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Il testo che segue è stato pubblicato nel numero di Occhio Clinico indicato in fondo alla schermata. Tutte le informazioni sono aggiornate a quella data.

RISPERIDONE

CONTROLLO DELLA SCHIZOFRENIA RESISTENTE CON POCHI EFFETTI EXTRAPIRAMIDALI
Daniele Coen - farmacologia clinica (Milano)

INDICAZIONI
AZIONE
EFFICACIA
EFFETTI INDESIDERATI
COSTI
COMMENTO
Bibliografia

QUESTIONI & APPROFONDIMENTI

Risperdal Janssen-Cilag Belivon Organon 20 compresse 1 mg / L. 37.300
20 compresse 2 mg / L. 74.600
20 compresse 3 mg / L. 111.900
20 compresse 4 mg / L. 149.300
Classe C del PTN

INDICAZIONI Trattamento delle psicosi schizofreniche acute e croniche.
AZIONE Il risperidone è il capostipite di una nuova classe di antipsicotici, derivati del benzisossazolo, che bloccano i recettori serotoninergici (S2) e, meno intensamente, i recettori dopaminergici (D2).
Mentre all'intensa affinità per i recettori S2 si attribuiscono l'effetto sui sintomi positivi della schizofrenia (agitazione, aggressività, delirio, allucinazioni) e gli effetti collaterali di tipo extrapiramidale, l'affinità (meno intensa) per i recettori D2 sarebbe responsabile dell'efficacia del farmaco sui sintomi negativi (catatonia, anaffettività, riduzione dell'espressività verbale, eccetera), del controllo dei sintomi di tipo extrapiramidale e di un miglioramento del tono dell'umore. Il risperidone ha infine attività noradrenergica e antistaminica, irrilevanti per l'effetto terapeutico, ma responsabili di effetti collaterali.
EFFICACIA Esistono dati sufficienti per affermare che, a dosaggi di 4-8 mg die, il risperidone ha un'efficacia sui sintomi positivi comparabile a quella di 20 mg die di aloperidolo e, per proprietà transitiva, poiché non esistono grosse differenze di efficacia tra i vari neurolettici, analoga a quella dei più usati farmaci antipsicotici. Più difficile è valutare l'efficacia del farmaco sui sintomi negativi, che sono più complessi da identificare e quantificare con precisione. Vi sono però indicazioni positive in questo senso. Alcuni studi mostrano, inoltre, una possibile efficacia nel trattamento dei pazienti resistenti ad altri farmaci antipsicotici, ma i dati disponibili per la clozapina sono in questo campo più convincenti. Infine, è possibile un'efficacia anche nei pazienti affetti da discinesia tardiva.
EFFETTI INDESIDERATI Uno dei punti di forza del risperidone è senza dubbio la sua ridotta capacità di indurre effetti extrapiramidali (tremore, rigidità, irrequietezza), caratteristica che condivide con la clozapina e con farmaci più vecchi quali la sulpiride e la tioridazina. Mancano, a tutt'oggi, adeguati dati di confronto tra queste molecole. Sopra i 10 mg die gli effetti extrapiramidali compaiono con frequenza simile a quella dell'aloperidolo. Tra gli effetti collaterali più comuni vi sono l'ipotensione posturale (che suggerisce particolare attenzione nella prescrizione agli anziani e ai cardiopatici), una certa sedazione, l'aumento ponderale e un'iperprolattinemia che può dare disturbi mestruali, ginecomastia e perdita della libido.
COSTI Il risperidone, a dosaggi equipotenti, costa molto di più (approssimativamente da 3 a 8 volte) degli antipsicotici più classici. Costa invece circa la metà della clozapina, quando per quest'ultima si calcoli anche il costo dei necessari controlli regolari dell'emocromo, in vista del rischio di agranulocitosi.
COMMENTO Fino a pochi anni or sono si riteneva che gli antipsicotici fossero sostanzialmente equivalenti in termini di efficacia, e la scelta di un farmaco si basava sulla risposta del paziente e sulla sua tendenza a sviluppare effetti collaterali sia extrapiramidali sia sedativi e ipotensivi.
La comparsa della clozapina, con la sua efficacia anche in pazienti che non respondono alle molecole classiche, ha introdotto una novità. Il risperidone, per quanto con una documentazione clinica minore, aggiunge un ulteriore tassello a un armamentario farmacoterapeutico differenziato. In linea di massima sembra ragionevole iniziare una terapia con farmaci classici, a basso costo. Se non si nota un miglioramento nel giro di 2-3 settimane, bisogna innanzitutto valutare se vi sia stata una compliance adeguata. Si può, in alcuni casi, controllare se la concentrazione ematica del farmaco è all'interno dei livelli terapeutici. A questo punto, se non si ottengono risultati, è ragionevole provare un secondo farmaco di classe diversa.
La maggior parte degli autori riterrebbero motivato, di fronte a un ulteriore insuccesso, il ricorso alla clozapina (quando l'importanza dei sintomi giustifichi il rischio di agranulocitosi, valutabile in circa 1 caso su 100 pazienti trattati per anno), controllando regolarmente l'emocromo. Il risperidone può trovare spazio come secondo farmaco nei pazienti con importanti sintomi negativi o intollerabili disturbi di tipo extrapiramidale. Potrebbe anche essere provato prima della più cara e più pericolosa clozapina in pazienti resistenti ai farmaci tradizionali. Sembra invece irrazionale usarlo in aggiunta ad altri neurolettici, poiché il suo particolare profilo di efficacia dipenderebbe proprio dall'equilibrio dei suoi effetti sui recettori S2 e D2.

Bibliografia:
Kane JM. Schizophrenia. New Engl J Med 1996; 334: 34.
Livingston MG. Risperidone. Lancet 1994; 343: 457.


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© Occhio Clinico maggio 1996