Che rilevanza ha l’infezione<p>La clamidia è un batterio, Chlamydia trachomatis, che infetta per via sessuale: globalmente, tra le donne di età compresa tra i 16 e i 24 anni, l’Organizzazione mondiale della sanità ne stima la prevalenza al 24 per cento circa. Nell’Europa occidentale la prevalenza è molto più bassa e in Italia è del 2,7 per cento. L’importanza della diagnosi deriva dalla pericolosità dell’infezione per l’apparato riproduttivo femminile (fino alla sterilità, vedi la figura), unita alla sua quasi asintomaticità. </p><p class="sottotitolo">Come si manifesta</p><p>La clamidia comporta solo qualche perdita vaginale anomala o una sensazione di fastidio ai genitali. Quando l’infezione si espande alle tube, causa, solo a volte, dolori pelvici, nausea, febbricola e perdite ematiche atipiche. Dalla cervice, l’infezione può trasmettersi al retto. Negli uomini, i sintomi possono manifestarsi come perdite o irritazione e prurito uretrali e, ancor meno spesso, fastidi testicolari. Molto raramente, l’infezione ha come conseguenza la sindrome di Reiter.</p><p class="sottotitolo">Come si trova</p><p>Mentre i test colturali o basati sulla rilevazione degli antigeni (come quello a immunofluorescenza diretta) hanno una sensibilità tra il 60 e l’80 per cento, i test che utilizzano tecniche di amplificazione dell’acido desossiribonucleico (ligase chain reaction, LCR e polymerase chain reaction, PCR) o dell’acido ribonucleico (transcription mediated amplification, TMA) hanno sensibilità e specificità prossime al 100 per cento. Questi test sono eseguibili su materiale ottenuto con un tampone vaginale o urinario in entrambi i sessi; hanno un costo maggiore di quelli colturali.</p><p class="sottotitolo">Che conseguenze ha</p><p>Nelle donne, la malattia infiammatoria pelvica (PID, nell’acronimo inglese) è la complicanza più grave dell’infezione; è piuttosto frequente, interessando circa la metà delle donne infette e non trattate. <br />Diventa sterile il 20 per cento delle donne colpite da PID, mentre il 18 per cento manifesta dolore cronico debilitante e il 9 per cento avrà una gravidanza extrauterina che può mettere in pericolo la vita (CDC 2006). E’ segnalata anche una maggior suscettibilità a contrarre il virus HIV. Anche gli uomini sembrano implicati nel rischio di infertilità (Idahl 2004). </p><p class="sottotitolo">Come prevenire i danni</p><p>I CDC statunitensi e il National Health Service britannico hanno correlato una riduzione della probabilità di malattia infiammatoria pelvica da clamidia alla prassi dello screening annuale per tutte le donne sessualmente attive sotto i 25 anni di età, ma un recente articolo sul BMJ ha decretato lo screening di bassa efficacia nell’ipotesi che l’incidenza dell’infezione e delle complicanze sia sovrastimata (Roberts 2007).</p><p class="sottotitolo">Come si cura</p><p>Vanno trattati con antibiotici il soggetto interessato e i partner sessuali, che devono astenersi dall’attività sessuale (o usare il preservativo) fino alla negativizzazione del test. Secondo una revisione sistematica di 12 studi clinici randomizzati controllati a breve termine, due schemi terapeutici hanno pari efficacia (Peipert 2003):</p><ul><li>azitromicina 1g in dose unica</li><li>doxiciclina 100 mg 2 volte il dì per 7 giorni</li></ul><p>In alternativa si può prescrivere:</p><ul><li>eritromicina 2 g al giorno per 7 giorni</li></ul><p>A parità di vantaggi, sono più costosi: </p><ul><li>ofloxacina 300 mg 2 volte il dì per 7 giorni</li><li>levofloxacina 500 mg in singola somministrazione per 7 giorni </li></ul><p>In gravidanza, i possibili schemi sono:</p><ul><li>azitromicina 1 g in dose unica</li><li>amoxicillina 500 mg tre volte al dì per 7 giorni </li></ul><p>Oppure:</p><ul><li>eritromicina 500 mg quattro volte al dì per 7 giorni (ricordare che la forma estolato è controindicata in gravidanza per il rischio di epatite colestatica) </li></ul><p>In gravidanza, per essere certi dell’eradicazione, va ripetuto il test (PCR oppure LCR), a distanza di almeno tre settimane dall‘inizio della terapia (cinque settimane con eritromicina): l’infezione da Chlamydia trachomatis non trattata è associata a complicazioni quali ritardo di crescita intrauterina (OR 2,5), parto pretermine (OR 1,6), rottura prematura delle membrane e endometrite postparto. L’infezione si può trasmettere durante il parto al neonato (congiuntivite o polmonite). <br />Nelle gravide asintomatiche ad alto rischio, il test nel primo trimestre potrebbe ridurre complicazioni quali il parto prematuro e nel terzo trimestre potrebbe prevenire la trasmissione dell’infezione al neonato (SIGN 2000, Brocklehurst 2003).</p><p class="bibliografia">Bibliografia</p><ul><li>Brocklehurst P et al. Interventions for treating genital chlamydia trachomatis infection in pregnancy. Cochrane Sistematic Review 2003; issue 1.<br /></li><li>Centers for Disease and Control and Prevention. Sexually transmitted diseases treatment guidelines 2006. MMWR 2006; 55: 1.</li><li>Idahl A et al. Demonstration of Chlamydia trachomatis IgG antibodies in the male partner of the infertile couple is correlated with a reduced likelihood of achieving pregnancy. Hum Reprod 2004; 19: 1121.</li><li>Peipert JF. Genital Chlamidial Infections. N Engl J Med 2003; 349: 2424. </li><li>Roberts TE et al. Cost effectivness of Home based population screening for Chlamydia trachomatis in the UK: economic evaluation of chlamydia screening studies (ClaSS) project. BMJ 2007; doi:10.1136/bmj.39262.683345.AE.</li><li>Scottish Intercollegiate Guidelin Network. Management of genital chlamydia trachomatis infection. A national clinical guideline. The Scottish Intercollegiate Guideline Network, 2000. </li></ul>
Clamidia, il nemico silenzioso
Segnala questo articolo su PartecipaSaluteVuoi accedere a tutti i contenuti del sito e inviare commenti?
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»
