Lo sviluppo professionale continuo porta a un reale governo clinico

riassunto
arte e mestiere
ECM
Caimi V
Il Governo clinico è spesso ritenuto solo strumento di controllo della spesa destinata a farmaci ed esami: non va perso di vista il suo significato formativo e assistenziale.
parole chiave: 
Clinical governance; Educazione continua
Occhio Clinico 2007; 8: 29
<p class="firma">Vittorio Caimi<br />Medicina generale<br />Monza</p><p class="sommario">Non va perso di vista il significato formativo e assistenziale del Governo clinico, a torto ritenuto solo strumento di controllo della spesa destinata a farmaci ed esami.</p><p>Gabriel Scally e Liam Donaldson nel 1998 hanno definito Governo clinico: «il contesto in cui i servizi sanitari si rendono responsabili del miglioramento continuo dell’assistenza e mantengono elevati livelli di prestazioni, creando un ambiente che favorisce l’espressione dell’eccellenza clinica nel limite delle risorse disponibili» (Scally 1998). In tempi successivi, dalle pagine della stessa rivista, si è insistito che: «il proposito primo dell’ECM è di mantenere e migliorare l’efficacia del comportamento clinico». In quest’ottica, più complessa di quella puramente economica e per questo risultato, di più difficile realizzazione, la formazione dei professionisti della salute è, al tempo stesso, una premessa e un prodotto del Governo clinico, configurandosi, perciò, come una parte costitutiva di esso.<br />D’altra parte, molti progetti attivati nell’ambito del Governo clinico hanno forti valenze di formazione sul campo, che sarebbe necessario valorizzare al di là del loro ritorno in termini di soddisfazione dell’utente e d’impatto economico. Si fa riferimento, per esempio, ai Percorsi diagnostico terapeutici, che possono essere considerati progetti intrinsecamente formativi, dato che hanno prodotto raccomandazioni condivise tra specialisti e medici di famiglia sull’uso responsabile dei farmaci. In quanto modelli di formazione sul campo, i progetti di Governo clinico andrebbero allora accreditati ECM (vedi l’articolo a pagina 30).<br />Per quanto riguarda i contenuti della formazione, occorre ancora una volta richiamarsi alla definizione europea della medicina di famiglia, redatta da WONCA nel 2002, che enuncia non tanto «materie», quanto «competenze»: </p><ul><li>la gestione delle cure primarie;</li><li>le cure centrate sulla persona;</li><li>le abilità specifiche nel problem solving; </li><li>l’approccio integrato alla malattia;</li><li>l’orientamento alla comunità; </li><li>l’utilizzo del modello olistico.</li></ul><p>Abitualmente la pratica della medicina di famiglia viene valutata dalla soddisfazione degli utenti, poi dai comportamenti (performance) e solo infine dai risultati (esiti) dell’azione clinica. Quest’ultima valutazione richiede un ruolo attivo del medico di famiglia come produttore di dati dalla propria pratica clinica.<br />L’ECM, non più orpello separato dalla clinica quotidiana, può diventare allora una parte indispensabile di essa ed elemento di uno Sviluppo professionale continuo (CPD) che si afferma nell’«accountability». Questo termine, mutuato dall’elaborazione teorica internazionale, è traducibile in «responsabilità» (sia verso il paziente sia verso il sistema), e sottintende il dovere di rendere conto del proprio operato a tali soggetti, in contrasto con la tradizionale autoreferenzialità del medico di medicina generale. Il medico (o il gruppo di medici) di famiglia si pone così come elemento portante della formazione e lo sfidante nel confronto tra ospedale e territorio, mirando, però, all’integrazione di questi.<br />Si può, allora essere d’accordo con Elio Borgonovi secondo cui il Governo clinico attribuisce responsabilità e autonomia decisionale nell’assistenza non solo asserita, ma «sottoposta a verifiche che non siano burocraticamente imposte dall’alto in basso, ma siano condivise dai medici che hanno il rapporto diretto con i pazienti» (Borgonovi 2004). Non è lontana o dissimile la convinzione dell’attuale Ministro della salute, Livia Turco, circa «l’opportunità di [...] indicatori di esito e valutazione in termini di obiettivi di salute conseguiti, più che di sommatoria di prestazioni erogate» (Ministero della salute 2007).</p><p class="bibliografia">Bibliografia</p><ul><li>Borgonovi E. Il ritorno al futuro: il ruolo del medico di medicina generale. Mecosan 2004; 51: 2.</li><li>Ministero della salute. Governo clinico, qualità e sicurezza delle cure. Audizione del ministro in Parlamento, 2007.</li><li>Scally G. The NHS’s 50 anniversary. Clinical governance and the drive for quality improvement in the new NHS in England. BMJ 1998; 317: 61. <br /></li></ul>

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