Il caso: Un cuore sbilanciato

IL CASO

UN CUORE SBILANCIATO

Quattro ricoveri per edema polmonare acuto nei due anni precedenti: questa era la poco incoraggiante storia clinica che mi aveva raccontato il mio nuovo assistito, corredata da almeno una decina di pareri specialistici e dalle fotocopie delle cartelle cliniche. Adriano G., 70 anni, ex ferroviere, mi guardava con aria vagamente rassegnata mentre rovistavo nella busta di plastica che conteneva la documentazione sanitaria. «Non so più cosa fare, dottore. Prendo le cure che mi danno, sono dimagrito come mi hanno detto, ho smesso di fumare, ma ogni tanto ci cado dentro e ogni volta ho paura che sia l'ultima».
Durante quel primo colloquio Adriano G. era stato in grado di elencarmi precisamente nomi, dosi e orari di assunzione dei farmaci che gli erano stati prescritti: una compressa di furosemide, una di digossina da 0,25 mg, una di enalapril da 20 la mattina e una di triazolam la sera. Come confermava anche la moglie, la compliance era perfetta; non vi erano, in apparenza, cause precipitanti le crisi. L'esame obiettivo mostrava solo modesti edemi malleolari e qualche rumore umido alle basi polmonari. La pressione era normale e il peso di 72 Kg. Fu proprio grazie a quest'ultimo dato che si aprì uno spiraglio importante: scoprii che Adriano non conosceva il suo peso abituale e non possedeva una bilancia pesapersone. Gli consigliai di acquistarla, spiegandogli che poteva essere per lui uno strumento utilissimo per accorgersi per tempo se nel suo corpo si stavano accumulando quei liquidi in eccesso che lo facevano soffocare. Al successivo incontro gli spiegai come la terapia diuretica doveva essere modulata in base al peso, consegnandogli uno schema per l'autogestione della cura e invitandolo a tenere un diario in cui annotare le variazioni del peso corporeo e delle dosi di diuretico; in caso di dubbi o disturbi mi avrebbe consultato telefonicamente. Sono passati quattro anni da quell'incontro. Adriano ha capito, e, per ora, è riuscito a evitare alti ricoveri.


Il commento
Massimo Tombesi / medicina generale (Macerata)


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© Occhio Clinico novembre 1997