Un progetto avanzato per riparare l'anca senile

riassunto
scienza ed esperienza
secondo parere
Cestrone A
Spesso si decide di non operare l’anziano che rompe un femore in seguito a una caduta. In realtà ripristinare la deambulazione anche nel paziente più anziano oggi è possibile grazie alle moderne tecniche chirurgiche e ai materiali innovativi con cui sono costruite le protesi. Il progetto Registry delle fratture del femore, finanziato dal Ministro della salute, ha mostrato che, se le condizioni generali del paziente lo permettono, è consigliabile intervenire entro 48 ore dall’incidente in modo da ridurre il rischio di morte e disabilità.
parole chiave: 
Rottura del femore; Chirurgia
Occhio Clinico 2007; 7: 7
<p class="firma"><b>Adriano Cestrone</b> <br />SISAV-ricerca finalizzata ministero della salute<br />Padova</p><p class="sommario">Ripristinare la deambulazione dopo un trauma osseo oggi è possibile anche nel paziente più anziano, se egli è in buon compenso, grazie alla chirurgia ortopedica.</p><p>Il trattamento chirurgico della frattura del femore è stato introdotto negli anni ‘50: in precedenza i pazienti erano curati con metodi conservativi (trazione e allettamento). Con il trattamento chirurgico sono più probabili il consolidamento della frattura senza accorciamento dell’arto, il buon esito della riabilitazione, la minor durata del ricovero e il ritorno del paziente alla propria residenza originaria (Parker 2000).<br />In una ottica di popolazione è poco plausibile che esistano differenze nelle caratteristiche della frattura, o nello stato di salute generale dei pazienti tali da giustificare importanti differenze nella quota di pazienti giudicati idonei per il trattamento chirurgico; tuttavia, in un’analisi nazionale del CNR del 2000, la percentuale di operati variava dal 64 al 91 per cento a seconda degli ospedali. A Padova, la percentuale di pazienti operati è aumentata dal 88 per cento del 2000 al 97 per cento del 2005, in adeguamento agli standard internazionali.<br />Fondamentale è anche la tempestività dell’intervento, che dovrebbe essere entro 48 ore dall’evento per evitare complicanze a breve e medio termine (Orosz 2004). Anche quando il paziente anziano ha spesso una comorbilità tale da condizionare la scelta anestesiologica e la tempestività chirurgica, se occorre stabilizzarlo prima dell’intervento, è rara la necessità di aspettare oltre le 48 ore (Beaupre 2006 ).<br />Nel 2003 il progetto «Registro delle fratture del femore», finanziato dal Ministero della salute, ha rilevato una riduzione significativa (28 per cento) del rischio di morte e di disabilità (34 per cento) a 6 mesi per i soggetti operati entro le 48 ore, a parità di età, sesso, malattie concomitanti e disabilità pre-frattura. Ne è un seguito il progetto SISAV (Sistema di indicatori per la salute dell’anziano nel Veneto), nato nel 2005 e ancora in corso, il cui gruppo di lavoro comprende ortopedici, clinici, epidemiologi e farmacisti di alcune ASL venete. Oggetto di questa ricerca finalizzata del Ministero della salute sono i casi di frattura prossimale del femore in tutti i pazienti di età pari o superiore a 60 anni, con esclusione dei politraumatismi e delle fratture secondarie (per esempio, da metastasi ossee). <br />Essa si configura come una ricerca-intervento: infatti, gli obiettivi conoscitivi servono ad attuare concreti cambiamenti organizzativi e assistenziali, in grado di migliorare gli esiti di salute dei pazienti e la qualità del lavoro degli operatori. <br />Le procedure, i protocolli e i modelli organizzativi di seguito illustrati sono preliminarmente concordati fra i professionisti coinvolti nella fase applicativa. </p><p class="sottotitolo">Le profilassi antitrombotica e antimicrobica</p><p>Tutti i pazienti, fin dal giorno del ricovero, vengono posti in terapia con eparina a basso peso molecolare che, sospesa il giorno dell’intervento, va in seguito protratta per 30 giorni, qualsiasi sia il percorso assistenziale successivo.<br />In caso di dimissione a domicilio, il farmaco necessario per il completamento del ciclo terapeutico viene fornito dalla farmacia ospedaliera all’atto della dimissione. Viene monitorata la conta piastrinica al settimo e al quattordicesimo giorno dall’inizio del trattamento.<br />Si propongono il trattamento pneumatico intermittente e l’elastocontenzione se è presente uno dei seguenti fattori di rischio aggiuntivi (Arcelus 2006):</p><ul><li>pregressi eventi tromboembolici;</li><li>stato trombofilico;</li><li>patologia oncologica o trattamento chemioterapico;</li><li>insufficienza venosa cronica;</li><li>obesità;</li><li>immobilità protratta.</li></ul><p>Tutti i pazienti devono effettuare una profilassi antibiotica perioperatoria con cefalosporine di seconda generazione, che va iniziata un’ora prima dell’incisione e completata entro le successive 24 ore (Gillespie 2001).</p><p class="sottotitolo">Sul tavolo operatorio</p><p>E’ necessario sottoporre a trattamento chirurgico il paziente entro 24 o, al massimo, 48 ore dall’evento traumatico; prima dell’intervento, al fine di ridurre il rischio operatorio, il paziente deve essere cateterizzato e stabilizzato dal punto di vista emodinamico (se vi sono anemia, scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica) e metabolico (diabete). La procedura operatoria varia con la posizione della frattura e il tipo di paziente.<br /><br />Nel caso di fratture del collo del femore, il trattamento sarà adeguato rispetto alla dislocazione della testa e quindi al rischio di necrosi cefalica.<br />Se questo rischio è basso viene attuato l’avvitamento percutaneo.</p><ul><li>Vantaggi: brevi tempi operatori, non perdite ematiche, mobilizzazione immediata, carico parziale entro pochi giorni e totale entro 30 giorni, se il dolore lo concede; </li><li>Rischi: cedimento delle viti, mancata consolidazione della frattura, necrosi della testa.</li></ul><p>Se la frattura è ad alto rischio di necrosi, si fa una sostituzione protesica totale (non cementata o cementata), se il paziente era autonomo fisicamente e mentalmente; oppure parziale biarticolare (con cupola mobile) se il paziente non deambulava e aveva molte patologie preesistenti.</p><ul><li>Vantaggi: la mobilizzazione immediata, la deambulazione (con carico graduale) già la prima settimana e un minore rischio di reintervento.</li><li>Svantaggi: maggiori rischi e sanguinamenti operatori.</li></ul><p>Nel caso di fratture della regione trocanterica, la sintesi ossea può essere fatta con chiodo (sintesi endomidollare).</p><ul><li>Vantaggi: brevi tempi operatori, deambulazione precoce.</li><li>Svantaggi: ingenti perdite ematiche (eventuale necessità di trasfusioni).</li></ul><p>In alternativa si usa una vite-placca (sintesi esomidollare).</p><ul><li>Vantaggi: precoce mobilizzazione e minori perdite ematiche</li><li>Svantaggi: maggiore aggressività chirurgica, deambulazione tardiva</li></ul><p class="sottotitolo">Subito dopo l’intervento e a casa</p><p>La riabilitazione va intrapresa non appena il paziente è stabilizzato dal punto di vista emodinamico, generalmente in seconda giornata dall’intervento, con questi obbiettivi:</p><ul><li>recupero funzionale dell’arto (mobilizzazione precoce attiva e passiva e rieducazione alla deambulazione);</li><li>prevenzione di complicanze (TVP, lesioni da decubito, infezioni broncopolmonari, contratture, rigidità articolare); </li><li>educazione del paziente: a ridurre il rischio di lussazione (evitare la flessione oltre i 90 gradi, l’adduzione e l’intrarotazione dell’anca come nell’accavallamento degli arti inferiori); all’utilizzo del rialzo per il WC, del calzascarpe lungo, del cuscino tra le gambe per dormire di lato; a evitare sedie troppo basse e il bagno nella vasca;</li><li>prevenzione delle recidive: tutti gli operati dovrebbero ricevere un bolo unico di vitamina D prima della dimissione (Holick 2007). </li></ul><p class="bibliografia">Bibliografia</p><ul><li>Arcelus JI et al. Venous thromboembolism following major orthopedic surgery: what is the risk after discharge? Orthopedics 2006; 29: 506.</li><li>Beaupre LA et al. Best practices for elderly hip fracture patients. A systematic overview of the evidence. J Gen Intern Med 2005; 20: 1019.</li><li>Beaupre LA et al. Reduced morbidity for elderly patients with a hip fracture after implementation of a perioperative evidence-based clinical pathway. Qual Saf Health Care 2006; 15: 375.</li><li>Gillespie WJ et al. Antibiotic prophylaxis for surgery for proximal femoral and other closed long bone fractures. Cochrane Database Syst Rev 2001; issue 1.</li><li>Handoll HH et al. Mobilisation strategies after hip fracture surgery in adults. Cochrane Database Syst Rev 2007; issue 1.</li><li>Holick MF. Vitamin D deficiency. N Engl J Med 2007; 357: 266.</li><li>Orosz GM et al. Association of timing of surgery for hip fracture and patient outcomes. JAMA 2004; 291: 1738.</li><li>Parker MJ et al. Conservative versus operative treatment for hip fractures. Cochrane Database Syst Rev 2000; issue 4.<br type="_moz" /></li></ul>

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