<p class="firma"><b>Francesca Ricci</b><br />ospedale niguarda ca’ granda<br />Milano</p><p class="sommario">Il comportamento pratico con un bambino o adolescente con ingrossamento dei linfonodi latero cervicali superiore a 10 mm spazia dalla rassicurazione con osservazione nel tempo alla diagnosi differenziale intensiva, a seconda di un giudizio clinico basato su anamnesi e visita accurate.</p><p class="caso"><b>IL CASO | Prova e controlla</b><br /><br />Mirko N, di dieci anni, mi é stato portato in ambulatorio dalla madre, rom, con una vistosa linfoadenopatia latero cervicale monolaterale. Io, basandomi più che altro sull’età del soggetto, ho considerato che l'origine infettiva fosse la più plausibile. Ritenendo che quello che conta sia solo la dimensione dei linfonodi, anche stavolta non mi sono soffermato, essendo lo stadio iniziale, a valutarne la consistenza o l'aspetto ecografico. Ho cominciato, quindi, col prescrivere un ciclo di antibiotico (amoxicillina) per poi controllare il bambino dopo 7 giorni. Ma forse era meglio rivedere il bambino senza terapia richiedendo la solita batteria di esami (emocromo, tampone faringeo, mono e toxo test, magari anticorpi anti HIV). Mi auguro che la linfoadenopatia non persista, ma qualora ciò fosse, mi chiedo se ci si possa fidare della diagnosi di natura ecografica o se non vada richiesto direttamente un agoaspirato. </p><p>La prima cosa che deve accertare l’esame obbiettivo è che la linfoadenopatia sia localizzata e non, piuttosto, generalizzata. Il collega considera giustamente l’età il primo criterio orientativo: l’esposizione antigenica stimola la crescita del tessuto linfoide, con un picco tra gli 8 e i 12 anni (mentre in seguito esso si atrofizza progressivamente) e la presenza di linfonodi palpabili nei bambini (ma non alla nascita), specialmente in sede cervicale, ascellare e inguinale, è quindi normale. Non lo sarebbe, anzi, l’impossibilità di palparli (sospetta immunodeficienza). Inoltre, prima dei 30 anni, l’80 per cento circa delle linfoadenopatie è benigno. <br />Oltre a sede e dimensione, la palpazione dei linfonodi può valutarne consistenza, mobilità e dolorabilità. L’esame obiettivo va poi completato con la ricerca di eventuali segni di flogosi della cute sovrastante e con la valutazione degli organi ipocondriaci.<br />Il concetto di osservazione introduce quello di durata dell’adenopatia: nella maggior parte delle cause infettive essa è inferiore alle 2 settimane (ma superiore in HIV, TBC, EBV); la durata è maggiore in neoplasie, infiammazioni e patologie autoimmuni. Le spiegazioni più comuni di una linfoadenopatia cervicale nei bambini e adolescenti sono:</p><ul><li>acuta: virosi delle vie respiratorie superiori, faringite streptococcica o stafilococcica;</li><li>subacuta o cronica: malattia da graffio di gatto (bartonella), toxoplasmosi, infezione micobatterica (con una Mantoux positiva, una biopsia va eseguita con prudenza, per la possibilità che residuino fistole e cicatrici) con sede cervicale posteriore o sovraclaveare: maggior rischio di malignità.<br /></li></ul><p>Invece, una linfoadenopatia generalizzata può essere dovuta a virosi, meno spesso a malattie tumorali o del collageno o ad allergia a farmaci (Leung 2004).<br />Se i patogeni in causa non sono facilmente riconoscibili, indagini sierologiche o colturali possono escludere tempestivamente una malattia di Kawasaki o un linfoma (meglio prima della terapia antibiotica). Nella diagnostica differenziale di natura dei linfonodi, l’ecografia è valida, economica ed esente da radiazioni ionizzanti (Niedzielska 2007). Le metodiche Doppler, la più recente Power Doppler ad alta sensibilità e l’introduzione dei mezzi di contrasto valutano in più la vascolarizzazione del linfonodo e irregolarità anche sotto il centimetro (Tschammler 2002). Nei linfonodi normali e reattivi è presente una struttura ampia, iperecogena, definita ilo, che occupa la parte centrale, la cui presenza è considerata segno di benignità. <br />La corticale linfonodale presenta invece struttura ipoecogena, omogenea, con eventuali calcificazioni o aree di necrosi, ma mai vasi: la differenziazione più significativa tra linfonodi benigni e maligni è dato dalla presenza di vascolarizzazione periferica. Al contrario dei linfonodi benigni reattivi, il 98 per cento di quelli maligni e il 100 per cento di quelli tubercolari hanno anomalie nella vascolarizzazione, oltre ad alti valori degli indici di resistenza e di pulsatilità arteriolare. <br />Quando l’ecografia non è conclusiva, guida la diagnosi il prelievo citologico, meglio se con biopsia linfonodale escissionale.</p><p class="SEbox"><b>BOX | In clinica è di norma l’eccezione</b><br /><br />Se è vero che i linfonodi dolenti sono quasi sempre reattivi, un linfonodo maligno con necrosi centrale può causare dolore (come nel morbo di Hodgkin); molti linfonodi reattivi sono grandi quanto linfonodi maligni, mentre alcuni maligni sono molto piccoli. Se di solito i noduli maligni e quelli tubercolari hanno forma rotonda, mentre i noduli infiammatori o normali sono allungati od ovali, alcuni linfonodi sottomandibolari e parotidei e molti infiammatori della prima infanzia possono essere rotondi e alcuni, sede di metastasi, sono ancora ovali nei primi stadi di coinvolgimento. </p><p class="bibliografia">Bibliografia</p><ul><li>Leung AK et al. Childhood cervical lymphadenopathy. J Pediatr Health Care 2004; 18: 3</li><li>Niedzielska G et al. Cervical lymphadenopathy in children: incidence and diagnostic management. Int J Pediatr Otorhinolaryngol 2007; 71: 51</li><li>Tschammler A et al. Differential diagnosis of lymphadenopathy: power Doppler vs color Doppler sonography. Eur Radiol 2002; 12: 1794 <br /></li></ul>
Linfadenite laterocervicale ed ecografia
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