Come Curare




Soffocata da una compressa


Ricordo molto bene le circostanze. E' un pomeriggio del tardo autunno, verso le sei, quando ricevo la telefonata della madre di Stefania T.: mi dice che sua figlia, una giovane di 23 anni asmatica fin dalla seconda infanzia, è tornata a casa prima dal lavoro, accompagnata da una collega, per la comparsa di una crisi. Stefania ha inalato più volte dal suo spray di broncodilatatore e poi si è messa a letto. Mi prega di andare a vederla il prima possibile. Assicuro di arrivare (per fortuna abita poco lontano) appena posso chiudere l'ambulatorio. Del resto, la madre non mi sembra particolarmente allarmata. Un'ora dopo, invece, mentre raccolgo le mie cose per uscire, la seconda telefonata: è il padre, questa volta. Stefania si è improvvisamente aggravata: la madre ha chiamato un'ambulanza e l'ha portata di corsa all'ospedale, dove hanno constatato una crisi d'asma abbastanza grave da giustificare il ricovero.
La raggiungo verso le 21 nel reparto di medicina d'urgenza dell'ospedale. E' ancora in accettazione:in posizione semiseduta, l'ago della fleboclisi inserito nel braccio. Mi colpisce il suo pallore e la sua espressione tesa. il collega ospedaliero di guardia, che conosco bene, mi dice che per fortuna sta già reagendo favorevolmente all'aerosol di sablbutamolo, prontamente somministratole, e alle prime dos di teofillina e di idrocortisone per via endovenosa. Pensa che se la possa cavare relativamente in fretta.
Sulle circostanze che hanno scatenato la crisi, mi dice che quel giorno, un giorno di nebbia, i tassi di inquinamento sono stati probabilmente più alti del solito. Aggiunge anche un dato di cui a tutta prima non avevo rilevato l'importanza: la paziente, mestruata, ha preso un'aspirina subito dopo il pranzo alla mensa della ditta. Apprendo inoltre che non è la prima volta che la paziente finisce al Pronto soccorso di quell'ospedale. Due anni prima (ho in cura Stefania soltanto da un anno circa), aveva avuto nel corso dell'inverno ben due successivi ricoveri ospedalieri.
In effetti la degenza di Stefania è breve. Viene dimessa dopo solo quattro giorni, con diagnosi di asma aspecifico o intrinseco, una prescrizione di cortisonici per bocca e per inalazione, e con la raccomandazione di riferirsi a un centro specialistico per la terapia di mantenimento. A distanza, Stefania T. sta bene, anche se si lamenta di essere costretta, alla sua età, a curarsi come una vecchia.

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© Occhio Clinico Dicembre - Gennaio 1996