| Linsorgenza di concrezioni nelle vie urinarie non è prevenibile, ma si può porre cura nello scongiurare le recidive sia con accorgimenti dietetici sia con lapporto di sostanze chimiche che interferiscano con i meccanismi di crescita delle formazioni responsabili delle coliche | Primum movens Cercarlo... ... ed espellerlo Un freno alla riformazione Bibliografia |
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| Ho una nuova paziente, Enrica F, di 32 anni, che si è appena trasferita da unaltra regione. Circa 8 anni fa ha avuto una colica renale che ha portato alla scoperta di una nefrolitiasi bilaterale. I primi tentativi di trattamento con la litotripsia extracorporea si sono rivelati inadeguati: frammenti residui, trattamenti ripetuti, coliche, infezioni. Nel 1996 è stata sottoposta a nefrolitotomia percutanea a destra, ma anche in questo caso sono residuati piccoli frammenti pielici che, esaminati, si sono dimostrati di calcio ossalato. Oggi è asintomatica, non sono comparsi nuovi calcoli e non appaiono segni di ostruzione o infezione, ma una moderata ipertensione ha rivelato una franca riduzione del parenchima funzionante del rene destro. La paziente ha un buon livello di cultura e si informa sulle cause e sui rischi di recidiva. Dare risposte è arduo: consigliare di bere è scontato (Enrica mi mostra la bottiglia di acqua minerale nella borsa) ma andare oltre mi crea qualche difficoltà. Mi consola che molti specialisti consultati dalla mia paziente abbiano fornito indicazioni contrastanti, soprattutto sulla dieta. Prendo tempo: le chiedo di portarmi la documentazione precedente, per vedere se sono state escluse eventuali malattie metaboliche endocrinologiche. Nel frattempo mi aggiornerò sullargomento e cercherò un buon nefrologo o urologo? con cui collaborare. |
| NEPHROLITHIASIS Occhio Clinico 2002; 1: 8 |
| Key Words Nephrolithiasis; Kidney Stones; Lithotripsy |
| Summary Kidney stones are not only responsible for painful colics: they can lead to renal failure. It is important to diagnose the type of stone to start appropriate antibiotic prophylaxis and dietary measures. Spiral computed tomography is becoming the gold standard for conclusive images, but because of its cost it cant be regarded as the first choice investigation. In case the stone does not pass spontaneously, endoscopic urologic treatment or extracorporeal lithotripsy need to be considered. |
Il caso di Enrica si riferisce a una patologia di cui è a volte sottostimata la diffusione e la gravità delle possibili conseguenze: nelle casistiche europee la nefrolitiasi si manifesta nel 5-9 per cento degli adulti, ma in alcune aree geografiche raggiunge e supera il 15 per cento. Le regioni calde e aride sono più colpite di quelle temperate e le aree di benessere economico più di quelle depresse. Microliti renali vengono poi segnalati in percentuale variabile dal 20 al 100 per cento dei riscontri autoptici. La malattia è da due a tre volte più frequente nei giovani maschi adulti e letnia caucasica è più colpita di quella orientale o nera.
Primum movens
Nonostante la frequenza della patologia, il medico, nella sua ricerca di
informazioni, si confronterà con un patrimonio di certezze ridotto: pochi trial
clinici randomizzati, limitate revisioni, linee guida a volte datate. Il calcolo
di Enrica era di calcio ossalato, come la maggior parte di quelli esaminati.
Come si sia formato è ancora oggetto di ipotesi non confermate: la
concentrazione di un sale potrebbe eccedere la sua solubilità urinaria
(supersaturazione), così che gli ioni in soluzione avviano un processo
denominato di nucleazione.
Gli ioni di calcio e ossalato possono riunirsi sulla superficie di un altro
cristallo, come lurato. Attraverso questo meccanismo una iperuricosuria può
determinare non solo calcoli di acido urico, ma anche di calcio ossalato o di
calcio ossalato e acido urico. Anche le proteine urinarie, la superficie
uroteliale o altri cristalli possono agire da nucleatori eterogenei. Diverse
ricerche studiano il ruolo di proteine e macromolecole (come il frammento 1
della protrombina urinaria, la bikunina e losteopontina) che interferiscono
con il processo di cristallizzazione, con ladesività dei cristalli alla
superficie uroteliale e con i processi naturali di rimozione ed eliminazione.
La paziente Enrica, sottoposta, dopo la prima colica renale, a litotripsia
extracorporea (vedi il riquadro in basso) è interessata
anche a capire perché questo processo sia avvenuto proprio nel suo apparato
urinario: nel suo caso, la spiegazione idiopatica è la più probabile (vedi la tabella
sotto), perché meno del 10 per cento dei calcoli di calcio ossalato trova una
spiegazione in forme secondarie di ipercalciuria o iperossaluria.
I calcoli di fosfato, magnesio e ammonio (struvite) si sviluppano solo in
presenza di infezioni da microrganismi produttori di ureasi, come il Proteus,
mentre quelli di cistina nella rara cistinuria, disordine ereditario autosomico
recessivo. I citrati urinari contribuiscono alla solubilizzazione degli ioni di
calcio. Una delle concause più frequenti della litiasi è uno sfavorevole
rapporto fra introiti e perdite idriche, determinato da alterazioni del
meccanismo della sete, da gusti personali o dal consumo di sostanze a effetto
diuretico come lalcol o la caffeina.
| IL SASSOLINO CHE FA SPASIMARE | |
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tutte le composizioni |
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Per motivi ignoti, il 60 per cento dei pazienti che ricorrono al medico per
un primo calcolo sintomatico non ne formerà altri nei dieci anni successivi,
mentre il 50 per cento dei calcoli asintomatici determinerà qualche conseguenza
clinica nei 5 anni successivi allidentificazione. Un precedente articolo ha
già preso in considerazione il trattamento e le possibili complicazioni della
colica renale (Occhio Clinico 2001; 6: 17).
Poiché Enrica non era in cura dal collega che ha scritto il caso quando si è
verificato lepisodio che ha portato alla diagnosi, egli non riferisce se si
fosse manifestato dolore; di solito esso è prodotto da un calcolo che occlude
almeno parzialmente il lume ureterale. La sua localizzazione e gli eventuali
sintomi non dolorosi sono in parte legati alla sede del calcolo e alla sua
eventuale progressione: il dolore è al fianco (con possibile ematuria) se la
localizzazione è il bacinetto renale, al fianco o alladdome se si trova nelluretere.
In questultimo caso il dolore assume una qualità di colica e può essere
accompagnato o sostituito da disuria.
Allesordio della nefrolitiasi, può essere utile lesecuzione di alcuni
esami: creatininemia, uricemia, tutti gli elettroliti plasmatici, paratormone
Nel paziente con nefrolitiasi ricorrente è indicata la raccolta (meglio se in
diverse occasioni e mantenendo la dieta abituale) delle urine delle 24 ore, per
valutare lescrezione di calcio, acido urico, cistina, citrati, ossalati.
Lesame delle urine a fresco è però quello che fornisce le prime
informazioni: eventuale microematuria, presenza di cristalli o batteri, pH. Una
piuria contenuta può essere conseguenza dellazione irritativa dei calcoli e,
in assenza di batteriuria, non è in genere indicativa di infezione urinaria.
Il pH ridotto facilita la formazione di calcoli di acido urico, un pH più alto
può suggerire unacidosi renale tubulare distale. Alcuni cristalli, come
quelli di cistina, sono caratteristici. Recuperare ed esaminare il calcolo offre
informazioni utili, soprattutto nella calcolosi cistinica, urica e infetta; la
metodologia di analisi deve essere accurata.
Cercarlo...
Lindividuazione dei calcoli non espulsi avviene con esami strumentali. Lecografia
addominale è lesame più utilizzato, ma la sua sensibilità è molto ridotta
(19 per cento): quelli ureterali sono raramente visualizzabili e lidentificazione
del livello e della causa di un eventuale ostruzione poco affidabili. La
radiografia senza mezzo di contrasto identifica quelli radiopachi (il 90 per
cento del totale) che possono però essere mascherati da feci, aria intestinale
o strutture ossee (sensibilità 45-58 per cento, specificità 71-77 per cento).
Calcoli di acido urico, cistina o fosfato-magnesio-ammonio possono essere
difficili o impossibili da visualizzare. La radiografia è comunque lesame
più pratico per seguire la progressione di un calcolo radiopaco già
individuato.
Lurografia fornisce molte informazioni, è largamente disponibile e la sua
interpretazione è ormai standardizzata. E sensibile (64-68 per cento) e
specifica (92-94 per cento), ma non sempre in grado di individuare un calcolo
radiotrasparente. Il mezzo di contrasto può avere effetti indesiderati, più
frequenti in pazienti con insufficienza renale, diabete, malattie
cardiovascolari o mieloma multiplo. Lutilizzo di mezzi non ionici può
ridurre nausea, flushing e bradicardia, ma non le reazioni anafilattiche e la
nefrotossicità.
La TC spirale si sta imponendo come esame di riferimento: fornisce immagini
rapide e conclusive (sensibilità intorno al 100 per cento e specificità 95 per
cento) e solo il suo costo impedisce di considerarla, oggi, unindagine di
primo livello. Oltre a dare informazioni anatomiche, permette una stima della
composizione e fragilità del calcolo. Per calcoli ureterali di 5 mm o meno,
senza altro trattamento che idratazione e analgesia, è abituale lespulsione
entro 1 o 2 settimane. Fino a che essa sia avvenuta va proseguito il follow up
radiologico o ecografico.
... ed espellerlo
Anche frammenti di piccola dimensione possono determinare una ostruzione
ureterale completa e asintomatica, capace di determinare danni renali in un
tempo variabile dalle sei alle otto settimane. Calcoli ureterali di dimensioni
superiori ai 5 mm richiedono più spesso un intervento urologico, obbligatorio
se non vengono espulsi entro un mese. Oltre tale termine la frequenza di
complicazioni raggiunge il 20 per cento. Concrezioni litiasiche renali
asintomatiche giustificano un atteggiamento attendista, ma se di struvite
richiedono un trattamento aggressivo, mirato alla totale eliminazione anche dei
frammenti. Il trattamento chirurgico a cielo aperto è limitato a meno del 5 per
cento dei pazienti. Calcoli renali di 2 cm o meno e calcoli ureterali prossimali
di meno di 1 cm possono essere trattati utilizzando la litotripsia renale
extracorporea, mentre oltre queste dimensioni la nefrolitotomia percutanea resta
la procedura di scelta. Le nuove tecniche endoscopiche sono adatte a risolvere
situazioni intermedie e sono elettive per gli ostacoli ureterali distali (vedi figura).
I
casi come quello di Enrica, in cui la presenza di residui renali è asintomatica,
possono giustificare un atteggiamento conservativo, purché non insorgano
infezioni od ostruzioni. La litotripsia extracorporea è risolutiva nel 70-77
per cento dei pazienti (liberazione completa da calcoli o residui frammenti
inferiori a 4 mm). La procedura, per lo più efficace e tollerabile (con gli
apparecchi di nuova generazione è sufficiente una blanda analgesia) ha però
una certa potenzialità nefrolesiva, per quantificare la quale sono in corso
ricerche. Le complicazioni maggiori, quali ematomi perirenali e lesioni
ureterali, sono infatti rare, ma in modelli animali sono state dimostrate
alterazioni istologiche in tutti i reni trattati. La maggioranza di esse si
risolve spontaneamente, ma alcune situazioni come ipertensione arteriosa, reni
di ridotta dimensione, età giovane o anziana, facilitano lesioni e danni
funzionali permanenti. Enrica stessa ha una riduzione del parenchima renale
funzionante e non è chiaro se in conseguenza della litiasi o dei trattamenti.
La figura conclusiva descrive il comportamento da seguire
per un paziente con calcoli urinari già dimostrati.
Un freno alla riformazione
Linsuccesso del suo iter terapeutico sta alla base delle preoccupazioni della
giovane donna, cui si possono dare alcune risposte: la malattia litiasica tende
spontaneamente a recidivare, ma un corretto approccio conservativo dà risultati
positivi nel 50-59 per cento dei casi. Recidivano con maggiore frequenza i
calcoli di fosfato di calcio e di acido urico, quelli secondari a una patologia
ereditaria o primitiva e quelli secondari a infezione o ostruzione non risolte o
precedenti interventi urologici. Le complicazioni sono più frequenti al primo
episodio che nelle recidive. Il rischio di sviluppare insufficienza renale è
basso, ma aumenta per fattori legati allanatomia, alla composizione chimica
del calcolo e al paziente.
Lefficacia dei trattamenti conservativi è per lo più sostenuta da studi
osservazionali o basata sul consiglio di esperti. Nei pazienti con calcoli di
calcio in fase non attiva come nel caso di Enrica è sufficiente non
eccedere in calorie e proteine nella dieta, senza altre restrizioni. Lidratazione
dovrebbe essere adeguata a garantire un volume urinario di 2-2,5 litri il dì;
250-350 mL di liquidi dovrebbero essere ingeriti prima di coricarsi per
compensare la concentrazione urinaria notturna. Lacqua è il liquido
preferibile (senza differenza fra le diverse acque, minerali e non), ma anche
tè, caffè, birra e vino hanno effetti positivi. In presenza di ipercalciuria
(e poiché il calcio urinario tende a essere proporzionale al sodio urinario) il
contenuto di sodio nella dieta va limitato a meno di 2 g il dì e quello
proteico a 0,9-1 mg per chilo di peso corporeo. Leliminazione urinaria di
ossalati è in gran parte conseguenza del metabolismo endogeno, per cui la
riduzione dellintroito dei cibi ricchi di ossalati noci, cioccolato,
vegetali a foglie verdi, rabarbaro, bietole, salsa di pomodoro e marmellate
anche se consigliabile, non sembra prevenire la formazione di calcoli. Lintegrazione
con potassio citrato (2-4 g il dì) appare utile nei calcoli di calcio con
ipercalciuria, ipocitraturia, iperuricosuria o in presenza di calcoli di acido
urico o iperuricosuria dimostrabile o per integrare il trattamento tiazidico in
compensazione della possibile deplezione di potassio.
Se il potassio citrato non è tollerato dal punto di vista gastrico, può
essere sostituito con sodio potassio citrato o con magnesio potassio aspartato.
Una restrizione di calcio non è mai indicata: lapporto dovrebbe essere di
800-1.000 mg il dì, meglio con la dieta. Con tale introito, la normale
calciuria non dovrebbe eccedere i 300 mg il dì.
Per promuovere il riassorbimento tubulare di calcio sono utili i diuretici
tiazidici (idroclorotiazide e clortalidone) nella dose di 25-50 mg il dì,
aumentabili fino a 50 mg due volte il dì, in relazione alla calciuria. In
presenza di calcoli di acido urico o iperuricosuria lallopurinolo può
integrare una dieta povera di purine. In caso di frequenti recidive litiasiche,
il trattamento di prima scelta resta laumento del pH urinario con potassio
citrato (2-4 g il dì) o bicarbonato di sodio (2-6 g il dì). I calcoli di
struvite (fortunatamente solo il 2-3 per cento sul totale dei casi), poiché
sono a genesi infettiva ed essi stessi focolai batterici, richiedono un
trattamento antibatterico protratto e devono essere completamente rimossi. I
calcoli di cistina hanno un alto rischio di danni renali per cui lidratazione
deve garantire un flusso urinario di almeno 3 litri al giorno, il pH urinario va
mantenuto a 7-7,5 e, se questi provvedimenti non sono sufficienti, può essere
associata tiopronina (o 6-mercaptopropionilglicina) a 250-300 mg il dì, al
posto della meno tollerata d-pennicillamina. Un indice di efficacia è la
presenza o assenza di cristalluria in un campione urinario raccolto a fresco.
Sullo stesso argomento si veda anche il Secondo parere.
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