Come Curare




Asma: quattro gradi di terapia ragionata


Severino Dal Bo - pneumologia

Prima di parlare di terapia dell'asma intrinseco, cioè della forma in cui sia stato escluso un diretto rapporto con sensibilizzazioni allergiche esogene, è bene fissare alcuni principi generali.
INDIVIDUARE LA MALATTIA
E' vero che la diagnosi dell'asma è relativamente facile, soprattutto quando si tratta di un episodio acuto o di una serie di episodi acuti, ma, in presenza di una forma di lunga durata, con una situazione di sofferenza respiratoria continua e con un reperto acustico sempre presente di ronchi e sibili, è comune che il medico, anziché di asma cronico o di asma evoluto, parli di bronchite asmatica. Non si tratta solo di un'innocente questione terminologica: nella pratica clinica questa etichetta sposta il baricentro della terapia verso l'uso degli antibiotici (poco utili nella terapia dell'asma) o dei mucolitici (ancora meno utili), distogliendo il terapeuta dall'uso degli antinfiammatori, tanto più indicati quanto più evoluta è la forma asmatica. La definizione, patogeneticamente errata, di bronchite asmatica è dunque non solo fuorviante, ma è anche premessa di una terapia inefficace, che diventa dannosa quando toglie spazio a quella corretta. Questa è solo antinfiammatoria (1).
UNA PATOLOGIA CRONICA
Non sarà vero l'assioma "una volta asmatico, sempre asmatico" ma è senz'altro vero che chi ha avuto un attacco asmatico può averne altri; chi poi ne ha avuti molti è certamente portatore di un'anomalia bronchiale congenita o acquisita che lo predispone alla ricorrenza degli episodi. Per restituire il paziente alle sue normali occupazioni e a una buona qualità di vita, lo si deve informare dell'evoluzione cronica della sua malattia, facendogli presente la necessità di una terapia a lungo termine. Non è vero che il paziente si scoraggia nell'apprendere la sua condizione. E' vero per contro che nel paziente sul quale si fanno tentativi terapeutici non basati su una seria strategia, la flogosi bronchiale cronica tende a evolversi, l'ostruzione si aggrava e l'efficienza fisica lentamente decade, insieme con la sua fiducia nelle possibilità di curare i suoi disturbi.
LA BASE E' INFIAMMATORIA
Oggi si sa che l'asma è un fenomeno ostruttivo dei bronchi basato sull'esistenza di uno stato infiammatorio della mucosa bronchiale. L'attacco ostruttivo o crisi d'asma rappresenta la materializzazione clinica della situazione infiammatoria, che può restare silente nei periodi intercritici. La condizione infiammatoria predisponente presenta diversi stadi di gravità, in rapporto al grado di persistenza e di evoluzione della forma. Dal quelle lievi, con sporadici attacchi, si passa per gradi a forme altamente evolute, nelle quali vi è un esteso danno infiammatorio, con mucosa bronchiale infiltrata da cellule e vie bronchiali diffusamente e tenacemente ostruite da zaffi di secrezioni dense; questa situazione corrisponde allo stato di male asmatico, sempre accompagnato da un grave handicap ventilatorio, che può arrivare a rappresentare un vero pericolo di morte prematura per insufficienza respiratoria.
L'INFLUENZA DELL'AMBIENTE
Le case umide e gli ambienti polverosi sono l'habitat ideale degli acari dermatofagoidi, causa importante di patologia asmatica e delle sue riacutizzazioni dalla nascita fino all'età adulta. Infine, il fumo di tabacco è all'origine di un'estesa gamma di forme delle alte e basse vie respiratorie dell'età pediatrica. Nelle case dove si fuma, il bambino è più spesso colpito da otiti medie, rinosinusiti, forme virali ricorrenti, asma bronchiale: in poche parole la sua salute respiratoria è nettamente scadente. E' tipica la crisi asmatica del bambino che viaggia in un'automobile dove i genitori fumano. Il fumo, attivo e passivo, è anche un comune fattore di aggravamento e di cronicizzazione di asma nell'adulto. E' bene ricordare che, per quanto possa apparire assurdo, più del 20 per cento degli asmatici continua a fumare anche se ciò li disturba.
LA GRAVITA' DELLA FORMA INTRINSECA
Parlare di terapia dell'asma intrinseco equivale a parlare della terapia dell'asma, salvo per il fatto, molto importante, della maggiore gravità media delle forme asmatiche intrinseche e dunque della loro talvolta insufficiente risposta ai farmaci antinfiammatori minori, come, per esempio, i cromoni. L'asma intrinseco è perciò il campo d'azione classico degli steroidi, sia per via inalatoria (costituiscono la base della terapia di mantenimento e di lungo termine), sia per via sistemica (orale o parenterale): il presidio fondamentale nella terapia degli stati di esacerbazione della malattia. Non è pertanto inopportuno fare un accenno all'importante fattore di mortalità costituito dall'atteggiamento di diffidenza o di prudente riserva che qualche medico ha nei confronti dei cortisonici, considerati farmaci eroici, da riservarsi ai casi disperati e da somministrarsi con parsimonia e all'ultimo momento. Nel campo dell'asma, come del resto anche in altri, ben pochi ammalati sono stati perduti a causa della terapia steroidea, ma moltissimi sono morti e muoiono a causa di una terapia steroidea tardiva oppure troppo timida e insufficiente: quasi sempre la morte per asma si accompagna a un non uso o a un uso insufficiente del cortisone (2). La cortisonofobia del medico può quindi costituire un grave rischio per il paziente asmatico intrinseco portatore di forme mediamente più gravi.
LE FONDAMENTA DELLA TERAPIA
due capisaldi del trattamento antiasmatico sono:
i farmaci sintomatici (reliever), in grado di combattere prontamente l'ostruzione, fornendo la base del pronto soccorso del paziente in crisi;
i farmaci di fondo (controller), il cui scopo è abbattere lo stato infiammatorio di base, mantenendo la mucosa il più vicino possibile allo stato di normalità (3, 4, 5).
FARMACI SINTOMATICI
Beta2-attivanti Il capostipite dei farmaci beta2-attivanti, aventi cioè un'azione selettiva sui recettori beta2 dell'albero bronchiale, è il salbutamolo, entrato in terapia nel 1969. Può essere somministrato per via inalatoria (un puff contiene 0,1 mg di sostanza attiva) e sistemica (una goccia contiene 0,25 mg di sostanza attiva). Come si vede, per quest'ultima via sono necessarie dosi più alte, da cui derivano maggiori possibilità di indurre effetti secondari come tremori, palpitazioni, tachicardia.
In seguito sono entrate in commercio altre molecole di questo tipo (terbutalina, fenoterolo, clembuterolo, procaterolo), aventi in comune un'attività pronta e una durata di effetto relativamente breve: 4-5 ore. Recentemente sono stati presentati beta2-attivanti (salmeterolo, formoterolo fumarato) a lunga durata d'azione (12 ore). Per i beta2-attivanti, sia a breve sia a lunga durata d'azione, non è ancora chiarito il dubbio se il loro uso regolare e continuativo non sia alla lunga foriero di un lento peggioramento della forma asmatica. Ricerche e dibattiti sono in corso. In attesa di una risposta definitiva, vale la regola prudenziale di usare questi farmaci secondo necessità, e dunque limitatamente alla situazione di crisi, e non in forma routinaria.
Anticolinergici Sono costituiti in pratica solo dall'ipratropio bromuro, entrato in terapia nel 1975 e anch'esso dotato di una pronta azione broncodilatante sia da solo sia associato al salbutamolo o ad altri beta2- attivanti.
Teofillina Particolarmente efficace nelle crisi gravi che non rispondono abbastanza ai beta2-attivanti, è però poco maneggevole, dato il suo ristretto range terapeutico, che va da 10 a 20 mg/l di siero: livelli più bassi sono inefficaci, livelli più elevati sono tossici. Per prudenza, non va superata la dose iniziale di 350 mg e quella di 250 mg per le dosi successive (adulti), da somministrarsi a distanza di 6-8 ore. Oggi sono comuni le preparazioni di teofillina a lento rilascio.
Corticosteroidi In qualità di sintomatici, gli steroidi rappresentano i salvavita dell'attacco acuto. Sono da usarsi a dosi generose: almeno 40 mg al giorno di prednisone, o equivalenti, per bocca, per i giorni necessari all'ottenimento di una stabile regressione dello stato di acuzie. Se il paziente non può deglutire, si può usare la via venosa, con 250 mg di idrocortisone succinato, ripetibile anche 3-4 volte nelle 24 ore. Tra le due vie non vi è differenza di efficacia né di prontezza d'azione.
FARMACI DI FONDO
Sono tutti farmaci antinfiammatori di largo consumo, e sono costituiti, in ordine crescente di intensità della valenza antinfiammatoria, dalle seguenti molecole.
Chetotifene, utile soprattutto nelle forme infantili e giovanili.
Cromoni (disodio-cromoglicato e nedocromile sodico), indicati soprattutto nelle forme a base allergico-atopica dell'infanzia e dell'adolescenza.
Steroidi inalabili, attivi in tutte le forme d'asma, ma specialmente indicati, per il loro elevato potere antinfiammatorio, nelle forme d'asma intrinseco e nelle forme gravi ed evolute. Con l'avvento di questi farmaci, nel 1972, la terapia antiasmatica ha subito una svolta, in quanto l'azione antinfiammatoria dello steroide ha potuto essere mirata alla mucosa malata, evitando, se non tutti, la maggior parte degli effetti sistemici. L'uso di base dello steroide inalabile consente anche nei casi d'asma grave un risparmio di steroide sistemico. Gli steroidi per via inalatoria sono rappresentati dal beclometasone dipropionato o valerato, dal triamcinolone acetonide, dalla flunisolide, e dalla budesonide.
Steroidi per via sistemica (prednisone, prednisolone o metilprednisolone), indispensabili nei casi d'asma grave in cui, malgrado tutto, non si ottiene una qualità di vita accettabile.
I corticosteroidi appartengono dunque sia alla categoria dei reliever sia a quella dei controller. Infatti, per via orale o parenterale costituiscono il rimedio fondamentale delle emergenze asmatiche (crisi acute). D'altra parte, nella loro versione inalatoria, sono la base del trattamento di fondo della malattia asmatica; esiste inoltre una popolazione di forme asmatiche gravi delle quali non è raggiungibile un sufficiente controllo se non attraverso l'uso continuativo di una certa dose di steroidi per via sistemica, da stabilirsi caso per caso.

Bibliografia:
1) McFadden ER. Asthma. Lancet 1995; 345: 1215.
2) Neville E et al. Acute severe asthma. Resp Med 1991; 85: 463.
3) National Institutes of Health. Global strategy for asthma management. NHLBI/WHO Workshop 1995; 95: 3659.
4) Clark T et al. Terapia della patologia asmatica. Momento medico, Salerno, 1994.
5) Giustini SE et al. Proposte di linee guida per il medico generale. SIMG 1995; 6: 13.


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© Occhio Clinico Febbraio 1996