IL CASO
Questione di fegato
Aurelio è un cinquantenne gran lavoratore. Ha sgobbato fino a che non è diventato direttore di un piccolo settore in una azienda pubblica. E' andato al lavoro perfino il giorno in cui ha avuto un distacco di retina.
Da un po' di anni ha disturbi pressori. Dopo qualche resistenza si è dovuto arrendere all'evidenza e ha cominciato ad assumere regolarmente enalapril. Qualche anno dopo ha iniziato a dimagrire, aveva sete e la glicemia era alle stelle.
«Nessun problema» dice lui. «Sto un po' a dieta e passa tutto».
Si è messo a dieta rigorosa, la glicemia è migliorata e tutto sembrava ben compensato.
Durante un controllo di routine trovo le prime transaminasi mosse. «Nessun problema» dice lui. «Avrò mangiato qualcosa che mi ha fatto male».
«Vediamo i marker per l'epatite» dico io. E così scopro che è positivo per l'HBV. Cominciano le domande. «Come me la sarò presa? Il dentista? Il pedicure? Il barbiere che non disinfetta il rasoio? Mai avuto relazioni extraconiugali! Non c'è nessuna cura per il fegato? Il mio collega mi ha detto che sua suocera ha fatto le flebo. Non sarò infettivo per mia moglie?».
Gli dico: «Non abbiamo terapie specifiche, i cosiddetti epatoprotettori non servono, eviti gli alcolici, i farmaci e facciamo un controllo ogni mese».
L'ecografia mostra una struttura epatica non conservata. Lo mando da un collega di cui conosco e approvo le vedute per ottenere conferma di non dover fare qualcosa di più per il fegato di Aurelio. Il professore gli consiglia una biopsia che mostra un quadro di epatite cronica attiva. Unica cura suggerita al momento: astensione dagli alcolici. I familiari vengono sottoposti allo screening: la moglie è positiva per HBsAb e negativa per HBsAg. Il figlio adolescente viene vaccinato.
Ogni mese controlliamo gli esami che restano più o meno stabili. «Non sono mai stato così bene» dice Aurelio.
Lo incontro il giorno di Ferragosto in piazza. Arranca carico di sacchetti di verdura che ha raccolto nell'orto in campagna. E' affannato, ha due caviglie enormi, porta i sandali perché le scarpe non gli entrano più. Sono sbalordito. Lui dice: «Tutto bene, mai stato così bene».
Gli impongo di presentarsi il giorno dopo da me. E' ascitico. Comincio con una blanda terapia diuretica. Dopo qualche giorno migliora.
Il commento Francesco Benincasa / medicina generale e Marco Marchetto / gastroenterologia (Torino)
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© Occhio Clinico dicembre 1998