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Formazione continua: un piatto ricco

Giuseppe Parisi, Fabrizio Valcanover - medicina generale (Trento)

Con la riforma ter del giugno 1999 l'aggiornamento è un requisito indispensabile per svolgere attività professionale per conto del Servizio sanitario nazionale. Nell'ambito della medicina generale restano tuttavia da individuare le figure responsabili della formazione e i criteri di valutazione dei crediti

In questi ultimi mesi si sta svolgendo un acceso dibattito sulla formazione continua in campo medico. Sono scese in campo le società scientifiche, le istituzioni, ma anche alcune organizzazioni, come i sindacati medici, che a un osservatore ingenuo parrebbero ben lontane dall'essere coinvolte in tali questioni.
Sono in discussione non solo le modalità formative, i metodi educativi, le tecniche, gli strumenti e i contenuti della formazione, ma i suoi stessi obiettivi, gli ideatori e i committenti. Dall'asprezza dei toni con cui si sta svolgendo la discussione si deduce che la posta in gioco è importante: si parla infatti non solo della possibilità di pianificare, realizzare, valutare la formazione, ma anche di giudicare le prestazioni dei medici. E' forse in gioco il controllo di un nuovo mercato ricco e promettente? In questo clima è difficile una riflessione pacata sul tema, avendo presente l'interesse ultimo di chi in fondo dovrebbe trarre vantaggio da tutto questo: il paziente.
Pur essendo realistico e importante inserire elementi di valutazione e quindi criteri meritocratici all'interno della medicina generale ed essendo agenzie, istituzioni e società scientifiche gli attori deputati a queste elaborazioni, non bisogna dimenticare che la riflessione culturale sulla medicina generale e sulla formazione è fondamentale e urgente, pena ridurre tutto a una lotta di potere influenzata da forti interessi economici.
La formazione continua non è un oggetto nuovo e sconosciuto: in questi ultimi vent'anni, da quando chi scrive esercita la professione di medico di medicina generale, si è stati testimoni del fatto che i medici, volenti o nolenti, con la pancia più o meno piena grazie a sontuose cene offerte dalle case farmaceutiche, si sono sempre aggiornati. Che fossero informazioni sull'ultimo tipo di tecnica endoscopica di nessun interesse per la pratica clinica, oppure che fosse un processo di apprendimento fondato sulle questioni all'ordine del giorno in ambulatorio, le attività di aggiornamento, confuse o ordinate, a livello regionale o locale, si sono sempre svolte, a fronte di una offerta molto vasta di formazione e di informazione.
Due decenni di esperienza hanno insegnato diverse cose.

Queste riflessioni non vogliono rappresentare un invito al mantenimento della situazione che esiste in questo momento, magari con il rischio di vedere ridotta la formazione a vetrine di specialisti, come in fondo viene sostenuto dal ministro della sanità Umberto Veronesi con una proposta che, sia consentito dirlo, appare di sottile spessore culturale.
E' certo che una corsa a punteggi, accreditamenti e finanziamenti potrebbe dare un duro colpo alla stagione dei «mille fiori delle esperienze sommerse» che sta attraversando la medicina generale italiana con il pericolo di un suicidio collettivo, evento non improbabile laddove il mercato e il potere prendessero il sopravvento sulla cultura.


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