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Scambiare in rete le informazioni raccolte in studio

Gian Galeazzo Riario Sforza - redazione (Milano)

Internet può essere utilizzata come centro di informazione e smistamento dati per gli studi controllati; soprattutto quelli che coinvolgono i medici di famiglia

Da pochi anni il medico di medicina generale ha scoperto anche in Italia la vocazione alla ricerca. Ne è esempio lo studio PPP che ha visto coinvolti circa 300 medici di famiglia organizzati dallo CSeRMEG (Centro studi e ricerche in medicina generale), in collaborazione con l'Istituto Mario Negri di Milano e che ha dimostrato, dopo aver radunato circa cinquemila pazienti, l'efficacia di basse dosi giornaliere di acido acetilsalicilico nella prevenzione primaria delle coronaropatie ischemiche (vedi Occhio Clinico 2000; 1: 45).
Gli studi clinici a cui i medici di medicina generale possono più facilmente partecipare sono quelli di carattere statistico epidemiologico, spesso multicentrici, dove è necessaria una rete interna di informazioni che colleghi gli attori della ricerca. E quanto più lo studio è folto di soggetti, tanto più occorre che la rete sia efficiente. Come ci si può organizzare?

COME SI FA A RACCOGLIERE I RISULTATI
E' Internet il modo più rapido, sicuro ed economico per raccogliere e analizzare le informazioni che arrivano dagli studi multicentrici in cui collaborano gruppi di ricerca, o singoli medici, sparsi in luoghi distanti tra loro. Ne sono convinti Wesley Marshall e Robert Haley, epidemiologi del Southwestern Medical Center di Dallas, in Texas e autori di una approfondita analisi dell'argomento pubblicata sulle pagine di JAMA. «A patto di creare un server unico per immagazzinare i dati, dotarlo di dispositivi anti intrusione, usare comunicazioni in codice, tenere traccia di ogni accesso ai file e addestrare chi lo usa a seguire rigide norme di sicurezza» puntualizzano i ricercatori.
Tabella 1. Progettare una pagina per gestire i dati
  • mettere a punto il database scientifico elencandone le variabili;
  • scegliere o creare un software di gestione del database;
  • creare nel database generale tabelle di variabili separate per ogni ricercatore;
  • mettere a punto un'interfaccia grafica per le pagine web del sito;
  • collegare con un software apposito (middleware) il database centrale alle pagine web;
  • sviluppare nelle pagine del sito microprogrammi in linguaggio Java che verifichino il corretto inserimento dei dati;
  • attivare il server centrale installando il sistema operativo, il programma di gestione del database e il middleware;
  • ottenere un dominio e un indirizzo Internet per il sito;
  • sviluppare nei programmi di gestione e comunicazione le misure di sicurezza;
  • addestrare il personale che inserirà i dati.
L'esperienza sul campo dei due epidemiologi inizia nel 1997 con la messa a punto del protocollo di un grande studio clinico che coinvolge decine di ricercatori in 15 laboratori di tre diverse università in due città statunitensi. «Ogni partecipante generava, inseriva e controllava quotidianamente centinaia di dati secondo un protocollo in cieco, cioè senza sapere né cosa facevano i colleghi né a chi si riferivano le cifre» spiega Marshall. Ma invece di mettere a punto il solito costosissimo sistema di linee telefoniche dedicate, modem ad alta velocità, archivi cartacei e misure di sicurezza per proteggere le informazioni, lui e Haley propongono di creare e utilizzare un sito web per raccogliere e gestire i dati. «La reazione iniziale fu negativa: rischiare di rendere accessibili al pubblico di Internet cose riservate era una eventualità da tenere in conto e ciò contrastava con le rigide norme di privacy della ricerca clinica» ricorda Marshall. E questa non è l'unica difficoltà: dopo aver consultato Medline e Internet, librerie specializzate e sviluppatori di pagine web, gli epidemiologi texani scoprono l'assoluta carenza di letteratura che spieghino ai neofiti come gestire in rete una ricerca clinica.
Ciononostante Marshall e Haley realizzano il sito usandolo con successo per i tre anni dello studio e mettendone poi a punto altri due per altrettanti progetti di ricerca.
«Ciò può essere fatto in dieci mosse successive» scrivono i due su JAMA (vedi la tabella 1). Per prima cosa va messo a punto il database elencandone le variabili e scegliendo un software in grado di gestirle. «Un qualsiasi database tra quelli in commercio è in grado di gestire i dati di studi cui partecipano fino a trenta ricercatori. Se invece i partecipanti superano la trentina è necessario metterne a punto uno dedicato» dice Haley. Poi è necessario ricavare nel database tabelle separate per ogni ricercatore, in modo da facilitare sia l'impostazione di protocolli in cieco sia la revisione dei dati da parte di chi li produce. Il secondo punto consiste nello sviluppo di un'interfaccia grafica per un facile inserimento dei dati.
Tabella 2. Quanto costa creare e mantenere un sito scientifico
 costi di messa a punto (in lire)
   hardware
     server 5.000.000
     dispositivo firewall 2.500.000
     alimentazione autonoma 500.000
   software
     sistema operativo 2.000.000
     database 1.000.000
     middleware 3.000.000
     antivirus 1.200.000
     programma di editing html 300.000
     certificazioni client/server 1.200.000
   programmazione
     disegno delle pagine web 5.000.000
     disegno e costruzione del database 7.000.000
     sviluppo del middleware 11.000.000
     sicurezza 5.000.000
 costi di mantenimento annuale (in lire)
     backup giornalieri 2.500.000
     modifiche delle pagine web e del database 2.500.000
     rinnovo delle certificazioni client/server 500.000
«Occorre dotarsi di un software di editing html, cioè di programmi che "scrivono" in Internet, combinato a un programma di gestione intermedia (middleware), che serve a collegare gli ipertesti della pagina web sul video del ricercatore ai corrispondenti campi del database sul server centrale. Per verificare la corretta digitazione dei dati è poi necessario sviluppare nelle pagine del programma di navigazione (per esempio Netscape o Explorer) piccoli software in linguaggio Java che verifichino i numeri e ne permettano la correzione automatica prima di inviarli al server» suggerisce Haley. Le fasi successive servono a caricare il database nel server, ottenere un indirizzo Internet per il sito e allestire le misure di sicurezza necessarie a proteggere i dati raccolti e, infine, addestrare chi inserisce i dati. Ma quanto costa mettere a punto network informatici così complessi? «Circa 30.000 dollari, poco più di 60 milioni di lire, per creare il sito e 2.500 dollari l'anno, cinque milioni di lire, per la sua manutenzione» dice Marshall (vedi la tabella 2).
«La sicurezza è essenziale nel gestire informazioni scientifiche su Internet, quindi servono precauzioni specifiche per difendere il server e i computer da attacchi interni ed esterni (vedi la tabella 3 qui sotto)» sottolinea Haley, che aggiunge «se da un lato la rete garantisce facili e veloci scambi di informazioni tra server e i singoli computer, c'è comunque il rischio che i pirati informatici, i cosiddetti cracker, violino il sistema cancellando, alterando o rubando i dati». La sicurezza rientra fra le principali priorità anche per i ricercatori dell'Università di Salford, in Gran Bretagna, che in un articolo sulle pagine del British Medical Journal spiegano come hanno messo a punto un sistema computerizzato basato su comunicazioni in codice per scambiare informazioni tra medici di famiglia e servizi diabetologici ospedalieri.
«Il Salford diabetes information system, tale è il nome della rete nata nel 1992, è attualmente usato in 35 distretti sanitari britannici per gestire i dati di circa duecentomila pazienti diabetici» spiega John New, primario diabetologo e firmatario dello studio. «Per garantire la sicurezza e la privacy del sistema, inserito in Internet, è essenziale che chi vi accede sia veramente chi dice di essere» riprende New. Per questo i ricercatori britannici hanno adottato un sistema con doppia chiave d'accesso diversa per ogni utilizzatore, la cui validità è accertata da un ente certificatore. «Anche le informazioni che viaggiano su Internet sono criptate secondo un algoritmo matematico che mantiene i dati personali dei pazienti al riparo da occhi indiscreti» puntualizza New.

Tabella 3. Proteggere un sito web
proteggere i computer periferici (client)
  • usare sistemi operativi adeguati a prevenire infezioni virali (Windows NT/2000, non 95/98);
  • far certificare ogni computer da un ente apposito;
  • usare parole chiave d'accesso o dispositivi biometrici (scanner per impronte digitali, vocali o retiniche);
  • usare accessi temporizzati per prevenire inserimenti non autorizzati nel sistema.

proteggere il server da attacchi interni
  • tenere il server in una stanza chiusa a chiave;
  • usare linee d'alimentazione senza interruttori e con generatori autonomi;
  • ridurre al minimo le persone con accesso al server;
  • non connettere il server ad altre reti.

proteggere il server da attacchi esterni
  • installare protezioni (firewall) tra server e Internet;
  • installare programmi antivirus;
  • non nominare la directory principale per evitare che venga riconosciuta dai motori di ricerca;
  • usare un sistema di password per accedere ai dati;
  • dare l'indirizzo Internet del sito solo ai partecipanti allo studio;
  • disabilitare ogni forma di comunicazione Internet sul server come e mail, telnet, ftp;
  • bloccare le trasmissioni da parte di terminali non certificati e autorizzati;
  • registrare data, ora e provenienza di tutti gli accessi al server;
  • addestrare gli utilizzatori del sito a seguire le norme di sicurezza.

Bibliografia


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