
COME CURARE
Il risveglio di uno smemorato
Vittorio G, un uomo di 66 anni, mi riferisce che da circa un anno gli vengono fatti notare disturbi della memoria a breve termine, talvolta eclatanti: non ricorda di aver mangiato subito dopo il pranzo, pensa che sia ora di coricarsi alle otto del mattino, appena dopo essersi alzato e lavato. La moglie racconta che i disturbi sono iniziati subdolamente, ma negli ultimi mesi si sono accentuati e talvolta sono associati a uno stato confusionale, per cui è necessaria una continua sorveglianza per evitare che si metta nei guai.
A parte una certa obesità (è alto 1 metro e 66 e pesa 98 chili), la valutazione internistica e neurologica non mostra alcun segno preoccupante.
Prescrivo qualche analisi e una TC del cranio con l'ipotesi di un decadimento mentale tipo demenza presenile.
La TC mostra una lieve atrofia corticale e ciò mi conforta nell'ipotesi diagnostica. Prescrivo quindi neurotrofici e dico alla moglie di farmi sapere.
E' passato più di un mese quando vengo chiamato d'urgenza: pare che il paziente non si svegli. Lo trovo infatti addormentato in poltrona. Cerco di risvegliarlo ma ottengo solo qualche sussulto. Poi noto che il respiro è caratterizzato da un russare rumorosissimo, intervallato da lunghe pause. Aprendo la finestra e facendo rumore riesco a svegliarlo. Appare in stato confusionale, non è orientato nel tempo e nello spazio e non mi riconosce.
Sospetto che abbia una sindrome da sleep apnea e lo invio al più vicino centro per lo studio dei disturbi del sonno. Lì è stata confermata la diagnosi; il paziente è stato tracheotomizzato e c'è stato un rapido miglioramento dei disturbi gnosici e della memoria.
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Occhio Clinico ottobre 1996