<p class="firma"><b>Valeria Confalonieri</b><br />Occhio Clinico</p><p>La situazione di sofferenza in cui versa molta umanità è negletta dai media e ignota alla maggioranza dei medici.</p><p class="caso"><b>IL CASO | Occhio non vede, cuore non duole</b><br /><br />In quanto medico, avendo cioè studiato per occuparmi di salute umana, penso di avere titolo a scandalizzarmi per come sofferenza e morte quotidiane vengono ignorate dalla maggior parte dei mezzi di informazione: mi sembra che pochissimo spazio sia dato a notizie provenienti da paesi dove guerra, violenza e malattie fanno parte della vita di ogni giorno. Alcuni colleghi che conosco e ammiro hanno trascorso periodi di volontariato sanitario in regioni del terzo mondo, ma il loro gesto ha un sapore di eroismo e quindi un po’ di velleitarismo: non si radica, cioè, in una coscienza comune a tutti i medici sul valore della vita e della morte di chiunque nasca sul pianeta. Se avessi voce in capitolo nella programmazione dell’ECM nelle ASL, chiederei di dedicare almeno una seduta a questo tema, che potrebbe anche avere benefiche ripercussioni domestiche. </p><p>Non si può che dare ragione al collega della storia: la questione è all’ordine del giorno anche per la sezione italiana di Medici senza frontiere (MSF), che, per il terzo anno consecutivo, fa le pulci ai principali quotidiani, periodici e telegiornali nazionali sulle crisi dimenticate. Il primo Rapporto, risalente a metà gennaio del 2005, si basava su un’analisi quantitativa e qualitativa dello spazio dedicato dai media alle maggiori crisi umanitarie nella seconda metà dell’anno precedente. In sei mesi, i principali telegiornali italiani dedicarono soltanto il 17,5 per cento del loro spazio alle emergenze umanitarie, una percentuale che scendeva allo 0,02 per cento se venivano conteggiate solo le dieci crisi più dimenticate (elencate più sotto), cui nel medesimo periodo la stampa dedicò solo 140 citazioni (tra brevi e articoli). Il rapporto evidenziò anche una tendenza da parte dei media a occuparsi di tali temi soprattutto in relazione alle priorità politiche del momento o ad appelli di personaggi famosi.<br />Dal secondo studio, condotto lungo tutto il 2005 e concentrato solo sui telegiornali, emerse addirittura un peggioramento della situazione, con soltanto l’11,6 per cento dello spazio dedicato alle emergenze umanitarie. Per esempio, all’AIDS erano stati dedicati un’ora e 37 minuti (ma solo un minuto alla lotta al virus in Africa), 31 minuti alla crisi alimentare in Niger (dove 60.000 bambini patiscono una malnutrizione grave), sei minuti alla malaria. Al terremoto in Pakistan, con 73.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati, furono dedicate quattro ore, concentrate nelle prime due settimane, dopo le quali la tragedia sparì dai teleschermi.<br />Medici senza frontiere ha identificato le dieci crisi umanitarie più ignorate a livello internazionale dai mezzi di informazione: la lista comprende otto paesi (Somalia, Repubblica democratica del Congo, Sri Lanka, Colombia, Cecenia, Haiti, Repubblica centrafricana e India centrale) e due condizioni di emergenza sanitaria, tubercolosi e malnutrizione. <br />A queste sono state aggiunte Indonesia, Sudan, Ciad, Niger, Angola e malaria, considerate da MSF dimenticate in modo particolare dall’Italia.<br />Anche quest’anno, lo spazio dedicato dai mezzi di informazione italiani è risultato esiguo rispetto a una serie di gravi crisi umanitarie. L’analisi di MSF ha coinvolto 22 quotidiani e 13 periodici, grazie al servizio di rassegna stampa di Orao News, mentre, per quanto riguarda il teleschermo, la valutazione delle principali edizioni dei telegiornali dei due maggiori network televisivi è stata affidata all’Osservatorio di Pavia.<br />Come già sottolineato nel primo rapporto, MSF segnala come le poche crisi coperte dai giornalisti siano tendenzialmente legate al dibattito politico o alla guerra al terrorismo. Ne è un esempio la Somalia, per anni ignorata nonostante anni di disastro medico umanitario e tornata all’attenzione delle cronache in seguito alla presa di potere da parte delle Corti islamiche e alla successiva invasione di truppe etiopi. Le altre crisi ancora all’attenzione sono il conflitto israelo-palestinese, quello in Libano, in Iraq e in Afghanistan. Ma per quest’ultimo, viene sottolineato come l’attenzione dei telegiornali non sia rivolta alle condizioni di vita della popolazione civile, bensì a eventi o personaggi che collegano il paese all’Italia.<br />Al tema della malnutrizione sono stati dedicati solo 89 articoli (17 trafiletti e brevi) e 33 notizie in 12 mesi, a fronte di milioni di bambini morti. La tubercolosi, con ogni anno nove milioni di infezioni e quasi due milioni di morti, ha trovato spazio su 45 articoli (16 trafiletti) e tre notizie nei telegiornali. Non si è prestata più attenzione alla malaria (un bambino morto ogni 30 secondi), con 35 articoli e sei notizie. Le cifre di queste due malattie infettive colpiscono ancor più se le si confronta, come fa MSF, con l’influenza aviaria: a 116 casi e 80 morti nel 2006 i telegiornali hanno dedicato 410 notizie.<br />MSF porta l’attenzione anche sugli ultimi fra gli ultimi, i mai ricordati dello scorso anno. La Repubblica centrafricana, con la vita drammatica della popolazione in mezzo agli scontri fra esercito e ribelli, non è stata mai citata fra le 78.224 notizie dei telegiornali e sulle vittime civili degli scontri in India Centrale (stato dello Chattisgarh) non vi sono stati nessun articolo sulla stampa e nessuna notizia dai teleschermi. Ora, Medici senza frontiere ha lanciato un appello per un’informazione che dedichi maggior spazio alle emergenze umanitarie: per aderire alla campagna basta andare sul sito http://dimmidipiu.medicisenzafrontiere.it/giulia.asp).</p>
Non veder, non sentir m'è gran ventura
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