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IL CASO

Un udito presbite

Il signor Bruno R. ha 75 anni. Da circa 10 anni è iperacusico. Negli ultimi due anni la situazione è notevolmente peggiorata. Non sente il campanello di casa, a volte neanche il telefono, e se è in compagnia le voci che si sovrappongono acuiscono il suo difetto. Anche in auto comincia a essere insicuro, perché non sente più il clacson. Cosa fare? Dove indirizzarlo? Per ora non ho insistito, perché la mia esperienza con le protesi acustiche non è positiva. Quasi sempre i miei pazienti, dopo aver speso somme cospicue, si ritrovano con strumenti che, per gli effetti spiacevoli che determinano, non vengono utilizzati.


Secondo i dati ISTAT del 1993, tra i disturbi invalidanti che intervengono in età avanzata, più dell'8 per cento è a carico dell'apparato uditivo. Pur avendo la sordità dell'anziano una sempre maggiore rilevanza epidemiologica, solo una parte delle persone che ne soffrono usufruisce della terapia protesica. Ciò è dovuto in parte al costo elevato, e per alcuni proibitivo, degli apparecchi acustici e in parte al fatto che il paziente con presbiacusia spesso sottostima il proprio disturbo, che si instaura generalmente in modo graduale. La presbiacusia, espressione dell'invecchiamento dell'orecchio, consiste infatti nella degenerazione progressiva delle cellule ciliate acustiche, prima di quelle esterne e poi di quelle interne, situate nell'organo del Corti, all'interno della coclea. I primi segni del disturbo consistono nella difficoltà di comprendere le parole di una conversazione che si svolge in un ambiente rumoroso. La persona presbiacusica, infatti, avverte meglio i suoni a bassa frequenza, come appunto quelli del rumore di fondo, che mascherano le parole dell'interlocutore, mentre i suoni più acuti, come le voci femminili, il trillo del telefono, lo squillo del campanello di casa, creano le maggiori difficoltà come nel caso che qui è stato presentato. Nella presbiacusia viene inoltre compromessa l'analisi dei suoni acuti specifici delle consonanti, fondamentali per l'intelligibilità del messaggio parlato.
Con il diapason (a 512 cicli/secondo) si può effettuare una prima approssimativa diagnosi differenziale tra disturbi di trasmissione e disturbi neurosensoriali. Dopo averlo percosso, si pone lo strumento in qualunque punto lungo la linea mediana del cranio: se il segnale viene avvertito meglio dall'orecchio menomato, si può sospettare una sordità di trasmissione dovuta a un danno all'orecchio medio; se invece il tono è meglio udibile nell'orecchio sano si deve pensare a un danno neurosensoriale. Anche in questa patologia il medico di medicina generale può svolgere un ruolo importante, riconoscendo per primo il deficit uditivo, aiutando il paziente a prenderne coscienza e indirizzandolo verso ambulatori attrezzati adeguatamente sia per la diagnosi audiologica sia per l'applicazione protesica.
E' opportuno, infine, ricordare che la sordità nell'anziano può facilitare o accelerare la comparsa di sindromi da isolamento e deprivazione sensoriale, con mutazioni del carattere, disturbi del comportamento, deterioramento cognitivo e conseguente costo sociale.







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© Occhio Clinico giugno 1996