| Una nuova legge riporta in primo piano il consenso al prelievo di parti del corpo da trapiantare. Ecco alcune informazioni sulle norme aggiornate |
Chi può donare? Cos'è la morte cerebrale? Come si fa a sapere che il cervello è morto? Perché il paziente in stato di morte cerebrale continua a respirare e il suo cuore a battere? Chi accerta la morte cerebrale in caso di trapianto? Cosa prevede la legge italiana in materia? Questa legge è subito attiva? Si potrà cambiare idea? |
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Nessuno ha voglia di pensare a se stesso come possibile donatore di organi. Eppure fermarsi a riflettere qualche minuto sulla questione è necessario per dare un impulso maggiore a una pratica medica che è in grado di salvare numerose vite umane, ma che ha un'applicazione limitata proprio a causa della scarsa disponibilità di organi.
Basti pensare che in Italia ci sono circa 10.000 persone in lista d'attesa per un trapianto, mentre ogni anno si trovano solo circa 600 donatori. Quelli potenziali, invece, sarebbero più di 3.000: i loro organi non possono salvare altre vite umane perché si verificano difficoltà organizzative nel prelevamento, ma soprattutto perché le famiglie negano il consenso all'espianto.
Chi può donare?
Non si possono prelevare organi da persone morte di malattia o spirate prima di giungere in ospedale, perché la mancanza di ossigeno e i danni inferti ai vari apparati dalla malattia stessa li rendono inadatti. L'unico possibile donatore è la persona in buona salute che, in seguito a un incidente o per altre cause, cade in stato di morte cerebrale.
Cos'è la morte cerebrale?
Il cervello è l'organo nobile dell'uomo. E' lui che governa la funzione di tutti gli altri apparati. Se il cervello viene danneggiato il modo irreparabile, gli altri organi, nel giro di qualche ora, smettono anch'essi di funzionare, per mancanza di una centrale regolatrice.
Non basta però che siano danneggiate solo alcune zone del cervello e che vi sia uno stato di coma anche profondo, da cui è possibile che il malato si riprenda. Si parla di morte cerebrale solo quando l'intero organo è distrutto e non vi è quindi alcuna possibilità di recupero.
Come si fa a sapere che il cervello è morto?
Il segno più importante è l'assenza di un respiro spontaneo, senza l'aiuto delle macchine, e di vari riflessi. Inoltre è possibile registrare l'attività del cervello con speciali attrezzature, senza possibilità di errore. La mancanza di segnali di un cervello morto non è confondibile con altri stati reversibili.
Perché il paziente in stato di morte cerebrale continua a respirare e il suo cuore a battere?
Quando un paziente viene ricoverato in rianimazione per un grave incidente o un coma molto profondo, è necessario attaccarlo a speciali macchine che lo fanno respirare pompando aria nei polmoni, e consentono al suo cuore di continuare a battere anche grazie all'aiuto di farmaci. Si fa questo nella speranza che si riprenda, e che possa tornare a stare bene. Se però la situazione precipita e si arriva alla morte cerebrale, non è più possibile sperare in un ritorno in vita.
Intanto, però, il corpo continua a respirare e il cuore a battere grazie alle macchine. Senza queste tutto si fermerebbe, il che peraltro accade nel giro di qualche ora anche se le si lascia funzionare, perché non è possibile mantenere artificialmente la respirazione e la circolazione in un morto per molto tempo. A questo punto è necessario pensare a una possibile donazione degli organi.
Le macchine vengono mantenute in funzione solo per evitare che reni, cuore e polmoni vengano danneggiati dalla mancanza di ossigeno e non possano più essere utili.
Chi accerta la morte cerebrale in caso di trapianto?
Dal momento in cui il medico si accorge che il paziente è morto, convoca una commissione composta da tre specialisti (un medico legale, un rianimatore e un neurofisiologo) che rileva lo stato di morte cerebrale.
A partire da questo momento, è necessario aspettare altre sei ore, durante le quali si conferma l'irreversibilità dello stato di morte, prima di procedere all'espianto.
Cosa prevede la legge italiana in materia?
Fin dal 1975 secondo la legge italiana chi non ha espresso in vita un parere contrario alla donazione dei propri organi deve essere considerato un potenziale donatore in caso di morte cerebrale.
Dato però che finora non esiste un archivio in cui si possono depositare le proprie volontà, i medici sono costretti a chiedere ai familiari quale fosse l'opinione del morto in materia. Di fatto questa richiesta di informazioni si è trasformata in una vera e propria richiesta di consenso, tanto che è invalso l'uso di non prelevare gli organi da defunti la cui famiglia si opponesse.
La nuova legge dell'aprile 1999, che entra ora in vigore, cerca di ovviare a questa situazione che limita la disponibilità di organi, ribadendo il concetto del silenzio assenso: chi non esprime parere contrario mentre è in vita, è da considerarsi favorevole. E' questa, tra l'altro, la normativa vigente in ben 13 paesi europei. Ma d'ora in poi la scelta verrà registrata in un archivio informatizzato, in modo che non vi siano più dubbi. Chi non si sarà espresso, pur avendo ricevuto la richiesta, verrà registrato tra i favorevoli.
Questa legge è subito attiva?
Dato che è necessario un certo periodo di tempo per organizzare un archivio informatico nazionale, il ministero della Sanità ha deciso di applicare nel frattempo una circolare transitoria, che è illustrata nel riquadro.
Partirà quindi una campagna informativa che consentirà ai cittadini di esprimere un parere consapevole. Quando l'archivio sarà disponibile, la nuova legge verrà applicata per intero. Il primo passo in questa direzione consiste nella distribuzione, insieme ai certificati elettorali per i referendum del maggio 2000, di tesserine prestampate sulle quali è possibile fare una crocetta per manifestare la propria opinione a favore o contro la donazione degli organi.
Non è obbligatorio compilarla, ma è una prima occasione per esprimersi, per riflettere sulla questione e per parlarne in famiglia, in modo che tutti sappiano quali sono le volontà di ognuno.
Si potrà cambiare idea?
Ovviamente sarà possibile modificare in ogni momento la propria scelta in materia di trapianti. Finché non c'è l'archivio informatizzato, basterà lasciare scritto su un foglio autografato quanto si è deciso. Quando l'archivio sarà funzionante basterà comunicare i cambiamenti alla propria ASL
| Un tragitto in due tappe |
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| Cosa accade nel periodo di transizione |
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| Cosa accadrà quando la legge sarà pienamente effettiva |
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