il presupposto che l’offerta formativa sia equa e adeguata alle esigenze di tutti i professionisti della salute.
Sotto la pressione di queste difficoltà, alla fine del 2001 la Conferenza Stato e Regioni ha affidato gran parte della gestione pratica della formazione continua agli enti locali, così da continuare il processo di decentramento della sanità avviato da tempo (in particolare alle Regioni è stata assegnata la promozione del programma educativo sul territorio). La manovra ha suscitato le ire della Federazioni degli ordini (FNOMCeO) e dei principali sindacati di categoria, che si sono sentiti messi in un angolo. Su questo punto caldo è intervenuto a Cernobbio Raffaele D’Ari, vicepresidente della Commissione ministeriale per l’ECM, ribadendo la necessità che le istituzioni – Ministero e Regioni – conservino la responsabilità politica dell’intervento sulla salute. Spetta a loro, per esempio, dare l’indirizzo di base, cosa che è stata realizzata compilando un lungo elenco di obiettivi di interesse nazionale che dovranno essere rispettati da tutti i nuovi progetti. Comunque, per superare il braccio di ferro tra Ordini e Regioni, è stato deciso di ricostituire una nuova Commissione ministeriale, molto allargata: i 13 membri sono diventati 30, in modo da far spazio a cinque nuovi rappresentanti regionali e agli esponenti delle singole categorie professionali (vedi il grafico in basso). Con l’ampliamento, la Commissione ha cambiato fisionomia: il rischio da evitare è di ingessarne l’operatività.

Tra le dieci sfide da vincere nell’arco dei prossimi tre anni, indicate dal Piano sanitario nazionale 2002-2004 del ministro Sirchia, la formazione permanente figura in posizione di rilievo.

Lungi dalla meta la registrazione del provider
Nella circolare ministeriale del 5 marzo 2002 non si nasconde che i tempi sono prematuri per affrontare la delicata questione dell’accreditamento diretto degli organizzatori. La linea quindi è di continuare come si è fatto finora – cioè sono i singoli progetti a ricevere un voto – e si chiarisce che: «la procedura chiamata “registrazione dell’organizzatore”, attraverso cui si ottiene l’utenza e la password, non è assimilabile in nessun modo all’accreditamento delle società scientifiche e dei soggetti pubblici e privati». Per quest’ultimo occorrerà aspettare che la Commissione nazionale ne stabilisca requisiti e procedure.

Una dimostrazione della volontà di non lasciare questo progetto sulla carta, anche perché l’Italia, per una volta, è avanti rispetto agli altri Paesi europei: infatti è il primo ad aver coinvolto tutte le figure professionali, laureati e tecnici, nell’obbligo di aggiornamento (vedi figura).
Nel Piano sono indicati i prossimi bersagli da centrare nel campo dell’ECM, un riferimento per ricostruire lo stato di avanzamento dei lavori (vedi il riquadro in questa pagina e la tabella).

Crediti al via e in crescendo
Finora la tabella di marcia è stata rispettata e il primo gennaio scorso la macchina si è messa in moto. E’ stata presentata regolare richiesta di accreditamento degli eventi residenziali organizzati per il secondo trimestre del 2002 e rivolti a oltre 800.000 operatori sanitari, affinché essi possano iniziare a incassare i loro crediti. Ne sono necessari dieci nel 2002, perché è stato calcolato che con un incremento cumulativo di dieci l’anno si arriverà a chiederne 50 per il 2006, raggiungendo così il totale prefissato di 150 in cinque anni.



Il Ministero è stato sommerso dalle richieste di accreditamento e la risposta della Commissione ECM è stata affannata: delle oltre 14.000 domande presentate, più del 40 per cento è stato evaso (con l’assegnazione dei crediti), più della metà è ancora nelle mani dei referee e solo il sette per cento attende di essere smistato. Nel complesso l’offerta sembrerebbe coprire la domanda, ma l’analisi dei dati disaggregati per localizzazione geografica e per categoria lascia trasparire le prime carenze. I medici sono il target privilegiato: analizzando le proposte formative Regione per Regione, si va da un minimo di copertura quasi totale delle necessità (Calabria e Sicilia) sino a raggiungere un massimo di un’offerta doppia rispetto alle esigenze (Toscana e Abruzzo). Ben diversa è la situazione per gli infermieri: secondo i dati dell’IPASVI (la federazione dei collegi provinciali degli infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia) l’offerta è molto insufficiente passando da una copertura del sette per cento di Campania, Sardegna, Sicilia e Trentino a una del 73 per cento di Abruzzo e Umbria.
«Il quadro, che si è subito delineato non ci ha colto di sorpresa» ha spiegato Raffaele D’Ari al Forum della sanità futura, davanti a una platea da grandi eventi. «Le soluzioni per un’offerta formativa davvero capillare e conciliabile con gli impegni di lavoro erano già state indicate nella circolare ministeriale del 5 marzo 2002 (consultabile sul sito http://ecm.sanita.it). Due le principali: sviluppare la formazione a distanza e incentivare la formazione intraziendale».

Prossimi obiettivi: a distanza e locali
La formazione a distanza, la cui fase sperimentale è stata procrastinata fino alla fine del 2002, è una forma di aggiornamento molto più flessibile: ogni utente potrà completare il piano di studio a più riprese, dall’ambulatorio o da casa (per la proposta di ECM di Occhio Clinico vedi il numero di dicembre 2001); dovrà solo dimostrare di avere davvero frequentato il corso di formazione, non tanto per avervi dedicato un certo numero di ore ma per aver migliorato la propria preparazione (il che equivale al superamento del test con un punteggio del 70 per cento). Per ora è stato stabilito che solo la metà dei crediti obbligatori possono essere acquisiti con la forma a distanza, ma la quota è destinata ad aumentare: verrà portata al 70-75 per cento e forse addirittura al 90 per cento per le categorie più scoperte, come farmacisti e infermieri. Per quanto riguarda il tipo di offerta, i professionisti sanitari restano tradizionalisti: gradiscono molto il mezzo cartaceo, mentre si dimostrano ancora molto cauti nell’apprezzare soluzioni tecnologicamente avanzate come quelle prospettate dall’e.learning.

Prova la proposta ECM di Occhio Clinico all'indirizzo
www.utetperiodici.it

La seconda soluzione prospettata per soddisfare le esigenze di quasi un milione di utenti va nella direzione della devolution ed è affidata alle aziende sanitarie, siano esse pubbliche o private. Con la rete articolata su tutto il territorio nazionale, sono considerate le strutture più adatte per promuovere l’offerta di un aggiornamento tarato sui bisogni locali reali e, nello stesso tempo, rispettoso degli obiettivi di interesse nazionale o regionale. Con il rischio di consolidare alcune iniquità (le offerte formative sono state molto diverse, per quantità e qualità) e il vantaggio di alleggerire il costo dell’operazione.
Attraverso i centri formativi aziendali si potrà preparare e in qualche modo anticipare la terza fase del sistema, nella quale non saranno più accreditati i singoli eventi ma gli organizzatori (vedi il riquadro in alto). Solo quando sarà stato sciolto anche quel nodo, con il beneplacito di tutti, si potrà dire che la scommessa dell’ECM è stata davvero vinta.


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