| Il nuovo manuale per la medicina generale scritto con il contributo di diversi autori storici di Occhio Clinico, è un progetto ambizioso; non è un ennesimo trattato accademico e neanche un tentativo di ritagliare sulla realtà italiana precetti formulati sul modello anglosassone |
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Due anni di lavoro e limpegno di ventinove autori hanno permesso la nascita
del manuale Medicina generale (Milano: UTET,
2002) scritto dai medici di famiglia italiani per i colleghi.
Un libro come questo non può spuntare dal nulla, ma è prodotto
da un gruppo di persone che per lungo tempo hanno lavorato e si sono formate
insieme. Il terreno di crescita è quello di Occhio Clinico.
Quando, alla metà degli anni novanta, UTET propose di dare vita a un
nuovo periodico, la medicina generale italiana non aveva quasi voce in campo
editoriale. Le poche esperienze specifiche avevano cessato le pubblicazioni
o erano in gravi difficoltà. La decisione coraggiosa fu allora quella
di progettare un giornale scritto esclusivamente da medici di famiglia per i
propri colleghi.
In pochi anni, Occhio Clinico ha contribuito a mettere in moto processi
di riflessione e sistemazione più ampi e articolati, per i quali le pagine
del mensile sono diventate uno spazio insufficiente. Si è dapprima progettata
una collana di volumetti agili e specifici, che nel suo complesso ha affrontato
il compito di definire i confini ed esplorare il territorio di un modo di fare
il medico che non si apprende nellUniversità italiana. La disponibilità
di un sito Internet e di altri strumenti interattivi ha posto poi le basi per
un coinvolgimento sempre più diretto dellintera platea dei destinatari,
oltre a moltiplicare la quantità di informazioni disponibili.
La redazione di Occhio Clinico, in stretta collaborazione con il Centro
studi e ricerche in medicina generale (CSeRMEG), si è trovata quindi
spontaneamente nel ruolo di levatrice di una generazione completamente nuova
di autori, motivati e preparati, orgogliosi nel rivendicare loriginalità
di approccio e di contenuti della propria disciplina. Ciò che ne è
scaturito non è più solo una rivista, pur con le sue diverse gemmazioni,
ma un sistema, un progetto culturale diffuso, che coinvolge ormai centinaia
di medici, singoli o più spesso organizzati in gruppi, sparsi su tutto
il territorio nazionale.
La massa critica così raggiunta si è espressa ora nel progetto
e nella realizzazione del manuale Medicina Generale (vedi
anche un breve estratto nella rubrica «Anticipazioni»), che
sviluppa e ordina a un livello superiore di complessità i diversi percorsi
sin qui seguiti e, nello stesso tempo, arricchisce la collana «La Medicina»
curata dalla UTET, completandola con una prospettiva che non può più
essere trascurata.
Lintento di chi vi ha lavorato non è quello di riprodurre, magari
su scala ridotta, quanto già si poteva trovare nei trattati accademici
o nei testi anglosassoni, ma di affrontare i nodi critici su cui il medico di
medicina generale si trova a decidere quotidianamente, spesso avvertendo con
inquietudine di non avere tutti gli strumenti per farlo.
Il compito dei curatori e della redazione è stato di assicurare la conformità
dei testi a questo livello di ambizione, evitando che scadessero nelle forme
più consuete di esposizione libresca. Si tratta perciò di un libro
scritto con intento più formativo che informativo: non ha lo scopo di
insegnare, ricordare o riassumere nozioni trattate in modo più esauriente
nei testi di clinica, ma di partire proprio dal punto in cui essi si fermano
lasciando alla professionalità del medico il compito di agire.
Lambizione è fornire quello che nei classici libri di medicina
manca, cioè una griglia entro la quale ordinare priorità, conoscenze,
incertezze, esperienze e metodi propri della medicina generale.
La genesi meritava di essere resa esplicita, non per rivendicare primati, ma
perché da essa discendono naturalmente alcune delle caratteristiche più
salienti dellopera.
Il riferimento costante e sistematico allesperienza sul campo degli autori,
in particolare, ha la funzione di garantire che i metodi suggeriti siano applicabili
nella pratica quotidiana italiana. Lattendibilità delle affermazioni
invece che sarebbe sbagliato fondare su un presupposto di autorità
è assicurata esclusivamente dalla solidità delle prove
scientifiche.
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