COME CURARE il caso




Genitori apprensivi


Si presenta un pomeriggio in studio la signora Mirella G., di 33 anni, che da due giorni ha la febbre a 39, tosse e astenia. E' piuttosto provata e continua a tossire. Non ha rinite e il faringe è normale. All'ascoltazione del torace avverto dei rantoli crepitanti alla base sinistra con un aumento dell'ottusità plessica. Le spiego che credo si tratti di una broncopolmonite e le prescrivo amoxicillina 3 grammi al dì per bocca e riposo. La invito a richiamarmi dopo tre giorni se la febbre non scende o per qualsiasi motivo lo ritenga opportuno. Puntualmente, il lunedì mi informa che la situazione non è migliorata. La rivedo a domicilio: è molto stanca, sudata, la tosse, produttiva, non l'abbandona un attimo; mi sembra sempre più giù. E' tachicardica, la pressione è 105 su 70. Non riesce ad alimentarsi, ma beve in abbondanza. La febbre è sempre elevata. I suoi genitori sono molto preoccupati e mi chiedono se non è meglio ricoverarla. Rispondo loro che possiamo stare a vedere ancora due o tre giorni, ma decido di sospendere l'amoxicillina e darle eritromicina ogni sei ore. Dopo 48 ore si sfebbra. La rivedo dopo 10 giorni in studio: è un po' debole, ma al torace è tutto normale. Non ho ritenuto opportuno un controllo radiologico per la buona evoluzione della malattia.


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Marina Bosisio - medicina generale (Monza, MI)


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© Occhio Clinico dicembre 1998