Scoprire una polmonite è solo apparentemente semplice. Nell'anziano, la
presentazione è spesso atipica e richiede qualche attenzione in più. Il tipo
di terapia antibiotica è abbastanza indifferente, l'importante è capire
rapidamente chi rischia e ha bisogno di un ricovero
Gilberto Lacchia / medicina generale (Ivrea)
COME SOSPETTARLA| IL CASO - Telefonate inopportune |
|---|
| E' lunedì, sono le 15,30 e manca un'ora all'inizio dell'ambulatorio. E' il mese di agosto e sto sostituendo un collega. Mi chiama un paziente dicendomi che una sua vicina di casa più che ottantenne, assistita dal medico che sto sostituendo, sta poco bene e ha le vertigini. Mi altero un po', pregandolo, per la prossima volta, di chiamarmi al mattino, visto che il disturbo risale addirittura a qualche giorno prima. Decido comunque di andare a visitare la malata il giorno stesso, e riscontro valori pressori molto bassi (90/70 mmHg). La signora mi dice che sta prendendo tre compresse al giorno di verapamil da 120 mg, prescritti dal cardiologo per il cuore. Le consiglio di bere e di ridurre la dose del calcioantagonista. Arriva il mercoledì e si ripete la medesima situazione. Sempre un'ora prima dell'apertura dello studio lo stesso mio paziente chiama perché è comparsa la febbre e la signora sta sempre peggio. Ritorno a trovarla, sempre più contrariata da queste telefonate dell'ultimo momento. La signora ha circa 38 °C di febbre e un dolore al torace. "Non avrà la broncopolmonite?" mi chiedo. Ma ancora una volta l'esame obiettivo è negativo. I valori pressori sono sempre bassi. Non ha tosse né dispnea. Nel dubbio, prescrivo comunque amoxicillina con acido clavulanico e la invito a richiamarmi dopo due giorni se la febbre non passa. Giunge il venerdì mattina: il mio paziente conferma che la temperatura rimane elevata, anzi si aggira sui 39-40 °C. Consiglio il ricovero per accertamenti. Nel pomeriggio il mio informatore mi comunica che la signora è stata prima ricoverata in pneumologia per una polmonite bibasilare e che, dopo qualche ora, è stata trasferita in rianimazione. Purtroppo è morta dopo circa 15 giorni. |
Si stima che, nel mondo occidentale, vi siano ogni anno circa 7 milioni di casi di polmonite acquisita in comunità (cioè non contratta in ospedale), circa un quarto dei quali deve essere ricoverato. La mortalità varia dall'1-5 per cento nei pazienti curati ambulatorialmente fino al 30 per cento in quelli ospedalizzati e oltre il 50 per cento in coloro che vengono ricoverati in unità di cure intensive, come è accaduto alla sfortunata protagonista del caso in apertura (1). Un tempo la polmonite veniva suddivisa in tipica o atipica sulla base dei dati clinici, di laboratorio e radiologici: era, questa, una classificazione basata sull'idea che il germe patogeno responsabile della malattia potesse essere identificato in base alla presentazione della malattia. Si trattava di una classificazione semplicistica che non ha più alcun valore. Fin dal 1993 l'American Thoracic Society ha proposto un sistema di classificazione che tiene conto dei parametri clinici piuttosto che della valutazione soggettiva dei sintomi. Strumenti diagnostici considerati sacrosanti nel passato (colorazione di Gram, coltura dell'espettorato e presentazione clinica) sono stati sostituiti con criteri basati sull'età, le malattie associate e la gravità dell'infezione.
COME SOSPETTARLA
Durante la valutazione di un paziente con una infezione delle basse vie
respiratorie il medico deve porsi due domande fondamentali: questo paziente ha
una polmonite? deve essere ricoverato? La collega del caso narrato si pone il
primo quesito solo alla seconda visita. D'altronde la manifestazione iniziale
del disturbo poteva trarre in inganno, anche se era presente almeno un elemento
di sospetto: l'ipotensione. Nel caso narrato è importante anche la scarsa
conoscenza dell'anamnesi della malata: il medico, infatti, è solo il sostituto.
La terapia cardiologica agisce da terzo elemento confondente, al quale
attribuire l'astenia e le vertigini. La sintomatologia classica della polmonite
comprende infatti febbre, brividi, artromialgie, tosse più o meno produttiva,
dolore toracico (se è presente reazione pleurica) e dispnea. I segni obiettivi
più importanti sono la febbre, la tachicardia e la tachipnea; l'esame del
torace può far sentire rantoli e segni di consolidamento (respiro bronchiale,
ottusità plessica ed egofonia). Negli anziani non collaboranti l'auscultazione
del torace può non essere di alcuna utilità. Un segno che può invece essere
importante è la tachipnea: è stato notato che una frequenza respiratoria
superiore a 26 atti al minuto in un anziano è un buon indicatore di infezioni
delle basse vie aeree. In alcuni casi si trovano infezioni metastatiche come
artriti e meningiti. Nell'anziano spesso la presentazione è atipica, come
esemplificato dal caso in apertura: si possono avere alterazioni dello stato di
coscienza, quadri paucisintomatici, con una insorgenza più graduale, minore
frequenza di brividi e febbre di minore intensità, come accade alla signora del
caso in apertura. I reperti classici di tosse, febbre e dispnea possono essere
assenti in più della metà degli anziani che presentano soltanto condizioni
generali scadute, astenia, anoressia, dolore addominale, cadute senza motivo,
incontinenza o cefalea (2, 3).
LIMITARSI ALL'INDISPENSABILE
L'esame radiografico è considerato fondamentale per la diagnosi e andrebbe
in teoria richiesto in tutti i pazienti in cui ci sia il sospetto clinico. La
presenza di un infiltrato, insieme alla costellazione di segni e sintomi detti
sopra, indica una polmonite. La radiografia aiuta inoltre a escludere
l'insufficienza cardiaca o uno pneumotorace come cause di dispnea o di dolore
toracico. Può inoltre essere utile nel valutare la gravità della malattia e
nel decidere se inviare in ospedale il paziente. Il rischio di complicanze
aumenta infatti in presenza di infiltrati multilobari o versamenti pleurici. E'
possibile però che dia risultati falsamente negativi: in uno studio su pazienti
con radiografia negativa ma segni clinici di polmonite sono stati trovati
infiltrati con la TC toracica ad alta risoluzione (4).
Quest'ultima non è usata nella pratica di routine, ma lo studio suggerisce che
potrebbe essere logico trattare come polmoniti anche i casi che hanno
radiografie negative ma segni tipici. Anche negli anziani neutropenici o
fortemente disidratati si possono avere reperti radiografici normali: in questi
ultimi i segni di consolidamento polmonare compaiono dopo aver reidratato il
paziente. Vanno valutati inoltre i segni vitali ed è opportuno programmare un
prelievo per gli esami ematochimici (emocromo, elettroliti, funzione epatica e
renale) e per la emogasanalisi arteriosa.
ESCREATO DI DIFFICILE CONTROLLO
L'analisi dell'escreato ha un ruolo controverso. Le linee guida della
American Thoracic Society (5) e quelle più recenti
della Infectious Disease Society of America (IDSA, 6)
sono in conflitto tra loro. La IDSA raccomanda di eseguire l'esame in caso di
polmonite grave per cui il paziente debba essere ricoverato e solamente se
l'esecuzione non ritarda l'inizio della terapia. Si precisa che l'escreato deve
essere raccolto tossendo profondamente e deve essere evidentemente purulento; il
campione deve essere trasportato immediatamente in laboratorio e colorato;
l'esame citologico deve essere eseguito da personale preparato che si accerti
della sua idoneità (più di 25 leucociti polimorfonucleati e meno di 10 cellule
epiteliali per campo a basso ingrandimento). Indipendentemente dai risultati
dell'esame, la terapia non va ritardata nell'attesa del laboratorio, e in questo
senso può essere considerata corretta la scelta adottata dal collega di
soprassedere e procedere con i farmaci. L'esame può essere comunque molto utile
in caso di infezioni da parte di microrganismi che normalmente non colonizzano
il tratto respiratorio (Legionella pneumophila, Mycobacterium tuberculosis,
oppure Pneumocistis carinii). Benché la normale coltura abbia una bassa
specificità e sensibilità rispetto alla colorazione di Gram, la prima è più
utile nell'identificazione dello Streptococcus pneumoniae resistente alla
penicillina, in continuo aumento. Inoltre un campione adeguato dal quale non
cresca Staphylococcus aureus o altri bacilli Gram negativi fornisce una buona
prova della loro assenza. In ogni caso, i risultati delle colture vanno
interpretati con prudenza, dato che i campioni possono essere contaminati dalla
flora delle vie respiratorie superiori. L'analisi di routine dell'escreato e le
emocolture in ambito extraospedaliero non sono di facile esecuzione e spesso non
forniscono informazioni utili. Sono esami riservati ai pazienti particolarmente
gravi che vengono ricoverati. La maggior parte degli esperti ritiene che i
pazienti ospedalieri contraggano polmoniti con una diversa eziologia rispetto
alle persone che vivono in comunità. Le affezioni polmonari si dividono quindi
in polmoniti ospedaliere e acquisite in comunità (CAP, o community-acquired
pneumonia). Di queste ultime, che hanno direttamente attinenza col lavoro di
medico di medicina generale, si tratta in questo articolo.
OSPEDALE SI' O NO
Si giunge quindi al nodo della questione, intorno al quale si gioca anche il
destino della protagonista del caso in apertura: il ricovero. La decisione di
ricoverare il paziente è probabilmente la più importante nella gestione di
questa malattia. Almeno il 90 per cento dei malati viene curato a domicilio.
Dato che la polmonite è potenzialmente fatale, è importante identificare con
sicurezza i pazienti a rischio di complicazioni. I fattori di rischio che
aumentano la suscettibilità all'infezione sono l'età oltre i 65 anni e le
malattie croniche. Più della metà dei casi colpisce gli ultrasessantacinquenni,
data la frequente presenza di malattie debilitanti (diabete, cardiopatie,
bronchite cronica eccetera), la riduzione delle difese immunitarie e fattori
meccanici come la diminuzione del riflesso della tosse, dell'elasticità
polmonare e dell'azione delle ciglia delle vie aeree. Sono stati identificati
anche diversi fattori che aumentano la mortalità (vedi la tabella
1). I tassi di ricovero sono variabili. I medici spesso si
basano su impressioni soggettive per guidare la diagnosi, come appare anche nel
caso narrato in apertura. Uno studio su medici che hanno trattato 472 pazienti
con polmonite ha mostrato che la decisione di ricoverare si basava su alcuni
dati: aspetto clinico, stato respiratorio, malattie concomitanti, coinvolgimento
radiografico di più di un lobo e capacità di assumere farmaci per bocca (7).
E' fondamentale, invece, identificare con sicurezza i pazienti a maggior
rischio. Anche se non esiste una definizione universale di polmonite grave, la
presenza di una sola delle condizioni elencate in tabella
2 dovrebbe giustificare il ricovero. E' stato quindi proposto
un sistema di punteggio per suddividere i pazienti con polmonite in cinque
classi di rischio (8, vedi anche la tabella
3).
| Tabella 2 Polmonite grave: basta un elemento |
|---|
|
| Tabella 1 Fattori di rischio per mortalità e morbilità |
|---|
| età > 65 anni presenza di malattie concomitanti - alterazioni dello stato mentale altri fattori correlati - ospedalizzazione nell'anno precedente |
DI CHI E' LA COLPA?
L'agente causale spesso rimane sconosciuto: nella maggior parte dei pazienti
(98 per cento di quelli ambulatoriali e 50-60 per cento dei ricoverati) non si
fa una diagnosi eziologica (9). Anche in ambienti
universitari che si adoperano per praticare l'esame dell'escreato su tutti i
pazienti, la percentuale di successo non supera il 50 per cento, in quanto i
campioni sono contaminati da germi delle vie aeree superiori. Negli anziani
questa percentuale aumenta ulteriormente, dato che spesso non sono in grado di
produrre campioni di espettorato adeguati. A causa di queste difficoltà è
importante tenere presente l'epidemiologia dei patogeni delle vie aeree e i
segni specifici causati dai principali agenti (vedi la tabella
4). Lo Streptococcus pneumoniae è di gran lunga la causa più frequente,
soprattutto nella stagione invernale. La sua incidenza reale è probabilmente
sottostimata. L'Haemophilus influenzae è frequente nei fumatori, nei
bronchitici cronici, negli etilisti e nei soggetti immunocompromessi. Il
Mycoplasma pneumoniae colpisce più spesso giovani adulti anche se si trova non
raramente nell'anziano. Va sospettato quando il reperto radiografico è molto
più caratteristico dei segni clinici. La Legionella pneumophila va considerata
in pazienti con sintomi multisistemici, iponatriemia, bradicardia relativa,
confusione mentale, tosse poco produttiva e nei pazienti che non rispondono ai
betalattamici. E' un'infezione da sospettare anche nei soggetti esposti alle
possibili fonti di contagio, come docce, impianti di condizionamento d'aria e
umidificatori.
| Tabella 3 Calcolo delle classi di rischio per la polmonite da comunità |
|
|---|---|
| fattori | punti |
| età maschi femmine malattie concomitanti neoplasia insufficienza epatica scompenso cardiaco malattie cerebrovascolari insufficienza renale sintomi confusione mentale frequenza respiratoria PA sistolica < 90 mmHg temperatura > 40 °C frequenza cardiaca < 125 b/min laboratorio pH < 7,35 azotemia > 10,7 mmol/L sodiemia < 130 mEq/L glicemia > 13,9 mmol/L ematocrito < 30% PaO2 < 60 mmHg |
1 punto per anno 1 punto per anno - 10 + 30 + 20 + 30 |
| Classi di rischio | |
| I (molto bassa) II (bassa) III (bassa) IV (moderata) V (elevata) |
paziente con meno di 50 anni e senza nessuna
delle condizioni elencate sopra punti fino a 70 punti 71-90 punti 91-130 > 130 |
| modificata da Fine MJ et al. 1997 | |
UN ANTIBIOTICO VALE L'ALTRO
Dato che, come si è visto, determinare la causa della polmonite in ambito
extraospedaliero è molto difficile, la scelta terapeutica è prevalentemente
empirica (vedi la tabella 5). Le
opzioni terapeutiche proposte dalle varie linee guida sono diverse tra loro in
quanto manca, al momento, uno studio che identifichi chiaramente un regime
terapeutico nettamente superiore agli altri. La maggior parte delle polmoniti
con classe di rischio I e II può essere trattata a domicilio con elevate
percentuali di guarigione (superiori al 90 per cento) soprattutto nei pazienti
con meno di 60 anni. L'antibiotico da
| Tabella 4 | |
|---|---|
| patogeni comuni | % |
| Streptococcus pneumoniae Haemophilus influenzae Legionella pneumophila Mycoplasma pneumoniae Chlamydia pneumoniae anaerobi orali |
(30-75) (5-20) (5-15) (5-15) (5-15) - |
somministrare, preferibilmente orale e con elevata diffusibilità nel parenchima polmonare e nelle secrezioni polmonari, può essere scelto tra i macrolidi (eritromicina, claritromicina o roxitromicina), fluorochinolonici (ciprofloxacina, levofloxacina) o tetracicline (doxiciclina) senza preferenze verso una o l'altra classe. Nei fumatori, in cui è maggiore la probabilità di infezione da Haemophilus influenzae, va considerato l'uso di un macrolide di nuova generazione per la maggiore attività su questo batterio. I pazienti sopra ai 60 anni (classe II e III) hanno una mortalità leggermente superiore (fino al 3 per cento) e un quinto di essi può avere complicazioni che fanno propendere per il ricovero. La terapia, anche in questi casi, è di solito una monoterapia con, in ordine di preferenza:
Nel sospetto clinico di una polmonite da Legionella pneumophila e nella persona molto anziana in cui spesso si hanno polmoniti da emofilo, a questi antibiotici è utile associare un macrolide (claritromicina o azitromicina). La durata della terapia è un'altra questione non risolta sulla quale vi sono pochi studi. Le linee guida raccomandano in media 7-10 giorni.
| Tabella 5 | ||
|---|---|---|
| Classi di rischio | Patogeni più frequenti | Terapia antibiotica |
| I e II, terapia ambulatoriale
V, possibile ricovero in rianimazione |
S pneumoniae, M pneumoniae, C pneumoniae, H
influenzae, L pneumophila e altri
S pneumoniae, H influenzae, L pneumophila, S aureus, M catarrhalis e
altri
S pneumoniae, L pneumophila, Gram negativi aerobi (P aeruginosa, K pneumoniae), S aureus, H influenzae e altri |
macrolidi, fluorochinoloni, tetracicline
cefalosporine (III generazione, ev), betalattamici e inibitori della betalattamasi, macrolide o fluorochinolonico macrolidi ev + cefalosporina (III generazione, ev), aminoglucoside ev o carbapenemico ev |
GUARIRE E PREVENIRE
Dopo aver impostato un trattamento empirico è importante verificarne
l'efficacia. Anche in questo caso ci si basa su criteri clinici. Febbre e
leucocitosi sono i parametri più importanti nelle forme di grado lieve e
moderato. La loro normalizzazione in 2-4 giorni dall'inizio della terapia
conferma l'efficacia della stessa. La persistenza della febbre, come nel caso
narrato in apertura, è ovviamente un segno di scarsa efficacia. I reperti
auscultatori e radiografici si normalizzano più lentamente, soprattutto nelle
forme da Gram negativi. Nei casi più gravi, oltre alla terapia antibiotica è
importante anche la terapia di supporto: idratazione, nutrizione e sostegno
delle funzioni cardiovascolari e renali. Nell'anziano è importante controllare
lo stato di idratazione in quanto la perdita di liquidi con il sudore e l'iperventilazione
spesso non è bilanciata da una introduzione adeguata a causa di alterazioni
dello stato mentale. La prevenzione della polmonite comunitaria è importante
nei gruppi più a rischio: i pazienti con malattie croniche (soprattutto
cardiopolmonari), quelli con ridotte difese immunitarie e gli anziani.
Naturalmente il primo passo verso la prevenzione è il trattamento della
malattia di base (cessazione dal fumo, riduzione del consumo di alcolici,
trattamento della malnutrizione, del diabete, dello scompenso cardiaco
eccetera). I vaccini più importanti sono quello antinfluenzale e
antipneumococcico: sono entrambi molto efficaci nel giovane sano, meno nella
popolazione anziana con malattie associate; vengono comunque entrambi
consigliati in quanto sono relativamente sicuri e possono prevenire
complicazioni gravi.
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