<p class="sommario">I sentimenti personali entrano di soppiatto anche nelle relazioni professionali offuscando la necessaria obiettività e influenzando il giudizio clinico anche in un medico con molta esperienza; è importante prenderne atto ed evitare le auto giustificazioni e le auto assoluzioni.</p><p>La signora Noemi mi è antipatica. L’ascolto, la visito e l’assisto solo perché è il mio lavoro. Senza affezione. Negli ultimi tempi l’ho guidata poco, lasciandola da sola nella scelta degli specialisti da consultare per i suoi molti mali. Consulenze un po’ strampalate.<br />Gli ortopedici per esempio mi sembra non stiano capendo niente dei suoi dolori. Hanno scalpellato, smussato e segato le sue ossa senza risultato. Anzi. <br />E i dermatologi? Hanno formulato una lunga serie di diagnosi affascinanti sulla pelle della signora Noemi. Sarebbe affetta secondo i vari pareri da eczema diffuso o zoster bilaterale ai fianchi o da porpora vasculitica o da dermatosi pustolosa acuta esantematica o da porpora di Bateman. Questa ultima diagnosi è la più autorevole: ci sono di mezzo i professori dell’Università. <br />Non sempre l’ho lasciata fare. Alcuni ricoveri nelle medicine interne li ho orientati di persona. Non è stata contenta e me lo ha fatto notare. <br />Antipatica. <br />Quando viene a portarmi il resoconto dei vari interventi mi provoca, accusandomi di essere frettoloso (non è vero: 40 minuti nell’ultima visita e le ho fatto vedere l’orologio!) e che non so tirarla fuori dai suoi mali. Mi rivela che non si fida di me, ma resta, mugugnando: «Tanto un medico della mutua vale l’altro». <br />Antipatica! <br />Riporto un frammento di dialogo dell’ultima visita. «Il male al ginocchio, quello a destra, mi provoca un disturbo al cuore». «Dove, al cuore?». Mi segna un punto sotto la clavicola. «E’ un dolore intercostale», correggo e glielo dimostro, mi avvicino, gli pizzico un Valleix da sopra la camicia. <br />«Ahi, mi fa male! Ma è proprio sicuro che sia un dolore intercostale?». «Sicuro sì, viene dall’artrosi di dietro che tocca un nervo…». «Anche mio nipote aveva un dolore al cuore. Era un professionista stimatissimo, con due lauree, vive, magari vivesse, a New York. E’ andato dal suo dottore americano. Gli ha detto di stare tranquillo. Qualche giorno dopo è morto stroncato dall’infarto. Se trovo quel medico lo ammazzo! Siete troppo faciloni…». «Signora, mi dispiace per... Mi sta forse suggerendo di ricoverarla d’urgenza per questo dolore?». «Comunque, secondo me dovete stare più attenti, voi medici, prendete tutto troppo alla leggera». «Ok! Adesso la visito al cuore, si stenda sul lettino. Per favore, si slacci il reggiseno, mi sembra un po’ troppo compressa». E dal seno esce un pesante rosario a guardia del cuore.<br />Continuiamo in altre direzioni: un ginocchio è gonfio e l’ortopedico, prima di operarlo per la seconda volta, ha proposto di fare le infiltrazioni. Lei commenta: «E pensare che un anno fa mi ha detto che le infiltrazioni non servono a niente. Fanno solo male». Conclude in dialetto: «Le ghe fa ben a le so scarséle, però!».<br />Esamino la sua pelle unta di cortisone: sta meglio. Il braccio è invaso da lividi e pallori a chiazze; sfregandola si staccano squame di forforina. Il gonfiore alla faccia va e viene. Il nefrologo dice che i reni si sono indeboliti. Anche l’anemia dipende dall’insufficienza renale causata dai troppi antinfiammatori che non vuole smettere. Le dico di continuare con il paracetamolo. Sibila: «Le sue medicine non mi fanno niente». <br />Antipatica. <br />Lamenta una fatica nel respiro ma i cardiologi le hanno detto di stare tranquilla, l’età è quella che è – ha 70 anni – e, a parte la pressione, sotto controllo, resta un accenno di ipertrofia ventricolare. L’età. <br />«Perché non mi visita i polmoni, visto che dovrebbe essere il suo campo di specialista». <br />Antipatica. <br />La visita è a rate, come spesso accade con gli antipatici. Su di nuovo sul lettino. «Polmoni perfetti!». «E’ sicuro?». <br />Antipatica. <br />Controllo gli esami, l’anemia sta migliorando. «Gli esami vanno bene. Adesso li scrivo al computer, anche il resto della visita, qualche appunto».<br />Comincio a digitare mentre continua a parlarmi. Il figlio è in carcere, il marito non esce per la vergogna, ritorna ai suoi dolori… Fingo di ascoltarla accennando con la testa che la sto seguendo.<br />«La compagna di mio figlio è incinta, ma non lo vuole tenere». «Non lo vuole tenere? Chi? – mi volto – scusi, non ho seguito bene…». «Quel disgraziato è uscito in permesso e se l’è messa incinta. Non mi dovrei immischiare…». «Eh sì! Meglio che senta sua nuora direttamente… Mi scusi, ma continuo con il computer».<br />Scorro la lista dei problemi: ipertensione arteriosa in compenso, insufficienza renale con anemia secondaria, sospetta esofagite da reflusso, sigmoidite, porpora vasculitica in accertamento, artrosi grave alle ginocchia e al rachide, ansia, episodi di cistite emorragica, ipercolesterolemia lieve, aumento recente della glicemia da cortisone, iniziale sovrappeso con calo di 10 chili nell’ultimo anno. Avviato iter diagnostico per escludere neoplasie.<br />Terapia: prednisone 25mg 1/2cp, paracetamolo + codeina 1cp x4, furosemide 25mg 1cp, metoprololo 100 mg 1cp, lorazepam 2.5 mg 1/2+1/2+1cp.<br />Il diario dettagliato delle visite è pletorico, suddiviso per diagnosi e ognuna di queste per SOVP*. Non mi piace perché è troppo dispersivo. Impossibile leggerlo mentre lei mi osserva e parla. Il box dove risulta la prescrizione degli esami e delle consulenze è pure stipato. Quante impegnative! <br />Le chiedo a che punto è con le visite che abbiamo programmato. «Manca solo quella del reumatologo che mi ha tanto raccomandato. Mesi di attesa! Se fa ora a morir!». «Cercherò di rimediarle una visita al più presto. Ci sentiamo appena ho notizie».<br />E l’antipatica esce senza nemmeno salutarmi.<br />Porto a casa la stampa della cartella fatta al computer, le lettere di dimissione recenti, la vecchia cartella cartacea. Prima visita: 10/8/1979! Qua e là appaiono in mezzo all’artrosi diffusa le strane artriti operate: un disastro. L’esofago discinetico. Ematuria da un paio di anni. Quelle macchie sulla pelle. La fatica nel respiro. Dov’è il mio Harrison! Cerco: no, questo no; cerco: questo ci assomiglia; cerco: ah, e se fosse…<br />Domani chiederò un consulto tra pari a qualche collega che conosco da tempo e di cui mi fido.<br />Epilogo: un sospetto alla fine l’avevo formulato, ma mi è venuto a mancare il soggetto su cui verificarlo: la signora Noemi è sparita per qualche mese. E’ ritornata con le stampelle. Il ginocchio glielo hanno operato una seconda volta inserendo una protesi: un disastro funzionale in attesa di un fitto programma riabilitativo. A me resta l’amarezza di non essere riuscito a guidarla nelle difficili scelte della sua vita di malata.</p><p><img src="/cms/files/immagini/zeffiri.jpg" alt="firma dino zeffiri" title="firma dino zeffiri" height="52" width="117" /><br /><br />* SOVP: soggettività, obbiettività, valutazione, piano d’intervento</p><p class="bibliografia">La parola ai colleghi</p><p>Per la prima volta, in considerazione dei molti spunti offerti, al «Foglio di diario» di Dino Zeffiri è stato richiesto un duplice commento.</p><ul><li><a href="/cms/?q=oc070214">ll primo, di Giorgio Bert</a>, è di tipo relazionale. </li><li><a href="/cms/?q=oc070215">Il secondo, di Simonetta Pagliani</a> , pur non potendo prescindere dalle implicazioni prodotte dal rapporto tra il medico e la sua paziente, verte piuttosto sulle questioni cliniche messe in campo dalla storia di Noemi. <br /></li></ul>
L'antipatica data in pasto agli specialisti
Segnala questo articolo su PartecipaSaluteVuoi accedere a tutti i contenuti del sito e inviare commenti?
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»
Se sei un utente registrato esegui ora il login oppure registrati gratuitamente»
