L'ERRORE: IL CASO

La Lombardia vara il setaccio

L'incidenza del carcinoma prostatico è in costante aumento nei Paesi della Comunità europea e tale fatto può essere correlato a diversi fattori tra cui l'aumento dell'età media della popolazione maschile e il miglioramento delle tecniche diagnostiche. L'eziologia di questo tumore è multifattoriale, implicando fattori genetici, ambientali, l'età e lo stato ormonale dei soggetti a rischio. Il 32 per cento degli uomini americani con una neoplasia è affetto da tumore prostatico, che risulta essere responsabile del 14 per cento delle morti causate da neoplasie. Il 60 per cento degli uomini con diagnosi di carcinoma prostatico hanno un tumore localizzato e pertanto possono essere trattati con la prostatectomia radicale.
La scoperta e la diffusione dell'antigene prostatico specifico (PSA) come marker ha portato a una netta variazione dello stadio della malattia al momento della diagnosi, nel senso che oggi molti tumori vengono diagnosticati grazie al PSA a uno stadio clinico meno avanzato e quindi curabile con maggiori percentuali di successo. Infatti l'utilizzo della sola esplorazione rettale nello screening permette di evidenziare un tumore localizzato al solo organo in un terzo dei casi. Lo screening con PSA permette di scoprire un maggior numero di tumori rispetto alla sola esplorazione rettale, mentre la combinazione delle due modalità porta a una più elevata predittività. Infatti studi clinici recenti hanno dimostrato come l'utilizzo combinato dell'esplorazione rettale e del dosaggio del PSA porta a scoprire nel 98 per cento dei casi un carcinoma localizzato.
L'Associazione americana di urologia e l'Associazione americana contro il cancro consigliano di sottoporre tutti i soggetti di sesso maschile al di sopra dei 50 anni, almeno 1 volta all'anno, al dosaggio dei livelli ematici del PSA. A questo proposito è in corso una discussione a livello scientifico sull'opportunità di effettuare uno screening così diffuso, per i costi da sostenere e per il reale impatto dello stesso sull'aumento delle aspettative di vita.
Sicuramente il rischio per il carcinoma prostatico aumenta dopo i 50 anni di vita anche se solo una minima percentuale si presenta tra i 50 e i 60 anni. Pertanto, in attesa degli esiti degli studi clinici in corso, si ritiene che il dosaggio del PSA sia un valido strumento per lo specialista nell'ambito della valutazione generale del paziente, utilizzando anche la diagnostica ecografica che in questi ultimi anni ha permesso di migliorare la capacità diagnostica. Un programma di screening mirato, selezionando i pazienti maschi con un'età uguale o maggiore a 60 anni, che contempli la valutazione specialistica urologica e la determinazione della PSA nei casi sospetti può ridurre del 50 per cento la mortalità per tale tipo di tumore, obiettivo da perseguire alla fine del triennio.
I dipartimenti oncologici hanno il ruolo di coordinare e attuare tale screening, con la collaborazione dell'ASL nell'ambito territoriale di ubicazione degli stessi.

Giunta regionale lombarda,
deliberazione del 20 novembre 1998


Il commento Massimo Tombesi / medicina generale (Macerata)


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© Occhio Clinico gennaio 1999