I voti degli studenti al tirocinio in medicina di famiglia
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I voti degli studenti al tirocinio in medicina di famiglia
Inserito da redazione il Gi, 15/05/2008 - 01:00
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Apartire dall’anno accademico 2002-2003, la Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università degli studi di Torino ha organizzato un tirocinio professionalizzante in medicina generale, obbligatorio, della durata di tre settimane e che attribuisce tre crediti formativi, nell’ambito delle attività del VI anno.<br />
L’organizzazione del tirocinio è stata resa possibile da una convenzione tra l’Università e l’Ordine dei medici; i dettagli sugli aspetti istituzionali, di metodologia didattica e di contenuto sono riportati nel libro La medicina di famiglia insegnata all’Università (Bono 2004). <br />
In questo articolo sono presentati i dati inerenti il giudizio di gradimento sull’esperienza svolta, espresso dagli studenti del Polo universitario di Torino<br />
Al fine di comprendere le valutazioni riportate è necessario sapere che:<br />
ogni studente deve frequentare, nelle tre settimane, oltre allo studio del medico di famiglia tutore, un ciclo di 18 lezioni seminariali, integrate da brevi esercitazioni, sui temi propri della medicina di famiglia e condotte da uno dei tutori a turno;<br />
nell’attività sono coinvolti 72 medici di famiglia appositamente formati, all’inizio dell’attività e nel suo prosieguo, di cui quattro anche con funzioni di coordinatori;<br />
ciascuno studente compila al termine dell’esperienza, in maniera anonima, una scheda di giudizio sull’attività svolta con il proprio tutore, al fine di valutare l’andamento del tirocinio dal suo punto di vista (la scheda, consegnata dal tutore, viene compilata e riconsegnata dallo studente direttamente al Centro didattico dall’università al momento della registrazione del voto).<br />
Il numero di schede consegnate dai tirocinanti è aumentato negli anni, passando dal 19% del 2002/2003 al 58% del 2006/2007, per un totale di 623 schede raccolte in cinque anni (il 54% complessivo degli studenti che hanno frequentato il tirocinio). Le schede non riconsegnate <br />
riguardano in gran parte studenti che rimandano la registrazione del voto.<br />
Risultati e commenti<br />
La sintesi dei risultati è riportata nella tabella 1, dove per ciascuna domanda è rappresentato il totale dei dati dei cinque anni. Ciò è consentito dal fatto che le percentuali delle varie risposte alle singole domande, comparate nei cinque anni, non mostrano significative differenze.<br />
Sul totale delle domande il giudizio è stato positivo per il 93% degli studenti («buono» per il 30%, «ottimo» per il 63%).<br />
Le attività che raccolgono maggior consenso sono quelle inerenti la disponibilità del tutore a discutere gli aspetti dell’attività medica richiesti dal tirocinante (85% di «ottimo»), la sua competenza nel chiarire i dubbi e nel dare le spiegazioni richieste (80% di «ottimo») e il rapporto interpersonale con il tutore (giudizio globale, che ha raggiunto il 79% di «ottimo»).<br />
Seguono la capacità del tutore di mediare il rapporto tra studente e paziente («ottimo» nel 71% dei casi) e la funzionalità dell’organizzazione dello studio del tutore per l’attività di tirocinio (70% di «ottimo»). Il giudizio globale sull’esperienza (domanda 10) è positivo per il 95% degli studenti (raccoglie il 27% di «buono» e il 68% di «ottimo»).<br />
Minor successo hanno avuto le attività seminariali, in particolare gli argomenti scelti (49% di «buono» e 35% di «ottimo») e la modalità didattica (44% di «buono» e 33% di «ottimo»).<br />
Infine, la congruità tra obiettivi didattici del tirocinio e attività svolte con il tutore in studio e quella tra obiettivi didattici e lezioni seminariali hanno raccolto rispettivamente il 57% e il 47% di «ottimo».<br />
Sono state ipotizzate alcune spiegazioni sul minore gradimento delle attività seminariali rispetto a quelle cliniche praticate nello studio in rapporto diretto con il tutore.<br />
Una prima causa è sicuramente la «fame» di pratica che tutti gli studenti manifestano: è esperienza comune per i tutori la richiesta dei tirocinanti di poter prolungare la presenza in studio durante le ore di visita. Confrontata con la novità e il coinvolgimento della relazione con un paziente in carne e ossa, qualsiasi altra esperienza didattica ne esce sminuita: nei commenti liberi, infatti, prevalgono la richiesta di dedicare maggior tempo all’attività ambulatoriale vera e propria a scapito dei seminari (giudicati talvolta una ripetizione di concetti appresi negli anni precedenti), le attestazioni di stima per i tutori e le dichiarazioni di stupore per la qualità del lavoro osservato.<br />
In secondo luogo, gli studenti svolgono il tirocinio dopo sei anni di lezioni teoriche e per di più nei mesi di marzo-giugno, quando contemporaneamente recuperano esami e preparano la tesi. E’ legittimo che provino una certa saturazione per tutto ciò che comporta lo stare seduti dietro a un banco o sopra un libro.<br />
L’attività seminariale, che riveste il ruolo molto importante di rendere consapevoli gli studenti anche di quegli aspetti teorici che rappresentano il supporto e la chiave di interpretazione di ciò che viene poi osservato nella pratica con il paziente, va dunque resa più coinvolgente.<br />
A questo fine, sono state prese diverse iniziative, tra le quali, durante l’anno accademico 2006-2007, l’organizzazione, a cura dell’Università e dell’Ordine dei medici, di un corso di perfezionamento, con frequenza obbligatoria per i tutori, sui temi oggetto dei seminari. L’obiettivo del corso era di aiutare i tutori a dare maggiore rilievo durante le lezioni alle peculiarità della presa in carico del paziente nel setting della medicina di famiglia nelle diverse condizioni patologiche, rimarcando le differenze con il setting specialistico, in modo che per gli studenti la lezione non sia una ripetizione di nozioni già apprese durante il corso di studi.<br />
Nel corso del 2007-2008 si intende far valutare agli studenti l’interesse suscitato da ciascuna lezione, tanto per ciò che riguarda i contenuti quanto per ciò che riguarda la loro presentazione.<br />
Le ultime domande del questionario sono inerenti all’immagine che lo studente aveva della medicina generale prima del tirocinio e al termine di esso (vedi tabella 2).<br />
L’immagine era positiva solo per il 43% degli studenti prima del tirocinio, ma lo diventa per il 93% di essi alla fine.<br />
Questa mediocre immagine iniziale contrasta con il dato di gradimento solitamente elevato nei confronti della medicina di famiglia che emerge dai sondaggi periodicamente proposti tra la popolazione generale.<br />
La discrepanza può essere spiegata con il fatto che gli studenti hanno avuto rare occasioni di servirsi del medico di famiglia, per diversi motivi:<br />
sono giovani e prevalentemente sani;<br />
tra loro c’è una percentuale più alta che nella popolazione generale di persone appartenenti alle classi socioeconomiche elevate;<br />
spesso sono figli di medici o, essendo prossimi all’ambiente accademico-ospedaliero, tendono a usufruire dei servizi medici attraverso corsie privilegiate che saltano l’approccio con le cure primarie e ne distorcono il ruolo.<br />
La conoscenza della medicina di uno studente al sesto anno è poi completamente filtrata dall’ospedale ed è quindi naturale che egli ritenga che la «vera medicina» si possa praticare solo in quell’ambiente.<br />
L’immagine che hanno della medicina di famiglia prima del tirocinio deriva dunque da una conoscenza di «seconda mano», mediata ancora dagli stereotipi di medici che trascrivono ricette e smistano pazienti agli specialisti senza neanche averli guardati in faccia. <br />
Molti studenti dunque pensano alla medicina generale come a un ripiego, in caso di fallimento dell’ingresso in specialità e del posto in ospedale.<br />
Una differenza di giudizio così marcata tra prima e dopo è comunque una grande soddisfazione per la medicina di famiglia; per i tutori è un premio per la disponibilità all’insegnamento e per il loro attaccamento alla professione e ai suoi valori.<br />
In conclusione i risultati di questa indagine dimostrano che la conoscenza de visu della realtà delle cure primarie può contribuire a una scelta più consapevole del futuro professionale da parte dei neolaureati e, qualsiasi essa sia, a una migliore interazione tra professionisti che conoscono le basi delle reciproche discipline.
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occhio al concetto
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Val più la pratica...<br />
Coinvolgere gli studenti più anziani nelle attività di cura sul territorio allarga i loro orizzonti professionali e motiva lo studio teorico.
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abstractUniversity internship in family medicine Since 2002 the University of Turin has included a compulsory internship in general medicine in the syllabus in year 6 of the degree course. The three-week-long internship takes place at the surgeries of GPs selected as tutors. Students are invited to attend seminars and carry out practical exercises at the surgery. Key words: internship; family medicine |
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