<p class="firma"><b>Guido Giustetto</b><br /> Occhio Clinico</p><p>Le linee guida non sono oro colato. Un’inchiesta pubblicata a febbraio dal Wall Street Journal, dal titolo «Dietro le politiche anti fumo l’influenza dell’industria farmaceutica», mette in dubbio la scientificità delle indicazioni del governo degli Stati uniti su come aiutare i fumatori americani a smettere il vizio. I punti critici più rilevanti sono tre.<br />Anzitutto 9 su 19 membri della commissione che licenziò le linee guida del 2000 avevano legami con l’industria farmaceutica. Ma è soprattutto il coordinatore, Michael Fiore, a godere di una particolare contiguità con gli interessi dei produttori di farmaci. Fiore dirige un centro di ricerche sul tabacco che ha ricevuto ingenti fondi tra il 2004 e il 2005 dalle industrie e personalmente è stato a libro paga per queste stesse industrie in qualità di consulente. Nel 2005, su incarico governativo, stimò il danno erariale causato dal fumo in 130 miliardi di dollari, a cui aggiungere altri 5,2 miliardi all’anno in counselling e farmaci.<br />Seconda accusa: esperti indipendenti sostengono che le linee guida impongono ai medici di prescrivere ai fumatori un farmaco, sconsigliando loro di affrontare l’astinenza (in gergo «stopping cold turkey»), perché gli estensori non hanno tenuto conto di studi importanti che dimostrano come, valutato sul lungo periodo, smettere di fumare senza alcun farmaco sia altrettanto, o forse più, efficace (e meno caro) dei cerotti alla nicotina e del bupropione (Hartman 2006). <br />Viene inoltre rivolta una critica tecnica a come è documentata l’efficacia della via farmacologica e riguarda la modalità con cui sono condotti i trial randomizzati controllati. In questi ultimi si confrontano fumatori che per smettere intendono prendere un farmaco e lo assumono davvero con fumatori che per smettere intendono prendere un farmaco e non lo ricevono. Questo secondo gruppo di controllo non è paragonabile, da un punto di vista motivazionale, ai fumatori che vogliono smettere ma preferiscono provarci senza farmaci, per cui è scorretto inferire alla popolazione generale la superiorità dell’aiuto farmacologico evidenziato nei fumatori arruolati nei trial. <br />Infine viene denunciata la pressione esercitata sui medici perché prescrivano i farmaci indicati dalle linee guida: dalla rivista Tobacco Control è scaturita addirittura l’ipotesi che i medici che si discostano dalle indicazioni governative possano essere giudicati per malpractice. <br />Ingenti gli sforzi dell’industria: nel novembre scorso durante la settimana del «Great American Smokeout», GlaxoSmithKline ha lanciato per i medici la campagna «Don’t Go Cold Turkey», e un sito (www.quit.com) il cui link campeggiava sul sito del Centers for Disease Control and Prevention. Dopo l’inchiesta del WSJ è stato prontamente tolto.</p>
USA: le linee guida antifumo e gli interessi industriali
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