C'è risposta alla sofferenza del malato inguaribile

riassunto
cure palliative
Caraceni A
L’importanza e la centralità assunte dalle cure palliative ne hanno sottratto l’operatività alla gestione occasionale o volontaristica per consegnarla alla programmazione nazionale o regionale e alla valutazione dei Livelli essenziali di assistenza. La definizione dell’OMS le riconosce come ponte fondamentale verso quella qualità della vita residua, premessa alla ricerca della serenità ancora possibile. Quando «non c’è più niente da fare», «esserci» può cambiare le cose e illuminare l’oscurità dell’impotenza terapeutica e della morte. Tuttavia, è ancora e solo il palliativista, oggi, a doversi spesso assumere l’impegno complessivo della comunicazione con il malato, demandato all’assistenza domiciliare, quando la medicina degli specialisti ha deposto le armi. Si auspica, in questo ambito, la valorizzazione e la responsabilizzazione del medico di famiglia, quale sostegno e interfaccia necessaria a che il malato non si senta palleggiato, ingannato o, peggio, abbandonato. E’ sulla centralità del punto di vista del malato, infatti, che si regge l’accezione profonda della medicina palliativa: al di là e al di sopra della sofisticazione nel trattamento dei sintomi, la nozione di base poggia sul tentativo di aiutare ciascuno a trovare la propria via.
parole chiave: 
Fine vita; Cure palliative
Occhio Clinico 2007; 8: 2
<p class="firma"><b>Augusto Caraceni</b><br />Direttore struttura complessa cure palliative<br />istituto nazionale dei tumori<br />Milano</p><p>Le cure palliative sono al centro dell’attenzione del sistema sanitario italiano e la loro operatività non è ormai più occasionale o volontaristica, ma conta su documenti di programmazione nazionale e regionale ed è presente nei LEA (Livelli essenziali di assistenza), concordati tra Stato e Regioni. In attesa che la disciplina sia riconosciuta a livello universitario e le sue professionalità abbiano percorsi formativi che ne garantiscano la qualità ai pazienti e alle loro famiglie, gli hospice e i servizi di cure palliative si stanno moltiplicando.<br />Le cure palliative, quindi, esistono e vanno pretese dai pazienti e da chi assiste chi soffre e muore, colpito da una malattia inguaribile. <br />Nella definizione dell’OMS, la base delle cure palliative è una corretta e professionale valutazione e terapia dei sintomi fisici, per attingere a una qualità della vita residua che sia premessa alla ricerca della serenità ancora possibile. <br />Strumento cardine delle cure palliative è la comunicazione con il paziente, che nasce da un rapporto necessariamente empatico, ma anche rispettoso dell’autonomia decisionale del malato: la comunicazione deve essere efficace in tutti i passaggi della malattia, dalla diagnosi, all’assistenza domiciliare, alle fasi ultime. Una comunicazione veritiera offre l’occasione per un reale aiuto a passare attraverso la sofferenza, che è il vero senso dell’accompagnamento del paziente. Questo percorso di verità e di comunicazione richiede tempo da parte di tutti: medico di pronto soccorso, infermieri, oncologo, medico di medicina generale, palliativista. <br />Di fatto, però, oggi quest’ultimo pratica quasi isolato in ospedale l’impegno di comunicazione totale con il malato. Non sono pochi i pazienti che vengono a sapere di essere demandati all’assistenza domiciliare, senza che sino a quel momento nessuno abbia mai parlato con loro della reale gravità dello stato di malattia. E’ convinzione di chi scrive, invece, che il medico di famiglia possa e debba affiancare l’ospedale e sostenere il malato, come interfaccia necessaria a che questi non si senta palleggiato tra specialisti o ingannato nella diagnosi e nella prognosi, o, peggio, abbandonato. In molti casi, il medico di famiglia si trova ad affrontare da solo le ultime settimane di vita del paziente (vedi l’articolo a pagina 4); un vero progetto di cure palliative, attraverso la conoscenza delle relazioni affettive e in dialogo con la famiglia, coinvolge:</p><ul><li>l’infermiere;</li><li>il medico;</li><li>lo psicologo;</li><li>l’assistente sociale;</li><li>l’assistente spirituale. </li></ul><p>L’équipe condivide il peso dell’assistenza e fa scaturire dalle proprie competenze professionali e umane un senso di sicurezza per il malato e per la famiglia, anche quando la speranza di vita crolla, sia nell’assistenza a domicilio sia nell’hospice. La risposta attiva alla sofferenza la rende oggettiva e meno gravosa. I sanitari delle équipe di cure palliative hanno le risorse professionali per dare questa risposta e vi hanno avuto accesso sulla scorta di una motivazione profonda, che li mette in grado di confrontarsi con le perdite assolute - quelle della salute, dell’autonomia e della vita - mantenendo un’attitudine positiva e anche gaia quando appropriato. Quando non c’è più niente da «fare», «esserci» può cambiare le cose. Nel libro di un hospice romagnolo dedicato alle annotazioni di degenti e parenti, si legge: «Qui, davanti al dolore nessuno si è tirato indietro». Esserci, mentre la vita del paziente si spegne, è il modo in cui l’oscurità dell’impotenza terapeutica e della morte si illuminano. Per alcuni, a illuminarla può essere una vera e propria luce intrinseca; per altri sono le opportunità e il valore di quegli attimi di vita, che lasciano uno spiraglio di speranza in possibilità immateriali: la proposta delle cure palliative è rispettosa dell’individualità delle scelte e delle persone. Cicely Saunders (fondatrice del movimento hospice) insiste sul concetto primario del progetto delle cure palliative: «Abbiamo imparato modi più sofisticati di trattare i sintomi, ma la nozione di base rimane tentare di aiutare ciascuno a trovare la propria via». E’ questa accezione profonda della centralità del punto di vista del malato, colta nelle sue parole, che fonda la medicina palliativa.</p><p class="SEbox"><b>Le cure palliative garantiscono</b><br /><br />Continuità assistenziale<br />Capacità professionale specifica e multidisciplinare nel controllo dei sintomi <br />Strutture adeguate sia domiciliari sia nell’hospice<br />Centralità del paziente <br />Comunicazione con il paziente e tra coloro che lo assistono<br />Progetto assistenziale di équipe che valorizza gli aspetti psicologici, sociali e spirituali<br />Supporto alla famiglia <br />Collaborazione e condivisione del progetto terapeutico domiciliare con il medico di medicina generale</p>

Segnala questa notizia su PartecipaSalute Segnala questo articolo su PartecipaSalute

Vuoi accedere a tutti i contenuti del sito e inviare commenti?
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»