L'insostenibile leggerezza del cancro

riassunto
scienza ed esperienza
recensione
Pagliani S
Una donna colta e intelligente, con una famiglia felice e un buon lavoro, apprende a 43 anni di avere il cancro al seno e decide di raccontare tutta la sua vicenda con disegni a fumetti: ne esce un libro commovente, che fa sorridere (e, a volte, ridere) dall’inizio alla fine...
parole chiave: 
Cancro; Umorismo
Occhio Clinico 2007; 3: 7
<p><img src="/cms/files/immagini/oc070307rece.jpg" alt="recensione" title="recensione" align="left" height="164" hspace="5" width="129" /><i><b>Engelberg M</b><br /> Il cancro mi ha reso più frivola <br /> Milano: TEA, 2007<br /> 120 pagine • 9 euro</i></p><p>Una donna colta e intelligente, con una famiglia felice e un buon lavoro, apprende a 43 anni di avere il cancro al seno e decide di raccontare tutta la sua vicenda con disegni a fumetti: ne esce un libro commovente, che fa sorridere (e, a volte, ridere) dall’inizio alla fine, quando, sulla quarta di copertina, si scopre che questa donna ha già concluso la sua vicenda, morendo nell’ottobre del 2006.Nella sua testimonianza, profonda e lieve al tempo stesso, l’ironia è lo strumento per maneggiare un dolore estremo: vi si riconosce la capacità propria dell’essere umano di rivalersi sugli aspetti tragici dell’esistenza prendendosi gioco dei tiri mancini della sorte e focalizzando l’attenzione su ciò che, sembrando piccolo e banale, si rivela un forte legame alla vita. Dal momento della prima scoperta di microcalcificazioni a quello della diagnosi di metastasi cerebrali, tutti i pensieri, le contraddizioni, i terrori che entrano nella testa di Miriam, ne escono nella nuvoletta del fumetto con parole quotidiane, reali, riconoscibili: qualunque donna può essere Miriam e Miriam riesce a vivere, nel corso dei lunghi mesi da malata, l’esperienza di tutte le donne, la preoccupazione per il figlio, la complicità con il marito, l’affetto «sulla difensiva» per gli ossessivi genitori. Intanto, riesamina il proprio percorso: i disegni del racconto hanno continui flash back sul passato (le speranze, i progetti e la spiritualità, un po’ sperimentale, della gioventù) seguiti da ritorni al presente e alla sua frivolezza nuova di pacca, «regalo della chemioterapia», come l’autrice stessa dice.<br /> </p><p> Miriam ammette la necessità di pensare alla morte, ma la rimanda continuamente ad altro momento, nell’inconscia, epicurea, convinzione di poter sbeffeggiare la signora con la falce, tanto, fino a quando lei e il suo male continueranno a essere presenti, quella non potrà arrivare.<br />La mancanza del lieto fine forse rende il libro difficilmente proponibile alle malate, ma l’intelligente e umana miscela di comico e tragico che lo imbeve potrebbe essere d’aiuto a molti medici per comprenderle meglio.</p><p class="firma"><b>Simonetta Pagliani</b><br /> Occhio Clinico</p>

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