Il caso:"Estrazioni? No, grazie"

Serie odontoiatria
IL CASO

Estrazioni? No, grazie

"Avrei proprio bisogno di vederla subito, dottore, perché mi trovo in un pasticcio e non so cosa fare". Il tremolio della voce rivela lo stato di tensione della mia giovane interlocutrice per cui, avendo l'infermiera già assegnato tutti gli appuntamenti disponibili, la invito a venire in studio al termine delle visite.
La storia si rivela, poi, molto meno drammatica di quanto non mi fosse apparsa in un primo momento. Durante un controllo odontoiatrico, a cui l'interessata si era sottoposta per difficoltà di masticazione da malocclusione, una pantomografia aveva rivelato la presenza di due terzi molari inclusi. Convinta dallo specialista a toglierli prima di procedere alla correzione ortodontica, si era sottoposta, di malavoglia, all'estrazione del molare di destra. Ne era residuata una fastidiosa disestesia del labbro inferiore, che induceva inavvertite morsicature e un imperfetto contenimento del cibo.
Tornata dall'odontoiatra le era stato prescritto un cortisonico, con la rassicurazione che in qualche giorno tutto si sarebbe risolto. Dopo quattro giorni lo specialista le aveva telefonato a casa per informarsi sulle sue condizioni e, appurato che nulla era cambiato, l'aveva invitata a sospendere la cura e ad attendere pazientemente la spontanea risoluzione del disturbo. Allarmata da questo inatteso interessamento, e dall'invito a sospendere la terapia malgrado il persistere della sintomatologia, aveva deciso di rivolgersi a me per cercare di capire meglio quanto le stava succedendo. Quando la visito la ferita gengivale si è già rimarginata e, allo stimolo, si delimita un'area di pressoché totale anestesia che interessa la metà destra del labbro inferiore. La tranquillizzo assicurandole che si tratta di una banalità. Le spiego che, presumibilmente, praticando l'anestesia tronculare l'ago ha contuso il nervo e, pertanto, i tempi di ripristino della sensibilità diventavano molto più lunghi, senza però compromettere il recupero della normalità. Le giustifico la telefonata del collega come espressione di interesse nei suoi confronti e la sospensione della cura come logica conseguenza della sua inefficacia. Concludo confermando che anch'io condivido un atteggiamento di attesa senza farmaci, mentre sono molto incerto sull'utilità di programmare l'estrazione dell'altro molare. Semino in un terreno favorevole. Non vuole più sentir parlare di estrazioni e si allontana apparentemente rasserenata.
Qui finisce il caso. Resta, invece, il dubbio sulla validità delle giustificazioni di volta in volta addotte per togliere di denti inclusi scoperti casualmente.


Il commento
Antonio Miotti - odontostomatologia e chirurgia maxillofacciale (Udine)


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© Occhio Clinico novembre 1996