Come prevenire gli eventi ischemici successivi a un TIA?

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Un mio paziente di 84 anni ha avuto due episodi di TIA a distanza di un anno uno dall’altro; in entrambi i casi si è trattato di un’ipostenia dell’arto superiore destro con disartria e confusione mentale, risolti completamente nell’arco di una giornata...
parole chiave: 
Attacco ischemico
Occhio Clinico 2008; 1: 24
<p class="sottotitolo">quesito</p><p>Un mio paziente di 84 anni ha avuto due episodi di TIA a distanza di un anno uno dall’altro; in entrambi i casi si è trattato di un’ipostenia dell’arto superiore destro con disartria e confusione mentale, risolti completamente nell’arco di una giornata. Il paziente è un iperteso solo sistolico borderline, già in terapia antiaggregante per una fibrillazione atriale; io non ho ritenuto, data l’età, di passare <br />a un anticoagulante o di aggiungere altri farmaci o indagini. Mi chiedo quale atteggiamento possa condizionare positivamente la prognosi.</p><p class="sottotitolo">risposta</p><p>La possibilità di avere un ictus entro una settimana riguarda addirittura il 10 per cento dei pazienti che ha avuto un TIA. In Gran Bretagna è stata esplorata l’urgenza di cogliere questa prima finestra sottoponendo tutti i soggetti a terapia specifica. Nella prima fase dello studio i medici curanti erano invitati a fissare un appuntamento per tutti i soggetti con sospetto attacco ischemico transitorio presso una clinica specialistica che suggeriva poi loro per fax il trattamento farmacologico idoneo. Nella seconda fase dello studio i pazienti venivano immediatamente posti in terapia dal centro. La ricorrenza di ictus era del 10 per cento nella prima fase e del 2 per cento nella seconda. Gli interventi attuati erano: acido acetilsalicilico, clopidogrel o entrambi; simvastatina, antipertensivi; anticoagulanti se indicato. L’indicazione all’endoarterectomia carotidea è stata posta in casi rari. Il manifestarsi di un TIA in una fibrillazione atriale renderebbe opportuno il passaggio dall’antiaggregante all’anticoagulante e andrebbe perseguito la normalizzazione della pressione arteriosa. Lo studio suggerisce la validità di un pronto intervento farmacologico, ma non stabilisce con chiarezza quale e non precisa se l’assetto completo di prevenzione secondaria sia stato prescritto più frequentemente dai curanti nella prima fase o dal centro nella seconda. </p><p class="bibliografia">Bibliografia</p><ul><li>Rothwell PM et al. Effect of urgent treatment of transient ischaemic attack and minor stroke on early recurrent stroke (EXPRESS Study): a prospective population-based sequential comparison. Lancet 2007; 370: 1432. <br /></li></ul>

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