<p>Giacomo Milillo, segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (FIMMG) ha proposto di abolire i certificati medici di tre giorni, sostituendoli con una autocertificazione. Quando un raffreddore o solo un po’ di stanchezza diventano un’indisposizione di tre giorni, sostiene Milillo: «si deve introdurre l’autocertificazione, magari prevedendo un numero fisso di assenze consentite. Chi ne fa di meno viene premiato, per chi supera il limite scatta una penalità». <br />Ne è seguito, nella lista di discussione Medicina in rete (MIR), un vivace dibattito. Si riportano in questa pagina alcuni interventi.</p><p>Massimo Tombesi <br />medicina generale<br />macerata<br />Il sindacato potrebbe fare un’operazione di lobbying per imporre all’INPS di accettare autocertificazioni di indisposizione al lavoro, soprattutto se passerà la proposta, ora in studio, di un sistema di certificazioni INPS on line: non è davvero proponibile che ci mettiamo a fare certificati online per un giorno! Se poi non può intervenire sui contratti dei dipendenti pubblici o di altri non INPS, il nostro Accordo collettivo nazionale può stabilire che i certificati di malattia rilasciati nei primi 3 giorni non siano più gratuiti. C’è il rischio che un sistema come quello prospettato da Milillo finisca per promuovere indirettamente le assenze «garantite» da parte di chi non ne avrebbe bisogno per malattia. Tuttavia, io non penso che ci siano tanti imbroglioni e tanti certificati compiacenti; ci sono, invece, tanti certificati per patologie brevi non obiettivabili, cosa che è un problema soprattutto nostro, non delle persone, né dello Stato o dei datori di lavoro. Quindi noi dobbiamo muoverci per risolvere il nostro problema, non quello dell’assenteismo, che comunque si può eliminare solo con un’autocertificazione firmata e un’assunzione di responsabilità. In Italia il lavoro piace poco, ma la responsabilità ancora meno. La soluzione ottimale sarebbe di prevedere sempre e solo autocertificazioni e verifiche da parte di medici fiscali, come accade, per esempio, in Olanda. </p><p><br />Francesco Del Zotti<br />medicina generale<br />verona</p><p>Milillo ha mostrato iniziativa e buona volontà. L’eccesso di burocrazia è una tragedia per la medicina generale e va combattuto con un coordinamento delle diverse forze e idee. Il tema riguarda anche le società culturali: il tempo liberato da zavorre burocratiche e dal braccio di ferro con i pazienti può essere riempito con l’organizzazione gestionale della TAO, delle malattie croniche, con l’audit, insomma attuando un mansionario di secondo livello, magari remunerato, al posto dei molti centri che ora lo attuano in vece nostra. </p><p><br />Renato Rossi<br />medicina generale<br />verona</p><p>Difficile pensare che con l’autocertificazione per i primi tre giorni si potrà combattere la piaga dei certificati compiacenti. In Italia, fatta la legge, trovato l’inganno. Chi vuole ottenere un certificato di malattia, ha tante patologie non obiettivabili a disposizione da sbizzarrirsi: una laurea in medicina non basta a stabilire se il paziente è un malato o un mentitore. Prevedo, anzi, un aumento di contenzioso, perché chi faceva il furbo prima, dopo sarà portato a farlo anche di più e ne deriverà semplicemente la scomparsa di assenze brevi: tutti andranno dal medico ingigantendo i disturbi per avere almeno 4 giorni di malattia. Inoltre, col clima che c’è in fabbrica, anche il lavoratore più onesto potrebbe essere tentato di chiedere comunque l’imprimatur del medico (e quindi protrarre la malattia) per non essere etichettato come il solito lavativo che approfitta dell’autocertificazione. C’è un solo modo per risolvere alla radice il problema dei certificati: il paziente autocertifica la sua malattia qualsiasi sia la durata e sarà poi compito dei medici dell’INPS fare da controllori. Siccome, però, questa soluzione non ha alcuna possibilità di essere presa in considerazione, al problema non c’è soluzione. </p><p> <br />Francesco Del Zotti<br />medicina generale<br />verona<br />Non è con il sarcasmo che si attua un cambiamento: sarebbe necessario vedere cosa fanno negli altri paesi (ricorrendo alla rete WONCA); poi studiare gli effetti collaterali dell’autocertificazione sino a 3 giorni, per ovviarvi. Forse aumenteranno le richieste di 4 o più giorni; ma, in questo caso, sarà più facile il filtro professionale: oggi a chi chiede un giorno non si sa cosa opporre; domani, a chi chiedesse 4 giorni per una cefalea, qualcosa si potrà e dovrà pur dire. </p><p><br />Mauro Pecchioli<br />medicina generale<br />firenze</p><p>E se rifiutassimo finalmente di fare i cani da guardia? Se altri medici si occupassero della parte burocratica della malattia di un nostro paziente, mentre noi ci occupiamo solo della parte medica, limitandoci a rilasciare una prognosi su carta intestata, che dovrà poi verificare il collega controllore? Ovviamente lasciando la possibilità al lavoratore di autocertificare per i primi tre giorni. Così davvero finirebbe anche la storia dei certificati compiacenti, grazie al doppio controllo. Ci sarebbe lavoro per medici attualmente a spasso e noi saremmo occupati solo a curare le reali malattie. </p>
Chi certifica cosa
Segnala questo articolo su PartecipaSaluteVuoi accedere a tutti i contenuti del sito e inviare commenti?
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»
