vai alla home page IL CASO: Giovane e infelice

IL SECONDO PARERE


Le crisi non modificano il QI

Gabriella Bottini, Daniela Ovadia - neuropsicologia, Ospedale Niguarda (Milano)

La possibile alterazione delle funzioni cognitive negli adolescenti epilettici è un tema dibattuto che solo una consulenza neurologica personalizzata permette di dirimere
La storia della giovane Elena è un classico esempio di cosa accade a un'adolescente epilettica alle prese con le prestazioni (intellettuali, ma non solo) piuttosto elevate richieste dalla società di oggi. Le difficoltà che incontra la ragazza sembrano infatti sproporzionate rispetto al buon controllo della malattia e alla possibilità di avere una vita sociale e scolastica normale. Eppure casi come questo sono frequentissimi, e non riguardano solo i pazienti con forme resistenti alla terapia.

TROPPE VARIABILI SULLO SVILUPPO COGNITIVO
Uno degli aspetti crudeli di questa malattia è che spesso compare nell'infanzia, età cruciale per lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Tanto che, fin dagli anni venti, i neurologi si sono chiesti quale relazione vi fosse tra il disturbo e lo sviluppo intellettuale, e se il difficile inserimento scolastico dei malati potesse essere imputato a un danno organico di natura allora sconosciuta (1). All'epoca si dimostrò che i ragazzi epilettici avevano un quoziente intellettivo (QI) decisamente inferiore alla norma. Da allora questa affermazione perentoria è stata in parte mitigata: innanzitutto è apparso chiaro che parlare di bambini e ragazzi epilettici in generale è un nonsenso, almeno dal punto di vista cognitivo. La variabilità da un individuo all'altro e da una forma della malattia all'altra è molto ampia, così che, in realtà, il risultato cognitivo spazia dal franco handicap mentale a prestazioni intellettive nella norma, per non dire brillanti.
Il medico che cura Elena non fornisce dati sufficienti per comprendere quali deficit possa aver subito la ragazza nel corso del suo sviluppo. Per capirlo sarebbe necessario conoscere con precisione il tipo di epilessia di cui soffre, la localizzazione dell'area epilettogena, l'età di insorgenza delle crisi, lo stato del suo elettroencefalogramma tra una crisi e l'altra e, infine, il tipo di farmaci che assume o che ha assunto nel corso della crescita. Tutti questi elementi, infatti, influiscono sullo sviluppo di quella che viene chiamata genericamente intelligenza, ma che in realtà non è altro che una combinazione di capacità diverse che possono essere compromesse solo in parte. Se l'epilessia di Elena è idiopatica, è probabile che il suo quoziente intellettivo sia migliore di quanto sarebbe se all'origine vi fosse una lesione cerebrale ben definita (2).
E' ormai noto, inoltre, che molti farmaci antiepilettici compromettono funzioni quali l'attenzione, la memoria e le abilità visuopercettive. Il loro effetto negativo varia però nel tempo, ed è maggiore, per esempio, nella fase di assestamento del dosaggio, o nel passaggio da un farmaco all'altro, o ancora nelle politerapie. Se la misurazione del QI è stata fatta in uno di questi momenti, risulterà sicuramente alterata, ma questa perdita di punteggio è spesso reversibile (3).
D'altra parte la ragazza può essere apparentemente libera da crisi, ma avere comunque lievi scariche asintomatiche o alterazioni dell'elettroencefalogramma che abbassano la soglia di attenzione e la performance (4).

LA SCUOLA GIUSTA
Non è difficile immaginare quanto queste fluttuazioni possano interferire con un buon rendimento scolastico. Si può quindi affermare che un adolescente epilettico rischia di non riuscire bene negli studi perché è «meno brillante», ma solo di tanto in tanto.
Una buona valutazione neuropsicologica, che esamini anche tutti i sottosistemi cognitivi (linguaggio, memoria, abilità matematiche e di ragionamento complesso, attenzione) è uno strumento prezioso per indirizzare il paziente e la famiglia verso gli studi più adatti, evitando frustrazioni inutili. Una ricerca del 1989 dimostra, per esempio, che una discreta percentuale di ragazzi epilettici tra gli 11 e i 16 anni ottiene, in alcuni compiti scolastici ben definiti, una prestazione più bassa di quanto sarebbe atteso in base al loro quoziente intellettivo (5, vedi anche la tabella). Ciò significa che, nei soggetti esaminati, sono specifiche funzioni a essere compromesse, e non le abilità generali. Se l'area epilettogena coinvolge le zone del linguaggio, per esempio, non ha senso mandare un giovane paziente in un liceo linguistico, mentre se sono scarse le capacità di coordinamento motorio o visuospaziale, è la scuola professionale a rappresentare una scelta sbagliata e il liceo classico, paradossalmente, una buona opportunità.
Infine, è opportuno spendere qualche parola sulla prevalenza dei disturbi cognitivi che, secondo la maggior parte degli studi effettuati, sfiorerebbe il 90 per cento dei soggetti. Ma, come prevedibile, queste valutazioni sono state fatte su popolazioni afferenti a centri specializzati in grandi ospedali. Altre ricerche, più datate e più contenute, benché effettuate in contesti come le scuole pubbliche o la medicina generale, sono molto più confortanti e misurano prevalenze variabili dal 10 al 23 per cento degli epilettici.
In conclusione, il compito del medico curante di Elena dovrebbe essere, come anche ben illustrato nell'articolo di commento al caso, informare la giovane e la sua famiglia di questi aspetti non secondari della malattia, inviandoli, se necessario, allo specialista neuropsicologo per un buon counselling orientativo. In questi pazienti fragili, spesso basta la consapevolezza di non essere responsabili delle difficoltà di apprendimento per migliorare l'autostima e, di conseguenza, la qualità della vita.

Percentuale di giovani epilettici che svolgono il compito in modo insufficiente rispetto al QI
compito% di maschi% di femmine
riconoscimento di parole10,510,1
spelling33,315,9
aritmetica28,131,9
comprensione alla lettura22,813,0
Torna al riferimento nel testo

Bibliografia (Torna al riferimento nel testo)

  • 1) Dawson S et al. The intelligence of epileptic children. Arch Dis Child 1929; 4: 142.
  • 2) Bourgeois BFD et al. Intelligence in epilepsy: a prospective study in children. Ann Neurol 1983; 14: 438.
  • 3) Dodrill C et al. Effect of anticonvulsivant drugs on abilities. J Clin Psych 1988; 49: S31.
  • 4) Hutt SJ et al. Choice reaction time and eeg activity in children with epilepsy. Neuropsychologia 1977; 15: 257.
  • 5) Seidenberg M; Academic achievement and school performance of children with epilepsy. In: Seidenberg M et al. Childhood epilepsies: neuropsychological, psychosocial and intervention aspects. Chichester: John Wiley and Sons, 1989.

    torna al caso torna al caso
    torna al primo parere torna al commento


    inizio torna all'inizio
    sommario vai al sommario
    archivio casi archivio dei casi
    Home page Utet periodici
    © 2000 Occhio Clinico
    vai alla home page