| Osteopatia e chiropratica hanno grande successo tra il pubblico e, a volte, possono dimostrare una reale efficacia. C'è però il rischio di cadere nell'ideologia |
La mano deve essere guidata dall'esame Il recupero della verticale Superare la diffidenza della medicina ufficiale A lezione di schiocco La mancanza comune di un fondamento teorico Una battaglia ancora accesa |
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| Un industriale di 65 anni telefona al medico, un noto fisiatra, già primario in un ospedale pubblico: «Dieci anni fa mi ha guarito da una noiosissima lombalgia con due manipolazioni e da allora non ho avuto più nulla. Ora sento di nuovo un forte dolore alla schiena: posso tornare da lei?». Ma il fisiatra, quando lo riceve, mette le mani avanti: «E' passato tanto tempo e il disturbo potrebbe non essere lo stesso. Debbo visitarla». L'esame neurologico e chinesiologico della colonna, infatti, è negativo mentre la palpazione addominale rivela un gonfiore sospetto. Il paziente viene inviato immediatamente a uno studio radiologico dove l'esame mette in luce un aneurisma calcificato dell'aorta addominale di 10 centimetri di diametro. La sera stessa il paziente entra in ospedale e la mattina dopo viene operato. «L'hai salvato», dice il chirurgo vascolare comunicando per telefono al collega il buon esito dell'intervento. |
LA MANO DEVE ESSERE GUIDATA DALL'ESAME
Chiropratici e osteopati, dicono i critici, manipolano le vertebre cervicali - e facendolo le fanno muovere in modo più o meno violento - anche quando di mezzo ci sono ossa rotte oppure tumori; e magari quando c'è un'ernia del disco oppure una forma artrosica avanzata. In questi casi la manipolazione o è inutile o è dannosa. Dice Ivano Colombo: «C'è anche ambiguità terminologica. Per quanto mi riguarda è 38 anni che lavoro sulle vertebre ma mi sono sempre rifiutato di definirmi un manipolatore, un chiropratico oppure un osteopata. Pratico semplicemente una forma di medicina manuale, cioè utilizzo, da specialista del movimento e della riabilitazione, una tecnica di intervento, e sempre dopo una rigorosa diagnosi medica. Soltanto un buon esame diagnostico, infatti, mi può dire, caso per caso, se la manipolazione è indicata o no».
Ma è altrettanto innegabile che, accanto ai rischi o ai danni effettivi di una manipolazione non illuminata, c'è una ricca aneddotica che testimonia successi pieni e per molti aspetti sorprendenti. E, caso pressoché unico per quanto riguarda le cosiddette medicine alternative, si trovano in letteratura fonti che documentano questa efficacia secondo i crismi del rigore scientifico (a questo proposito si veda Occhio Clinico 1995; 1: 27).
IL RECUPERO DELLA VERTICALE
Accade per esempio che chi è afflitto dal colpo della strega, costretto per giorni a letto oppure a camminare piegato in due, incontri un osteopata che lo mette a cavalcioni di una sedia e, dopo la manipolazione, lo restituisce immediatamente alla posizione eretta. I casi di questo tipo nel vocabolario del chiropratico vengono definiti come «sublussazione vertebrale», o, dall'osteopata, «sofferenza vertebrale»: sono due espressioni che indicano grosso modo lo stesso fenomeno, una posizione innaturale di due vertebre, che ostacola il movimento. Compito del manipolatore è scoprire il blocco e rimettere le cose a posto. Osserva però Colombo: «Anche quando la manovra riesce, la manipolazione fa sparire il sintomo ma non la causa. Un esempio? Se una persona ha una gamba leggermente più corta con il tempo può andare incontro, specialmente se fa attività sportiva, a un blocco vertebrale. In questo caso, dopo la manipolazione, sono necessari altri interventi terapeutici. Di nuovo, dunque, occorre conoscere e utilizzare tutte le tecniche di intervento a disposizione della medicina riabilitativa: dal massaggio ai vari tipi di ginnastica alla terapia fisica».
Giovanni Di Domenica, responsabile del Reparto di riabilitazione dell'Ospedale Gaetano Pini di Milano, sostiene: «La manipolazione utile è soltanto quella che viene esercitata da un buon fisiatra o comunque sotto stretto controllo medico».
Facile a dirsi. Ma in Italia, più che altrove, la frattura tra la medicina cosiddetta ufficiale e una pratica terapeutica che, come la manipolazione, è essenzialmente empirica e affida il successo del suo intervento più all'esperienza manuale che alle teorie che la sorreggono, è difficile da superare.
SUPERARE LA DIFFIDENZA DELLA MEDICINA UFFICIALE
L'ospedale Niguarda di Milano è, tra i grandi ospedali pubblici, quello che per primo in Italia ha preso in considerazione la possibilità di utilizzare anche la tecnica del massaggio manuale. Attualmente il responsabile è Massimiliano Cossu: ogni anno, con la partecipazione degli esperti della scuola di medicina ortopedica dell'Hotel-Dieu (Università di Parigi VI), uno dei centri europei più autorevoli in fatto di medicina manuale, organizza un corso aperto ai medici per la conoscenza e l'apprendimento della manipolazione vertebrale. Più recentemente corsi analoghi vengono organizzati alla Sapienza di Roma e all'Università di Siena. Ma nel panorama nazionale le iniziative di questo tipo sono rare e controcorrente. «Bisogna ammettere», ribadisce Di Domenica, «che in Italia non è facile il matrimonio tra medicina riabilitativa e manipolazione». Questa sorta di incompatibilità rende difficile, di fatto, individuare in questo campo un terapeuta affidabile.
Cent'anni fa, in America |
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Nel 1875 David Palmer, un droghiere di Davenport, nello Iowa, prende in mano la testa di un suo commesso, sordo come una talpa, e la torce violentemente, probabilmente per scherzo. Di colpo la sordità del commesso sparisce. Questo fatto segna l'atto di nascita della chiropratica: Palmer infatti cambia professione e si dedica con grande successo alla manipolazione vertebrale. Pochi anni più tardi Andrew Still, un medico di Lee Country, in Virginia, pone le basi dell'osteopatia, una manipolazione vertebrale che rivendica metodi diversi da quelli elaborati da Palmer. Sia l'una sia l'altra disciplina pretendono di guarire, restituendo alla schiena la mobilità perduta, molte e diverse malattie. Still (nel 1899 ha esposto le sue idee nel trattato «La filosofia dell'osteopatia») sostiene per esempio che le paralisi dovute a parto distocico possono essere curate esercitando una forte pressione sulle ossa craniche dei neonati e che le malattie infettive nascono da un cattivo accordo tra la II e la III vertebra cervicale. Anche molti disturbi gastrointestinali potrebbero essere guariti riallineando le vertebre. La teoria chirosteopatica difende queste connessioni tra colonna vertebrale e patologie più diverse, con l'inevitabile intreccio che lega la struttura scheletrica da una parte alle funzioni fisiologiche dall'altra. Nella pratica quotidiana, tuttavia, gran parte della teoria viene di fatto dimenticata e l'interesse maggiore è dedicato ai dolori e alla rigidità della schiena, al torcicollo, alla sciatica, all'artrosi. Negli Stati Uniti il successo della manipolazione vertebrale è stato immediato e a distanza di un secolo non accenna a diminuire. L'abitudine degli americani a ricorrere in massa alle medicine alternative e la presenza nel paese di oltre 250 scuole di chiropratica o di osteopatia - oltre che di innumerevoli siti Internet - rendono conto del fenomeno. Bisogna precisare che anche oltreoceano i diplomi in chiropratica o in osteopatia che vengono rilasciati non hanno nulla a che fare con la laurea in medicina o con il diploma di fisioterapia: ma è altrettanto vero che l'atteggiamento della medicina ufficiale verso la manipolazione vertebrale è generalmente tollerante e non raramente di aperta collaborazione. Quanto all'Europa, la situazione cambia da paese a paese. In alcune facoltà di medicina di Parigi, per esempio, funzionano da anni corsi ufficiali di osteopatia riservati ai laureati in medicina: realtà di questo tipo hanno giocato un ruolo importante nei rapporti con la cultura medica. In Italia non esistono per ora scuole permanenti di chiropratica o di osteopatia, né autonome né presso le facoltà di medicina. Non è un caso, dunque, che siano stranieri i responsabili dei corsi per medici o fisioterapisti così come alcuni degli operatori più noti in questo campo che professano nella penisola. |
LA MANCANZA COMUNE DI UN FONDAMENTO TEORICO
Sul piano teorico occorre chiedersi quale differenza ci sia tra chiropratica e osteopatia. «Il principale campo di applicazione di ambedue le discipline», ricorda Ivano Colombo, «è quello vertebrale. Ma non è l'unico: un buon manipolatore sa intervenire, se lo ritiene opportuno, anche su altri snodi bloccati del sistema scheletrico. Quanto alla differenza tra due tecniche che sono assai vicine tra loro anche per origine storica (vedi riquadro in questa pagina, ndr), io ritengo che in realtà non ce ne siano. Di fatto sia l'una sia l'altra sono sprovviste, nonostante le loro pretese, di una vera base teorica».
In realtà, almeno per quanto riguarda la diagnosi, emergono alcune diversità: per i chiropratici infatti l'indagine radiografica è fondamentale, mentre la diagnosi osteopatica ne fa normalmente a meno. In effetti l'esame manuale condotto dagli osteopati - una minuziosa palpazione della zona dolente, in grado di rivelare anche le più piccole anormalità dei tessuti molli della colonna (edemi oppure tensioni profonde) - direbbe, a sentir loro, più cose di una lastra radiografica.
Bisogna inoltre riconoscere all'osteopatia il merito di avere accolto molte indicazioni dalla fisiatria più accreditata. Essenziale da questo punto di vista è la completezza dell'analisi diagnostica che deve necessariamente precedere ogni manipolazione: l'esame delle parti molli (che viene effettuato mediante la pressione esercitata sulle apofisi e sui legamenti vertebrali) non basta, perché altrettanta importanza viene attribuita all'esame ortopedico-chinesiologico e a quello neurologico. L'accuratezza di queste indagini ha il compito di individuare con precisione la zona della sofferenza vertebrale ma anche di capire se l'indicazione adatta è quella della manipolazione.
UNA BATTAGLIA ANCORA ACCESA
Peraltro rimangono molti punti di dibattito acceso, se non di scontro. Robert Magne, da molti anni titolare del Servizio di medicina ortopedica e riabilitativa dell'Hotel-Dieu di Parigi, sostiene che la guarigione delle vertebre bloccate non si ottiene, come hanno sempre affermato chiropratici e osteopati, forzando il movimento nella direzione della resistenza (cioè nel senso in cui risulta più difficile e doloroso) ma esasperandolo nella direzione verso cui non c'è il blocco.
Non è dunque solo una questione di tecnica, ma si tratta anche di mettere in discussione una sorta di dogma, che ha tutte le apparenze dell'ideologia, di chiropratici e osteopati per cui il dolore provocato dalla manipolazione rappresenta un viatico alla guarigione.
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