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In questi anni stanno entrando sul mercato nuovi farmaci antiepilettici, per ora destinati solo ai pazienti non adeguatamente controllati dalle terapie tradizionali. Tra questi, gabapentin sembra avere il vantaggio di una maggiore tollerabilità: non dà allergie cutanee né aumento di peso; sonnolenza, stordimento e atassia sono gli effetti collaterali più frequenti.
Aclonium SmithKline Beecham
Neurontin 100-300-400
Parke-Davis
50 capsule 100 mg L. 22.200
50 capsule 300 mg L. 66.600
30 capsule 400 mg L. 53.300
Classe A del PTN
INDICAZIONI
AZIONE
EFFICACIA
EFFETTI INDESIDERATI
CONCLUSIONI
Bibliografia
INDICAZIONI Epilessia parziale semplice, complessa, a generalizzazione secondaria, in pazienti refrattari o intolleranti agli antiepilettici tradizionali. In associazione ad altri antiepilettici, in pazienti non adeguatamente controllati da tali farmaci impiegati da soli o in associazione.
AZIONE Gabapentin è un analogo dell'acido gamma-aminobutirrico (GABA), neurotrasmettitore endogeno con attività di tipo inibitorio. Il farmaco non sembra però agire da agonista sui GABA recettori, e si lega probabilmente a un recettore cerebrale specifico. I massimi livelli plasmatici si raggiungono dopo circa 3 ore.
L'emivita breve, di circa 6 ore, obbliga a 3 somministrazioni al giorno. Non vi sono interazioni con gli altri antiepilettici né con gli estroprogestinici (carbamazepina, fenitoina e barbiturici inducono gli enzimi microsomiali epatici e possono ridurre l'efficacia dei contraccettivi orali).
EFFICACIA Gabapentin è stato studiato quasi unicamente in associazione con altri antiepilettici, nelle indicazioni precedentemente elencate. Gli studi più importanti hanno valutato in tutto un migliaio di pazienti, documentando una riduzione di circa il 30 per cento nella frequenza delle crisi (contro il 5-15 per cento del placebo) quando gabapentin veniva associato alla terapia con acido valproico, carbamazepina o fenitoina (1). Il suo effetto si è dimostrato dose-dipendente nel range da 300 a 1.800 mg die. Nonostante manchino studi diretti di confronto con gli altri antiepilettici di più recente introduzione (vigabatrin, lamotrigina, tiagabina, topiramato e zonisamide), un confronto indiretto suggerisce analoghi livelli di efficacia, tenendo però presente che i dati disponibili potrebbero nascondere differenze anche rilevanti tra i vari farmaci e che è necessario proseguire e allargare la sperimentazione (2).
Non è attualmente possibile attribuire a gabapentin un ruolo nella monoterapia in pazienti con crisi parziali o a generalizzazione secondaria, né nella terapia di associazione in pazienti con convulsioni generalizzate primitive.
EFFETTI INDESIDERATI Gabapentin sembra in genere ben tollerato. Sonnolenza, stordimento o atassia possono manifestarsi ciascuno nel 10-20 per cento dei pazienti trattati; nistagmo, tremore o diplopia sono meno frequenti. Il farmaco non dà allergie cutanee (possibili con lamotrigina), né aumento di peso (presente quasi nel 40 per cento dei casi con vigabatrin).
CONCLUSIONI L'80 per cento dei pazienti con epilessia è ben controllato da una monoterapia con acido valproico o carbamazepina (farmaci di prima scelta). La loro combinazione o l'uso di farmaci di seconda scelta, come fenobarbital, fenitoina o primidone, aumentano ulteriormente la percentuale dei successi. Tuttavia, passando ai numeri assoluti, in Italia vi sono alcune migliaia di pazienti affetti da forme di epilessia refrattarie alle terapie convenzionali. Di fronte a questi casi è necessario innanzitutto accertarsi che la refrattarietà sia reale. Può infatti accadere occasionalmente che la dose di un anticonvulsivante venga ridotta in seguito al riscontro di livelli plasmatici «tossici», anche se il paziente dimostra di tollerare bene il farmaco e manifesta un buon controllo delle crisi; in altri casi i dosaggi più elevati non vengono raggiunti per paura di uscire dal range terapeutico. Ma è il paziente, non il laboratorio, che deve dire se il suo trattamento è efficace o è tossico (3). E' inoltre necessario ritornare sulla diagnosi, indagando una possibile malattia cerebrale non diagnosticata (per esempio un glioma a crescita lenta) o un'eventuale dedizione all'alcol tenuta nascosta.
Infine sarà bene interrogarsi sulla compliance del paziente, e in tal caso un accertamento dei livelli plasmatici potrebbe rivelarsi fondamentale. A questo punto, nei casi in cui le crisi restano frequenti e disturbanti, è indicato il tentativo con uno dei farmaci antiepilettici più nuovi, meno conosciuti e più cari. Tra questi, gabapentin sembra avere una maggiore tollerabilità, ma la precisa messa in luce del suo profilo di beneficio/rischio sarà possibile solo dopo un programma di valutazione prolungato nel tempo.
Bibliografia:
1) Gabapentine - A new antiepileptic drug. DTB 1994;32: 29.
2) Marson AG et al. New antiepileptic drugs: a systematic review of their efficacy and tolerability. BMJ 1996; 313:1169.
3) Chadwick D. Measuring antiepileptic therapies: the patient vs the physician viewpoint. Neurology 1994; 44 (suppl. 8): S24.
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