Asticella troppo alta per i futuri mmg?

riassunto
interventi
Colorio P, Montagna G
I laureati che non hanno superato la soglia del 60 per cento di risposte corrette agli esami di ammissione ai corsi di formazione specifica in medicina generale sono così numerosi che, in alcuni centri di formazione si copre il solo 15-20 per cento dei posti programmati. Ne è seguito, nella lista di discussione telematica Medicina in rete, un vivace dibattito tra i formatori su caratteristiche e scopi dei test d’ingresso. Si riportano in questa pagina due diverse posizioni.
parole chiave: 
Insegnamento specifico in medicina generale
Occhio Clinico 2007; 8
<p class="sommario">I laureati che non hanno superato la soglia del 60 per cento di risposte corrette agli esami di ammissione ai corsi di formazione specifica in medicina generale sono così numerosi che, in alcuni centri di formazione si copre il solo 15-20 per cento dei posti programmati. Ne è seguito, nella lista di discussione telematica Medicina in rete, un vivace dibattito tra i formatori su caratteristiche e scopi dei test d’ingresso. Si riportano in questa pagina due diverse posizioni.</p><p class="firma"><b>Paolo Colorio</b><br />Medicina generale<br />Trento</p><p>Giuseppe Grasso di Roma ha proposto alcuni criteri valutativi per l’ammissione alla formazione specifica su: voto di laurea; attinenza della tesi di laurea alla medicina generale; voto del mese di tirocinio pre abilitazione in medicina generale; eventuali periodi di tirocinio pre laurea professionalizzanti in medicina generale. <br />In aggiunta a questi io stilerei la graduatoria di ammissione in base al punteggio proveniente per il 50 per cento da test a risposta multipla scelti da un pool nazionale. I test potrebbero valere anche per l’esame di Stato, purché validati e accessibili a tutti; se fossero in numero superiore a 5.000 sarebbe comunque improbabile un mero esercizio mnemonico. Se poi i test si riferissero ad argomenti della pratica medica di base che deve essere fornita a tutti dall’Università e non a nozionismi ininfluenti, diventerebbero anche un momento di studio e al tempo stesso obiettivo della formazione universitaria. Bello sarebbe che in tale formazione fossero compresi i temi indicati da Massimo Tombesi, di Macerata, che sono: </p><ul><li>come si genera conoscenza scientifica attendibile e fonti idonee di informazioni cliniche; valore e trasferibilità di studi clinici controllati; forza e limiti dell’EBM sul territorio;</li><li>indicazioni e predittività di test di diagnosi precoce delle patologie; ambiti di prevenzione;</li><li>alimentazione, educazione sanitaria; relazione medico-paziente;</li><li>diagnosi e terapia di affezioni prevalenti;</li><li>riferimenti giuridici, diritti delle persone, consenso informato, deontologia medica, conflitti di interesse; organizzazione del SSN;</li></ul><p>Il 25 per cento del punteggio deriverebbe dal curriculum personale, con speciale riferimento alle cure primarie. Per il restante 25 per cento il punteggio dovrebbe provenire da un colloquio vocazionale e/o vertente sulla discussione di un caso clinico articolato. Andrebbe prevista una quota di riserva rispetto ai posti disponibili perché non ne restino di vacanti, in caso di abbandono nel primo periodo.</p><p class="firma"><b>Beppe Montagna</b><br />medicina generale<br />parma</p><p>Affrontano i test per la formazione specifica laureati già abilitati, cioè muniti di un titolo di Stato che legalmente li autorizza a praticare la medicina in quanto riconosciuti competenti. I test di ammissione alla formazione specifica non devono verificare la fondatezza di questa autorizzazione, ma solo una attitudine alla medicina generale. Che essere abilitati sia  una garanzia per i cittadini è un tema che dovrebbe preoccupare lo Stato e l’Università, cui spetta verificare quanto efficacemente riesca a perseguire il proprio fine istituzionale formativo. Eventuali falle a monte non possono essere sanate a valle e la formazione specifica non può estinguersi per mancanza di candidati all’altezza: dovrà fare i conti con quelli che ci sono, scegliendo (se ci riesce) i più motivati e predisposti. E’ cioè necessario introdurre un criterio di selezione vocazionale e curricolare e, al contempo, premere per una revisione del piano di studi del corso di laurea per inserirvi i campi tematici di cui fa menzione l’intervento precedente e che sono necessari alla formazione di ogni medico, a prescindere dalla specializzazione, anche se, certo, di competenza specifica della medicina generale. Il riconoscimento che in essi il medico di famiglia ha qualcosa da insegnare agli altri colleghi coincide con quello della sua figura come intellettualmente autonoma nell’ambito della comunità professionale.           </p>

Segnala questa notizia su PartecipaSalute Segnala questo articolo su PartecipaSalute

Vuoi accedere a tutti i contenuti del sito e inviare commenti?
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»