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I crediti formativi alla conquista della tridimensionalità

Giulia Candiani - Occhio Clinico (Milano)

L'educazione medica continua avrà una ricaduta positiva se ai voti sulla carta corrisponderà un risvolto economico

IL CASO – Stare al passo per forza

Giorgio Rossi ha cinquant'anni e un ventennio di attività ambulatoriale sulle spalle. Lavora solo con una segretaria che lo solleva dall'incombenza del telefono e delle richieste di routine. Cerca di mantenersi aggiornato sfogliando le riviste italiane e cercando di leggerne una internazionale (già così fa fatica a rimanere al passo con le uscite), oltre a partecipare a incontri organizzati dal suo distretto. Al contrario dei suoi colleghi dalla penna facile, non va volentieri ai congressi, sia perché gli sembra che l'investimento di tempo non valga l'arricchimento culturale che ne ricava, sia perché ritiene che una vacanza magari in una capitale europea, non sia un fringe benefit della sua professione.
Questa mattina Giorgio Rossi ha letto il resoconto dei primi mesi di lavoro della Commissione nazionale per la formazione continua. Nel tragitto tra la casa e lo studio, che come ogni giorno compie a piedi, prova a immaginarsi come cambierà la sua attività di riqualificazione culturale e professionale.
Alla fine, quando ormai è arrivato a destinazione, archivia le sue considerazioni dicendosi che, forse, la sua generazione non sarà quella più interessata al discorso della formazione continua. Se si tratterà davvero di una piccola rivoluzione, essa ricadrà sui colleghi più giovani, che possono realmente essere incentivati a non smettere di studiare.

Potrebbe essere il titolo di un'inchiesta sulla reazione al modello italiano di Educazione medica continua: E i medici stanno a guardare. La raccolta punti - 150 crediti in tre anni, con un minimo di 20 e un massimo di 80 l'anno - che diventerà obbligatoria per tutti i camici bianchi a partire dal gennaio 2002, nelle intenzioni del Ministro della sanità Umberto Veronesi dovrebbe rilanciare la qualità della sanità italiana agli occhi degli interessati e di chi la giudica a livello internazionale.
Per ora, con la chiusura della registrazione degli eventi formativi che si sono svolti nei primi sei mesi del 2001, si è conclusa la prima fase sperimentale ed è su quella che è possibile ragionare. Non tanto in termini di quantità, qualità e autori delle iniziative sottoposte al vaglio della Commissione nazionale giudicante, quanto sulla modifica della pratica ambulatoriale che viene incoraggiata dal Ministero. Come Giorgio Rossi del caso riportato, molti medici di famiglia si stanno domandando se e cosa cambierà.

LA STRUTTURA E' RECINTATA
La risposta negativa comporta l'esclusione
  • il responsabile della struttura ha autorizzato l'evento per il quale viene richiesto l'accreditamento?
  • il proponente è disponibile a trasmettere alla Commissione elenco e indirizzi dei partecipanti nel rispetto della privacy?
  • le fonti di finanziamento possono configurare incompatibilità o conflitto di interessi?
  • viene verificata la presenza alle sessioni dei partecipanti?
  • il proponente è disponibile a ospitare un osservatore indicato dalla Commissione nazionale?

Tabella 1. Tipo di formazione ed efficacia
metodi di insegnamento da 1 a 6 punti da assegnare secondo l'efficacia formativa
lezioni magistrali bassa efficacia
serie di relazioni su tema preordinato bassa efficacia
tavole rotonde con dibattito tra esperti bassa efficacia
confronto tra pubblico ed esperto/i guidato da un conduttore media efficacia
dimostrazioni tecniche senza esecuzione diretta dei partecipanti media efficacia
presentazione di problemi o casi clinici in seduta plenaria media efficacia
lavoro a piccoli gruppi su problemi e casi clinici con produzione di rapporto finale da discutere con esperto media efficacia
partecipazione ad attività pratiche o tecniche alta efficacia
giochi di ruolo alta efficacia
In effetti, qualche paletto è stato messo, nel tentativo di far cessare l'organizzazione di simposi balneari e del tutto promozionali, come si può vedere dallo schema seguito dalla Commissione nazionale sull'educazione continua per assegnare i crediti (relativo, per ora, solo agli eventi residenziali). Innanzitutto esistono domande catenaccio, la cui risposta sbagliata impedisce di procedere all'accreditamento (vedi riquadro a sinistra) che, nel complesso, possono essere ricondotte al principio della trasparenza. Poi viene valutato l'organizzatore, il suo rilievo istituzionale, la realtà in cui opera e la credibilità acquisita negli ultimi tre anni sul tema della formazione. Infine si prende in considerazione la tipologia della manifestazione, i metodi di insegnamento e la verifica di quanto appreso (vedi le tabelle 1 a sinistra e 2 qui sotto). I criteri di valutazione premiano il coinvolgimento attiva dei partecipanti: per esempio, lo svolgimento presso una struttura ospedaliera di un programma formativo specifico, sotto la supervisione di un tutore, frutta da 5 a 6 punti mentre le partecipazioni a congressi, simposi, seminari e conferenze lasciano al palo (0 punti). Letto così, il meccanismo della formazione continua dovrebbe contribuire a tagliare le gambe a ciò che si frappone tra l'esercizio della professione e la qualità delle cure offerte.

Tabella 2. Eventi e voti assegnati
tipo di manifestazione punti
congresso/simposio/ tavola rotonda, seminario, conferenza 0
corso di aggiornamento tecnologico e strumentale 1-2
corso pratico per lo sviluppo continuo professionale 3-4
frequenza clinica con assistenza di tutore
a un programma formativo presso una struttura assistenziale
5-6

IL MEDICO SI FORMI SU OBIETTIVI AZIENDALI
Tabella 3. riepilogo della distribuzione del punteggio secondo gli eventi proposti
sezione punti
valutazione del promotore da 1 a 5
area territoriale da 0 a 4
altre manifestazioni formative da 0 a 5
tipologia della manifestazione da 0 a 6
metodi di insegnamento da 1 a 6
obiettivi della manifestazione da 0 a 5
responsabile/i del programma da 0 a 3
rilevanza dei docenti da 1 a 4
sistema di traduzione simultanea da -3 a 0
materiale didattico da 0 a 5
metodo di verifica della presenza da 1 a 4
verifica dell'apprendimento da -5 a 4
compilazione e trasmissione della scheda di valutazione da -5 a 6
Se le cose stanno così le ricadute a livello locale non dovrebbero mancare. «In effetti i voti più alti sono stati attribuiti ai corsi pratici, che possono far compiere un salto di qualità alla prestazione offerta dal medico di famiglia» commenta Antonio Brambilla, responsabile della FIMMG milanese per la formazione continua. «Però, per quanto riguarda il tipo di eventi che vengono incoraggiati, stando alla griglia di valutazione (disponibile sempre nel sito Internet già citato e riportata in sintesi nella tabella 3), andrebbe data più importanza alla sintonia tra l'obiettivo dell'evento formativo e quello della ASL competente». In altre parole, per garantire che alla fine di tutto ci sia un effettivo miglioramento dell'assistenza sanitaria offerta ai cittadini, bisognerebbe progettare corsi di formazione compresi nel piano triennale predisposto dalla ASL del medico di famiglia. Solo così, con una formazione specifica, tagliata sulle esigenze di quella realtà territoriale, si può pensare che il sistema porti effettivi vantaggi agli assistiti. «Quando immagino un evento formativo, di interesse anche della ASL, non mi riferisco solo a corsi con un'impostazione clinica di tipo specialistico. Nel progetto ministeriale, infatti, è ben visto anche lo sviluppo di competenze organizzative e gestionali. Questo vuol dire che ci stanno dentro tanto l'elaborazione di protocolli diagnostico terapeutici condivisi (dai medici di medicina generale e dagli specialisti) su alcune patologie di rilievo in quell'area geografica (come bronchiti croniche e polmoniti leggere) quanto i corsi di counselling, purché interattivi».

UNA FETTA DELLA GRANDE TORTA
Il successo della formazione passa dunque dall'adesione alle esigenze delle centinaia di migliaia di persone che costituiscono l'utenza media di una ASL. Di questo parere è anche Sergio Bernabé, medico di medicina generale di Torino: «Il progetto di Veronesi potrebbe diventare una cosa seria se la costruzione del curriculum professionale del singolo medico procedesse di pari passo con quella di un portfolio professionale dell'azienda sanitaria, ossia di una serie di servizi da offrire ai propri clienti. Penso agli ambulatori per patologie che si possono allestire, per esempio, per il diabete, l'ipertensione e l'obesità, e che richiedono centinaia di milioni di investimento. La formazione dovrebbe essere finalizzata al conseguimento di un obiettivo come l'apertura, entro cinque anni, di un ambulatorio di gruppo specializzato nella gestione di una specifica patologia e che possa seguire una popolazione abbastanza ampia da costituire una massa critica (all'incirca diecimila pazienti)».
«Naturalmente» prosegue Bernabé «perché il centro funzioni, occorre disporre di parecchie risorse: per l'affitto di uno studio abbastanza grande, per il suo adeguamento alle norme di sicurezza, per dotarlo di supporti informatici (una rete di computer corredati di stampanti e scanner, collegata con Internet) e per assicurare la presenza di personale di servizio, almeno una segretaria e un infermiere. Grosso modo il costo dell'operazione è valutabile intorno al miliardo: una cifra che dovrebbe saltare fuori dalla grossa torta della formazione medica continua».
La scommessa è aperta: l'esperimento dell'aggiornamento obbligatorio potrebbe rivelarsi vincente a patto che i crediti non si limitino a essere un certificato di qualità da appendere in studio di fianco alla laurea, ma riescano a conquistarsi uno spessore economico, assolutamente non sospetto.


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