Il contratto emotivo

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Zamperini D
Molti lavoratori di mezza età, si sentono attratti dall’idea del pensionamento, per una causa precisa: la modificazione di un contratto in corso d’opera...
parole chiave: 
Medicina generale
Occhio Clinico 2007; 3: 3
<p class="firma"><b>Daniele Zamperini</b> <br />Medicina legale<br />Roma</p><p>Molti lavoratori di mezza età, si sentono attratti dall’idea del pensionamento, per una causa precisa: la modificazione di un contratto in corso d’opera. Ogni persona, al momento dell’assunzione firma due contratti: quello cartaceo e un «contratto emotivo», che più o meno recita così: «io farò questo lavoro e ne riceverò questo compenso, economico e morale».<br />Quando il contratto cartaceo viene modificato troppo radicalmente, non coincide più col contratto emotivo stipulato all’inizio e l’interessato viene a trovarsi in una situazione di profondo disagio, fuori posto, frustrato.<br />Di qui l’insofferenza, la voglia di fuga che i giovani spesso non comprendono, perché il loro contratto emotivo è più recente e quindi più aderente alla loro situazione lavorativa.<br />Per evitare questi contraccolpi emotivi, bisognerebbe che i cambiamenti fossero progressivi, mediati e condivisi, in modo da permettere una riformulazione e un adattamento di propri compiti. Il disagio viene vissuto in modo particolarmente intenso da alcune categorie professionali che hanno visto il loro ruolo sociale fortemente mutato e spesso penalizzato, come è avvenuto per la categoria medica.<br />Per fare un esempio, si può risalire agli anni settanta, allorché si diede applicazione alla riforma sanitaria che ridisegnava la sanità pubblica. Eppure non vi furono eccessivi dissensi, perché la situazione era già deteriorata, la quota capitaria era vigente in gran parte dell’Italia, il cambiamento era stato lungamente preparato a livello sindacale e politico, e la transizione fu calibrata con un beneficio economico e organizzativo (guardia medica, con possibilità di riposo settimanale).<br />I cambiamenti intervenuti in questi ultimi anni, invece, sono stati eccessivamente rapidi, quasi imposti dall’alto, come obblighi sgraditi. E’ cambiato il contratto emotivo stipulato all’inizio: il fatto di doversi associare più o meno per forza, di sentirsi intercambiabili, di avvertire il cedimento di quel rapporto individuale tra il medico e il paziente, di sentirsi economicamente e legalmente fragili, ha rotto la corrispondenza tra i due contratti.<br />Di qui la frustrazione dei più anziani, mentre i più giovani non ne capiscono i motivi e si adeguano a ciò che appare una situazione normalissima.</p>

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