Codice bianco: accusa ai medici?

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Caraceni L, Iacono G, Tombesi M
Il professor Luigi Frati, presidente della Conferenza dei presidi delle facoltà di medicina, sull’ultimo numero (1-2/2007) del trimestrale della FNOMCEO La professione, afferma: «Se un cittadino si reca al pronto soccorso con codice bianco, è perché ha un’esigenza e non trova il medico sul territorio. Forse allora dovremmo far pagare quei dieci o più euro al medico non disponibile o alla struttura che non lo ha reso disponibile sotto il profilo organizzativo e, magari, nel giro di una settimana il problema sarebbe risolto, tra l’altro migliorando drasticamente la percezione della qualità dei servizi offerti, punto debole dell’attuale gestione organizzativa». ...
parole chiave: 
Medicina generale
Occhio Clinico 2007; 9: 32
<p class="sommario">Si riporta un recente scambio di opinioni sorto nella lista telematica di discussione Medici in rete, stimolato dalla dichiarazione di un autorevole esponente della professione. </p><p class="caso"><b>La pietra nello stagno</b><br /><br />Il professor Luigi Frati, presidente della Conferenza dei presidi delle facoltà di medicina, sull’ultimo numero (1-2/2007) <br />del trimestrale della FNOMCEO La professione, afferma: <br />«Se un cittadino si reca al pronto soccorso con codice bianco, <br />è perché ha un’esigenza e non trova il medico sul territorio. <br />Forse allora dovremmo far pagare quei dieci o più euro al medico non disponibile o alla struttura che non lo ha reso disponibile sotto il profilo organizzativo e, magari, nel giro di una settimana <br />il problema sarebbe risolto, tra l’altro migliorando drasticamente la percezione della qualità dei servizi offerti, punto debole dell’attuale gestione organizzativa».</p><p>&nbsp;</p><p><i><b>Luciano Caraceni</b>, medicina generale (Macerata)</i><br />Spesso il cittadino si reca al pronto soccorso non perché non trova il proprio medico, ma perché crede che quello sia il luogo ideale per la soluzione del suo caso: il basso livello di tecnologia dei nostri studi gli fa percepire una certa difficoltà a ricevere soluzioni immediate. <br />Per natura, organizzazione e formazione, la medicina generale italiana è più portata a dare risposte dilazionate. Questo entra in conflitto con il modello di medicina a risposta immediata, celebrata da più parti, che il cittadino crede di trovare in uno scenario ad alta tecnologia. Si arriva così al paradosso che per prestazioni da codice bianco come una  distorsione o una piccola medicazione, le attese in pronto soccorso sono più lunghe  che nello studio del curante. Personalmente, credo che il medico di famiglia non possa più fare a meno di una strumentazione che consenta di effettuare una prima opera di filtro sul territorio. Questo comporta alcune criticità da risolvere: </p><ul><li>necessità di organizzare percorsi formativi (con successive implementazioni) per i medici che utilizzano strumentazioni diagnostiche;</li><li>liberare la medicina generale dalla eccessiva burocrazia, in modo da avere tempo disponibile per queste attività professionali.</li></ul><p><i><b>Giorgio Iacono</b>, medicina generale (Forio)</i><br />Oltre che per le situazione di vera emergenza, al pronto soccorso si va anche per la voglia di far presto senza attendere il normale orario di studio del proprio medico, nella speranza di evitare la sala di attesa o sotto la compulsione patofoba che fa considerare indifferibile una prestazione diagnostica strumentale. Poi c’è chi pur avendo un dolore addominale fin dal mattino non rinuncia alla giornata al mare, al riposino pomeridiano, alla cena ed al piano bar e infine alle 3 del mattino si reca al pronto soccorso, per essere sicuro di star bene prima di andare a letto.  Ognuno di noi può raccontare molti episodi di malcostume sanitario da parte dei pazienti, che non hanno niente a che fare con la mancata reperibilità del medico. <br />Credo che non si debbano incolpare sempre e comunque medici e strutture sanitarie invece di educare il cittadino al rispetto per chi svolge un lavoro difficile con professionalità e spirito di servizio.</p><p><i><b>Massimo Tombesi</b>, medicina generale (Macerata)</i><br />Si possono fare diversi tipi di commento evidence based:</p><ul><li>cosa prova che i pazienti abbiano cercato, senza trovarli, i loro medici e che per questo si sono rivolti al pronto soccorso?</li><li>dato che vi sono ormai molte medicine di gruppo con studi aperti parecchie ore al giorno e che accordi integrativi regionali prevedono  ampia disponibilità oraria mediante telefono cellulare, dovrebbe essere possibile documentare una riduzione del numero di codici bianchi;</li><li>perché i pronto soccorso non producono e pubblicano i loro dati? Si dovrebbe poter sapere quante sono le persone che vi arrivano con un disturbo grave e urgente e dopo quali percorsi. Potrebbe essere un’indagine produttiva per una riorganizzazione efficiente e controllata.<br /></li></ul><p>Infine un commento di merito sui codici bianchi: cosa viene fatto ai pazienti al pronto soccorso? Se una persona che ha battuto la testa sullo stipite della porta di casa viene sottoposta a TC cranio e visita neurologica, probabilmente dedurrà che valeva la pena di rivolgersi al pronto soccorso. <br />Mentre non è colpa dei medici di famiglia se è diventato insopportabile per i più attendere mezza giornata per far vedere una puntura di insetto, rimane incontestabile che una medicina generale meglio organizzata migliorerebbe l’efficienza di alcune prestazioni e potrebbe ritornare un po’ più al centro del sistema, anche rispetto al pronto soccorso.</p>

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