PREVENZIONE: SCHEDA PER IL MEDICO

RACCOGLIERE LE URINE CON POCO FASTIDIO

Piccoli accorgimenti tecnici e un po' di manualità rendono la manovra più agevole e meno dolorosa; antibiotici e sterilità evitano le infezioni

TECNICHE DI INSERIMENTO
QUALCHE CONSIGLIO PRATICO
BIBLIOGRAFIA

Il cateterismo vescicale è indicato in caso di incontinenza urinaria, quando ogni altro mezzo terapeutico - farmaci, ginnastica e rieducazione vescicale, elettrostimolazione - è fallito. Esistono incontinenze da sforzo, da stimolo, da sovrariempimento, da vescica neurogena o psicogena, che riconoscono differenti eziologie.
Alcune di queste sono transitorie, come l'infezione delle vie urinarie, il ristagno fecale, l'utilizzo di farmaci come benzodiazepine, anticolinergici, neurolettici e alfabloccanti.
Si calcola che circa il 16 per cento delle donne e l'8 per cento degli uomini sopra i 65 anni soffrano di questo disturbo.
L'utilizzo del catetere rappresenta, in questi casi, un miglioramento delle condizioni di vita e del livello igienico, e una prevenzione di complicanze dovute alle infezioni della cute .
Diversa è la situazione in cui è presente ritenzione urinaria e in cui il cateterismo vescicale è una manovra non differibile nel tempo.
Oltre alla ben nota ipertrofia prostatica, vi sono altre cause di ostruzione cervicouretrale (stenosi, malattie del collo vescicale, carcinoma prostatico) e cause più rare come la neuropatia diabetica, la spondilosi lombare e la stenosi del canale spinale.
Contrariamente all'incontinenza urinaria, i sintomi da ritenzione sono più rari nella donna sopra i 65 anni e per lo più dovuti a cistocele o a denervazione periferica dopo isteroannessiectomia.

Tecniche di inserimento
Il catetere vescicale va inserito in regime di assoluta sterilità, e quindi solo da personale esperto, dopo aver adeguatamente disinfettato la cute, le mucose della regione perineale e i genitali esterni (vedi la tabella qui a fianco).
L'introduzione può essere favorita dall'utilizzo di un gel lubrificante anestetico.
Il cateterismo femminile è meno frequente di quello maschile e, anche se più facile per la brevità dell'uretra nella donna, richiede una buona conoscenza anatomica della regione perineale.
In quello maschile è invece importante, dopo un'iniziale introduzione del catetere, tirare il pene verso l'alto e in direzione dell'addome, così da eliminare la curvatura fisiologica della parte membranacea dell'uretra. Questa è anche la zona dotata di una propria muscolatura, in grado di creare una resistenza alla manovra.
Appena il catetere raggiunge la vescica si osserva quasi sempre la fuoriuscita di urina dall'altra estremità.
A questo punto è bene raccordare il tubo al sistema di raccolta, e impedire che si sfili riempiendo con acqua distillata o fisiologica il palloncino posto all'estremità che si trova in vescica. Ciò si ottiene iniettando il liquido con una siringa collegata al ramo più stretto dei due bracci a Y con cui termina il catetere (vedi la figura). Lo svuotamento vescicale, soprattutto se cospicuo, non deve essere troppo rapido, al fine di evitare una crisi ipotensiva; così dopo la fuoriuscita di circa 150-200 mL di urina è meglio arrestare momentaneamente il flusso con una pinza.
Se, una volta inserito il presidio, non si osserva l'uscita del liquido si può ipotizzare che l'estremità si sia ripiegata e non abbia raggiunto la vescica o che si sia aperta una falsa strada. Ciò accade soprattutto in presenza di un'ostruzione da ipertrofia prostatica; in tal caso - dopo aver provato con un catetere semirigido e aver cercato di eliminare al massimo la curvatura dell'uretra - se non si riesce nell'intento è meglio desistere e rivolgersi a personale addestrato.

Disinfezione del catetere e dei genitali esterni
con soluzioni acquose di composti dello iodio (Betadine chirurgico)
con composti del cloro (Euclorina 0,5 per cento, Amuchina 5 per cento)
con clorexidina e basi di ammonio quaternario (Savlodil)
Qualche consiglio pratico
Un sistema chiuso, che non prevede disconnessioni fra il catetere e il tubo di drenaggio, è di gran lunga preferibile.
Se sopravvengono ostruzioni, in genere dovute alla presenza di coaguli ematici o di fibrina, per rimuoverle basta praticare un lavaggio con soluzione fisiologica, utilizzando una siringa da 50 mL, attraverso il braccio più largo della Y, previa disinfezione.
La sacca di raccolta delle urine va tenuta più bassa della vescica e frequentemente svuotata per impedire la proliferazione batterica. Il rispetto di tali norme riduce le infezioni delle vie urinarie.
In caso di bisogno, il prelievo per urinocoltura va effettuato tramite una siringa sterile introdotta alla fine del catetere, previamente disinfettato, o con ago introdotto nel tubo. E' bene ricordare che il paziente cateterizzato presenta inevitabilmente batteriuria: in caso di urinocoltura positiva, se è asintomatico non deve essere trattato, se non alla rimozione del presidio. Ciò per evitare la selezione di ceppi resistenti.
L'ematuria può essere sintomo di infezione o di decubito vescicale; quest'ultimo può essere alleviato cercando di sfilare un poco il catetere. Altre volte segnala la presenza di neoformazioni vescicali o di processi flogistici e neoplastici delle alte vie urinarie, che richiedono ulteriori indagini.
Un catetere può essere mantenuto in sede per non più di 3 o 4 settimane. Al momento della sostituzione è opportuno somministrare una dose unica di antibiotico, soprattutto nei pazienti costretti a letto o defedati.

Bibliografia
1) Rubin RH et al. Infezioni urinarie, pielonefriti e nefropatia da reflusso. In: Brenner BM et al. Il rene. Verduci Editore, Roma, 1992.

2) Pagano F et al. Vademecum di urologia. Elsev Edizioni Mediche, Roma, 1996.


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© Occhio Clinico settembre 1997