| Questo secondo articolo, che chiude la serie sullemicrania, si occupa della terapia ottimale per la crisi e per la profilassi, che deve rispondere ai requisiti di un basso profilo di rischio di disturbi collaterali e non deve causare una cronicizzazione iatrogena della cefalea stessa |
Cosa scegliere Curarsi prima Non solo farmaci Bibliografia |
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| Con certi pazienti, fare lanamnesi è un po come
cercare loro nel greto di un fiume: per trovare la pepita di
uninformazione clinicamente utile, devi setacciare quintali di sabbiose
chiacchiere inconcludenti. E a volte la ricerca è comunque vana. Così mi
è successo con Albina B, una prosperosa signora quarantenne: alla sua prima
visita in studio era accompagnata dal marito che, presentandosi, ha
dichiarato: «Lei è il terzo medico che cambiamo, perché nessuno è
riuscito a far passare a mia moglie il suo mal di testa». Pur avendo subito capito che, se queste erano le carte in tavola, la partita era persa in partenza, mi sono sforzato di raccogliere la storia della sua cefalea, per incanalarne la periodicità, la qualità e lintensità nei filoni diagnostici previsti dai diagrammi e dai protocolli. Niente da fare. Il dolore, che durava da molti anni, ora era trafittivo, ora gravativo, ora pulsante (nella mia libresca traduzione di unaggettivazione ben più fantasiosa); si presentava senza alcun rapporto col ciclo, col pasto o col sonno, ma veniva ritenuto strettamente dipendente dallo stress, dagli sbalzi dellumore e della meteorologia. Questa anarchica affezione sembrava però avere un nemico giurato nelle supposte di butalbital, propifenazone e caffeina in associazione, che la signora Albina quindi non si lesinava, consumandone fino a una decina al mese, a volte persino col rinforzo di un FANS preso per bocca. Dopo aver preso visione di tutti gli elettroencefalogrammi, i referti neurologici e le radiografie che aveva portato con sé, ho deciso che la mia tattica sarebbe stata di addomesticare il male alla testa, dandogli un nome che, pertinente o no, fosse poco minaccioso (artrosi cervicale) e di combattere strenuamente, al posto della malattia, la cura. |
| Tabella 1. Meglio non esagerare La cefalea può mantenersi per abuso di questi farmaci |
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La prevalenza dellemicrania si riduce con letà e,
col tempo, anche le caratteristiche del dolore cambiano. Il quattro per cento
della popolazione, negli Stati Uniti e in Europa, soffre di mal di testa almeno
quindici giorni il mese, in associazione o meno ad abuso di farmaci: si parla
allora di cefalea cronica quotidiana. La storia di Albina ne è un esempio:
nellarco di mesi o anni la frequenza degli attacchi aumenta, anche se il
dolore diventa meno intenso e i sintomi associati (quali nausea e fotofobia) più
lievi o rari. Nella maggioranza dei casi vi è abuso di analgesici, tanto che la
forma viene anche definita cefalea da rebound, ma non sono noti né la quantità
di farmaci, né il tempo necessario perché la cronicizzazione abbia luogo; la
tabella 1 in basso riporta comunque alcuni esempi.
La cronicizzazione è più frequente nelle emicranie che
nelle cefalee muscolotensive e quando coesiste depressione. Daltronde, gli
emicranici soffrono più spesso della popolazione normale di ansia, depressione,
disturbi bipolari e crisi di panico. Questi aspetti della personalità
consigliano di non valutare il dolore solo sullintensità attribuita
soggettivamente, ma di utilizzare scale (come la Midas, vedi la tabella 2) per quantificare i giorni di lavoro persi e le attività che sono
state compromesse dagli attacchi di cefalea.
Un buon rapporto con il malato cefalalgico e scelte
terapeutiche basate su criteri razionali sono indispensabili per evitare
unevoluzione peggiorativa e invalidante della malattia.
Prima di prescrivere una terapia il paziente va informato
sulla natura della patologia e aiutato a individuare eventuali fattori
scatenanti, anche farmacologici.Gli episodi dolorosi non scompaiono, ma si
riducono se svolge regolarmente attività fisica, ha ritmi di sonno regolari,
evita eccessi o ristrettezze nellalimentazione. Ogni malato dovrebbe tenere
un diario su cui annotare gli episodi, gli eventuali fattori scatenanti (vedi
Occhio Clinico 1998; 3: 29) o lassunzione di farmaci particolari (atenololo,
danazolo, diclofenac, bloccanti dei recettori H2, idralazina, indometacina,
nifedipina, nitrofurantoina, nitroglicerina, reserpina, contraccettivi orali)
per consentire una scelta terapeutica adeguata.
Gli obiettivi che il trattamento dellemicrania si
prefigge sono essenzialmente tre: diminuire la durata dellattacco acuto,
ridurre la frequenza degli attacchi ed evitare che il disturbo si trasformi in
una cefalea cronica quotidiana. Recentemente sono state completate alcune
revisioni sistematiche delle letteratura (1). I trial che hanno preso in esame i
trattamenti utili nellattacco acuto, basano il giudizio di efficacia su
parametri come la velocità con cui il farmaco riduce il dolore, lentità
della risposta (parziale o completa), la scomparsa di eventuali sintomi
associati e il numero di pazienti che hanno avuto bisogno di un trattamento
ulteriore.
Gli studi controllati disegnati più correttamente sono
quelli più recenti, che valutano lefficacia dei triptani.
In fondo sono riportati i farmaci usati
nellattacco acuto.
La scelta, oltre che dellintensità del dolore, deve
tener conto di eventuali sintomi associati, come nausea o diarrea, e di
possibili patologie coesistenti. La terapia acuta risulta inefficace se il
dosaggio è inadeguato allintensità dellattacco o se lassunzione è
rimandata molto dopo il suo inizio: quasi tutti i farmaci per lattacco acuto,
esclusi i triptani, sono più efficaci se presi allinizio dellepisodio.
| Tabella 2. Questionario Midas per capire limpatto del dolore al capo |
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Le linee guida statunitensi e canadesi (1,
2) consigliano
luso di antiemicranici specifici per gli attacchi gravi, moderati oppure
quelli lievi che rispondono male ai FANS; sottolineano limportanza di
scegliere una via di somministrazione diversa da quella orale in caso di nausea
o vomito e di limitare luso del trattamento acuto a due giorni la settimana,
soprattutto con i preparati che contengono butalbital, come quello usato da
Albina.
I FANS da soli o associati a caffeina sono ora la terapia
di prima linea negli attacchi lievi e moderati, mentre per molti anni i farmaci
più utilizzati sono stati i derivati dellergotamina.
La diidroergotamina, a differenza dellergotamina
tartrato, induce meno cefalea da rebound, ha un minor effetto emetico ed è meno
ototossica. Tuttavia occorrono cautele (per leffetto vasocostrittore) nella
prescrizione ai pazienti a rischio di cardiopatie, per i quali è bene farla
precedere da un elettrocardiogramma.
Anche lergotamina tartrato è controindicata nei
pazienti con ischemia coronarica, nonché in quelli con vasculopatia periferica,
insufficienza renale, epatopatia e nelle donne che desiderano avere una
gravidanza. Anche se rimane un farmaco molto efficace, è stata attualmente
soppiantata dai triptani.
I triptani (sumatriptan, zolmitriptan, rizatriptan e il più
recente naratriptan, non ancora in commercio in Italia), secondo la recente
revisione dellaccademia americana di neurologia, rappresentano la prima
scelta nei pazienti con attacchi moderati e gravi che non presentano
controindicazioni al loro uso. Sono unopzione ragionevole nei pazienti con
dolore non adeguatamente ridotto dai farmaci non specifici.
I triptani sono controindicati nei malati con ischemia
cardiaca, angina di Prinzmetal, pregresso infarto miocardico, ipertensione non
controllata, ma lattie cerebrovascolari. Nei malati con più di quarantanni e
fattori di rischio per cardiopatia, è opportuno eseguire un elettrocardiogramma
prima della prescrizione. Anche se gli eventi cardiaci gravi sono estremamente
rari, un malato su dieci interrompe la terapia con sumatriptan per la sensazione
di costrizione toracica che induce. Ovviamente i triptani non vanno utilizzati
con farmaci che contengono derivati dellergotamina (vedi Occhio clinico 1997;
10: 25).
Quando i triptani e i derivati dellergotamina sono
controindicati, analgesici oppiacei come la codeina, associati a FANS, sono una
valida alternativa terapeutica. Poiché il loro uso aumenta il rischio di
cefalea da rebound, questi farmaci non devono essere presi più di due volte la
settimana: i candidati ideali sono quindi i malati con episodi rari.
Lopportunità di una terapia preventiva va discussa
quando gli episodi che interferiscono con le normali attività sono più di tre
il mese, la durata è superiore alle 48 ore e laura è molto prolungata.
Una prevenzione dovrebbe, invece, essere immediatamente
instaurata nei casi con più di due attacchi la settimana per evitare
linsorgenza di una cefalea cronica quotidiana.
E spesso la presenza di altre patologie concomitanti a
guidare la scelta del farmaco (vedi la tabella 3): se il malato è
iperteso, i beta bloccanti sono i primi medicamenti da suggerire, mentre se il
paziente è depresso, lo sono invece gli antidepressivi triciclici (3).
Altrimenti è bene scegliere il farmaco con più alta efficacia provata (vedi la
tabella 4).
Il paziente deve essere informato che di solito non si
ottiene la completa scomparsa della cefalea, ma una riduzione del numero degli
attacchi e della loro intensità e che, poiché il farmaco va iniziato a dosi
basse e progressivamente incrementato, sono in genere necessari due o tre mesi
per ottenere una risposta clinica. Se dopo un periodo variabile da tre a sei
mesi la cefalea è ben controllata, si può ridurre o interrompere la terapia;
in caso contrario si può provare unaltra categoria di farmaci, prima di
rinunciare del tutto al trattamento.
Si ricorda che i trattamenti preventivi possono avere
effetti teratogeni per cui, se non assolutamente necessari, non andrebbero
prescritti a donne che hanno intenzione di iniziare a breve una gravidanza.
Nelle donne che soffrono di cefalea premestruale la terapia
preventiva può essere limitata al solo periodo del ciclo (per esempio con due
capsule di naprossene da 275 mg, seguite da una ogni 6 ore per tre-cinque
giorni, iniziando subito prima del periodo di vulnerabilità); nei casi più
refrattari si possono impiegare basse dosi di estrogeni (estradiolo transdermico
100 mcg) nello stesso periodo (4).
Non solo farmaci
Molti emicranici utilizzano trattamenti non farmacologici;
quelli ritenuti efficaci sono il biofeedback, le tecniche di rilassamento, le
terapie cognitivo comportamentali e la psicoterapia, se vi sono disturbi
psichiatrici. Non esistono prove scientifiche sullutilità di massaggi,
manipolazioni cervicali, chiroterapia, ma tali rimedi possono essere tentati
dalle persone che tollerano male il trattamento farmacologico o non vogliono
sottoporvisi, dalle donne che desiderano una gravidanza, da coloro che tendono
ad abusare dei farmaci o che affrontano male gli eventi disturbanti della vita (2).
| Tabella 3. Prevenire e curare insieme | |
|---|---|
| patologia consistente | farmaco suggerito |
|
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Nei casi di cefalea cronica quotidiana come quello di
Albina è vero che bisogna «combattere strenuamente, al posto della malattia,
la cura», come dice il collega, ma una bugia sulla diagnosi, anche se
rassicurante, oltre che essere formalmente eccepibile, non serve e può anzi
scatenare la richiesta di esami inutili o dannosi. Il malato va informato della
vera diagnosi, sottolineando leventuale ruolo dei fattori psicologici
nellaggravare il disturbo. Lobiettivo, non facile, è linterruzione dei
farmaci abusati per almeno otto o dodici settimane. Durante quella fase la
cefalea diventa più intensa e assidua, per poi ritornare alla frequenza
naturale. Gli studi clinici volti a identificare la strategia più opportuna per
attenuare il malessere sono pochi e non controllati: sono stati usati
amitriptilina 25 mg il dì in soggetti non depressi, valproato di sodio a
dosaggio variabile tra i 375 e 1.500 mg il dì e topiramato alla dose di 25-100
mg il dì. Altre ricerche hanno valutato leffetto dei trattamenti più a
lungo termine: di 200 pazienti con cefalea da rebound trattati con
diidroergotamina endovena, il 60 per cento ha ottenuto un buon risultato
immediato e di questi la metà continuava a star bene dopo tre mesi, mentre il 5
per cento aveva ripreso ad abusare di farmaci.
| Tabella 4. La pagella della prevenzione | |
|---|---|
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Non ci sono dati sufficienti per stabilire se un regime
ambulatoriale sia preferibile a uno che prevede il ricovero. In Italia, dove il
DRG relativo è piuttosto remunerativo, non ci sono linee guida o protocolli
terapeutici condivisi: di solito si tende a ricoverare i malati che abusano di
triptani, ergotamina e butalbital, mentre si segue in ambulatorio chi utilizza
in eccesso i FANS, stabilendo insieme al malato uno schema di progressiva
riduzione della molecola abusata. Il farmaco utilizzato per disassuefazione in
ospedale da butalbital è in genere la diidroergotamina, spesso associata ad
amitriptilina o benzodiazepine; nel regime ambulatoriale si usano invece
triptani orali o derivati dellergotamina, eventualmente in associazione con
amitriptilina.
| Armi potenti contro l'attacco | |
|---|---|
| in più studi | in meno studi |
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| Armi spuntate contro l'attacco | |
|---|---|
| efficacia contraddittoria | efficacia non dimostrata o dati inconsistenti |
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