La signora Ada G. è la mamma di una ragazza di 13 anni (anche se la chiama ancora "la mia bambina"), epilettica, in terapia dall'età di sei anni con acido valproico, e seguita da allora dal Servizio di neuropsichiatria infantile dell'ospedale.
Nella sua storia clinica ha avuto solo due crisi, a distanza di un paio di mesi l'una dall'altra, poco dopo l'inizio della scuola elementare.Da allora, una volta l'anno va dal neuropsichiatra, dopo aver eseguito un eeg, che segnala sempre la focalità epilettogena in sede temporo-parietale: per questo motivo continua la terapia in corso.
Quasi un anno fa, la signora Ada viene in studio per la richiesta del solito eeg da portare poi al neuropsichiatra.
Molto tranquillamente le suggerisco che ormai, vista l'età della bambina (uso questo termine per non urtare la sua suscettibilità), sarebbe forse opportuno farla valutare da un neurologo, anche perché bisognerà pensare a un'eventuale sospensione della terapia, essendo ormai passati sette anni dall'ultima crisi.
Noto un certo smarrimento da parte della madre, e quasi un disappunto dalla sua espressione e gestualità. Mi premuro quindi di tranquillizzarla dicendole di pensarci, nel tempo occorrente a fare l'esame, e che ne avremmo riparlato nel corso della visita successiva.
Quando la rivedo mi sembra convinta della decisione e la invio dal neurologo il quale, dopo aver valutato il quadro generale, decide la sospensione della terapia antiepilettica, con un periodo a scalare di circa tre mesi.
Dopo qualche mese la signora torna in studio, in lacrime, dicendomi che la figlia ha avuto una crisi epilettica durante la gita scolastica. Il fatto l'ha sconvolta considerevolmente, perché ora sua figlia "è tornata ammalata", ora "tutti sanno che è epilettica mentre prima nessuno lo sapeva". Mi dice che la decisione di sospendere la terapia, in fondo, era stata suggerita da me al neurologo, e altre considerazioni come "la mia bambina non guarirà più, non avrà un futuro come le altre sue compagne".
Non faccio a tempo a tentare di rassicurarla, spiegandole la logica della mia decisione, che si alza dalla sedia ed esce dal mio studio.
Quella è stata l'ultima volta che l'ho vista, perché circa un mese dopo ho ricevuto la sua ricusazione e so che si è trasferita in un altro paese.
Il commento
Danilo di Diodoro - psichiatria (Bologna)
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