Cure prudenti per la mente della puerpera

riassunto
scienza ed esperienza
recensione
Pagliani S
A dispetto del titolo, che sembra porre confini precisi all’interesse per questo manuale, non si tratta di un libro di nicchia, riservato agli specialisti psichiatri o neonatologi...
parole chiave: 
Antidepressivi; Gravidanza
Occhio Clinico 2007; 7: 12
<b><i>Schiavetti B et al.</i></b> <br />Psicofarmaci in allattamento. <br />Roma: Il pensiero scientifico, <br />2002 - 216 pagine, 23 euro<p>A dispetto del titolo, che sembra porre confini precisi all’interesse per questo manuale, non si tratta di un libro di nicchia, riservato agli specialisti psichiatri o neonatologi: è, anzi, proprio il medico di famiglia a sapere bene quante ragazze con difficoltà relazionali si trovano con un bimbo in grembo, talvolta loro malgrado, e quante donne sviluppano disturbi dell’umore nel corso dei primi mesi seguenti al parto.<br />Tenuto fermo il convincimento che sia in ogni caso preferibile che tutti i bambini vengano allattati al seno almeno fino ai sei mesi, compito del curante è allora quello di cercare di coniugare una terapia farmacologica necessaria alla madre con la sicurezza del figlio.<br />La seconda parte del li­bro scheda monograficamente i principali psicofarmaci, descrivendone il rapporto tra concentrazione nel plasma e quella nel latte e gli effetti avversi che si possono eventualmente attendere nel lattante. La consultazione è immediata e pratica.<br />Ancor più interessante, però, è la parte introduttiva del manuale, che illustra, oltre ai meriti, i principi fisiologici di formazione del latte e quelli farmaco­dinamici del passaggio delle varie mo­lecole nella ghiandola mammaria che le secernerà. Si viene così ad apprendere che la legge di base dice che un farmaco passa più facilmente nel latte materno quanto più le concentrazioni nel plasma materno sono elevate, il legame proteico è basso, il farmaco è una base debole, è liposolubile, il suo peso molecolare è inferiore a 500.<br />A quanti in questo momento stanno pensando «e io che ne so?», occorre obbiettare che forse è arrivato il momento che ogni medico impari a smontare, oliare e rimontare (insomma a conoscere) le armi che adopera quotidianamente. </p>

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