Il caso: La ricetta sospesa

IL CASO

La ricetta sospesa

La storia clinica di Giorgio B., ora di 53 anni, inizia per me nel 1991, quando il racconto di dolori epigastrici prevalentemente notturni, perduranti da un mese, mi spinge a proporgli un esame gastroscopico. L'indagine mostra un'ulcera della piccola curva che si rivela benigna in tutte e sei le sedi bioptiche.
L'endoscopia ripetuta dopo due mesi di terapia con ranitidina a dosi piene dimostra una completa guarigione macroscopica della lesione: l'esame istologico è nuovamente negativo. Ha così inizio una cura di mantenimento con antiH2 che il paziente segue per due anni e poi abbandona a mia insaputa. Nel 1994, dopo un anno di vacanza terapeutica, il signor Giorgio torna da me, scusandosi della scarsa compliance. E' disturbato da sintomi del tutto identici a quelli che aveva sperimentato all'esordio della malattia ulcerosa. La logica clinica mi chiederebbe di riproporre la prescrizione di antisecretivi: opto per il neonato omeprazolo. Ancora oggi non so dire (ma potrò mai farlo?) perché all'ultimo consigliai, contro il buon senso, di ripetere l'endoscopia. Solo il caso (o cos'altro?) premise così di individuare precocemente una lesione maligna non ulcerata (early gastric cancer) a carico della grande curva, nel contesto di una mucosa per il resto del tutto normale, e di eseguire tempestivamente una gastrectomia subtotale. A tutt'oggi quell'uomo sta bene e ha discrete possibilità di guarigione definitiva. Ma cosa lo ha salvato? Cosa ha evitato che staccassi quella ricetta che, con ogni probabilità, sarebbe stata la sua condanna?


Il commento
Edoardo Parma / medicina generale (Monza)


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© Occhio Clinico giugno 1998