Equivalente a chi?


Sono favorevole al generico, per motivi culturali (molecole affermate e affidabili) ed economici, concordando col farmacista la non sostituzione della ditta del generico da me scelta. I dubbi sono per la complessità del nome: per un anziano o per un illetterato nomi come «enalapril+idroclorotiazide» o «levodopa carbidopa rilascio prolungato» possono essere duri da ricordare: forse sarebbe il caso di usare sigle o abbreviazioni. D’altronde, la difficoltà non è solo degli assistiti: un collega otorino, che ha letto sul'impegnativa: «otite acuta emorragica, già trattata con claritromicina+betametasone», ha chiesto il nome commerciale alla paziente che ha esclamato: «Ma dottore, voi non conoscete il nome delle sostanze?».

Franco Magnone
medicina generale
cuneo

Il TAR del Lazio ha recentemente negato all’AIFA la titolarità unica della garanzia della bioequivalenza, decretando pubblici i documenti di concessione della produzione dei generici e ogni giudizio tecnico comunque soggetto al sindacato del giudice amministrativo. Le industrie che fanno generici non hanno pari affidabilità: eppure, ai pazienti viene cambiata confezione in continuazione, anche in presenza della dicitura «non sostituibile» apposta alla ricetta. La scusa della difficoltà di magazzino maschera a volte interessi economici (alcuni generici sono forniti con sconti enormi).
Il meritorio risultato perseguito dal ministero di indurre le aziende farmaceutiche a ridurre al minimo il prezzo dei brand fino al sopportabile, è ottenuto con indubbie difficoltà dei pazienti e, di conseguenza, del curante.

Andrea Mangiagalli
medicina generale
pioltello

Per educare i pazienti al corretto uso del nome del principio attivo, io cancello con il pennarello il nome commerciale sulle scatole ed evidenzio il nome del principio attivo. In questo modo li aiuto a crescere culturalmente, abituandoli a riconoscere le sostanze che stanno assumendo, con il loro vero nome, uguale in tutti i paesi del mondo.
Sarà noioso e ideologico, ma gli ideali hanno guidato gli uomini verso il progresso.
Silvio Garattini è recentemente intervenuto alla trasmissione televisiva Elisir, rassicurando tutti sull'utilizzo dei farmaci equivalenti, sia i medici sia gli utenti. In sintesi:
ha riaffermato l'equivalenza, nell'uso, tra farmaci brand e i cosiddetti «generici», oggi ridefiniti appunto «equivalenti»;
ha rassicurato il generalista Gargiulo che un paziente che ha iniziato un trattamento cronico con un farmaco di marca può continuare con un equivalente senza alcun rischio per il paziente e per il prescrittore;
ha fatto notare che spesso i farmaci equivalenti sono prodotti dalla stessa casa farmaceutica che li immette nel mercato con nome di fantasia;
ha attribuito all'AIFA la responsabilità delle autorizzazioni al commercio dei farmaci;
ha illustrato l’ampia diffusione dei farmaci equivalenti nel mondo, raccomandando ai cittadini di ricordare il nome del principio attivo quando si recano all'estero;
ha poi informato il pubblico che solo il 10% del prezzo di un farmaco è legittimato dal recupero delle spese per la ricerca su quel prodotto, mentre il 30% copre le spese di pubblicità.

Mauro Pecchioli
Medicina generale
Firenze

L'Italia è un paese vittima del manicheismo e di chi ne approfitta. L'economia e la scienza hanno invece bisogno della scala dei grigi e della tabella della doppia entrata dei vantaggi e degli svantaggi di ciascuna scelta. Sarebbe più saggio dire che il generico è una giusta strategia, che stimola a un cambiamento che, come tutti i cambiamenti, ha qualche effetto collaterale (per esempio le troppe «licenze poetiche» di non pochi farmacisti sul marchio dei farmaci prescritti). Sarebbe infine utile dare ai pazienti e ai medici di famiglia avvisi su come affrontare le difficoltà e far sì che le autorità ministeriali le rimuovano.

Francesco Del Zotti
Medicina generale
Verlona

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