Tanto rumore per nulla: il caso AIFA-Martini

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L’assoluzione di Nello Martini non dice molto al grande pubblico. Per chi la mattina legge i giornali e poi si occupa d’altro, la tempesta scatenata nel maggio 2008 contro l’allora direttore dell’Agenzia italiana per il farmaco sfuma nel ricordo, tra decine di altri scandali grandi e piccoli, reali o mediatici, che gridano alla malasanità, alle lobby, alla corruzione endemica del nostro Paese. Invece quello dell’AIFA è un caso diverso, che merita un’attenzione particolare.

Se infatti la vicenda umana di Martini ricalca quella di altre persone accusate ingiustamente, e che per questo hanno perso non solo il proprio lavoro, ma anni di vita, quella pubblica ha caratteristiche molto peculiari, ben riassunte dal titolo dell’articolo con cui Daniela Minerva, sull’Espresso, sintetizzò col suo stile pungente la vicenda: «E’ bravo, mandiamolo via» (http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:http://www.dialogosuifarmaci.it/2009/app/webroot/documents/ebravomandiamolovia.pdf).

Un ritardo che non provocò disastri

Quando infatti nel maggio 2008 le accuse del procuratore della repubblica di Torino Raffaele Guariniello scompaginarono i vertici dell’AIFA, la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, come medici, ricercatori, esperti di sanità, individualmente e come società scientifiche, e perfino titolari di piccole aziende farmaceutiche estranee alle logiche di  big pharma, restarono sconcertati dall’imputazione per disastro colposo, che fin da allora appariva come evidentemente insostenibile, rivolta a Martini. In che cosa consisteva il supposto “disastro”? Nel ritardo con cui erano stati aggiornati una ventina di bugiardini di altrettante specialità medicinali, su oltre 13.000, in uso in tutta Europa da anni. Così come non stava in piedi l’accusa di non aver voluto ritirare dal commercio, sotto effetto delle pressioni delle case farmaceutiche, la nimesulide, il famoso Aulin di cui certamente si fa nel nostro paese un uso inappropriato, ma di cui l’EMEA, l’ente di regolazione a livello europeo, aveva giudicato favorevole il rapporto tra rischi e benefici.

I giornali a caccia di scandali

Alcuni quotidiani italiani tuttavia scatenarono una campagna diffamatoria senza fondamento. Un articolo comparso sulla rivista Dialogo sui farmaci (http://www.partecipasalute.it/cms/files/149-151%20aifasuigiornali.pdf) analizzò accuratamente la gestione della vicenda da parte dei giornali, sottolineando le insinuazioni infondate e le inesattezze con cui erano stati riferiti i fatti. Si salvava solo il Sole 24 ore, a cui va dato atto anche in questi giorni di aver dato prontamente notizia della sentenza di assoluzione (http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-829519/farmaci-inchiesta-aifa-prosciolto-ex/) pronunciata dal Giudice delle Udienze Preliminari (GUP) di Roma, che ha stabilito il «non luogo a procedere» perché il fatto non costituisce reato.

Altre testate di maggior diffusione purtroppo non furono altrettanto obiettive. «Ho troppo rispetto della libertà di stampa e del diritto all'informazione per eccepire sull'enfasi o sui contenuti specifici, con cui veniva descritta la mia vicenda e venivano avvallate le tesi della Procura di Torino» ha scritto Martini nella lettera con cui ha chiesto a Ezio Mauro, direttore di Repubblica, che la notizia del suo completo proscioglimento sia pubblicata sul quotidiano -- con il rilievo e lo spazio che il direttore riterrà opportuno -- anche in rapporto agli articoli a suo tempo pubblicati da Repubblica sul caso AIFA, dove trovarono spazio nelle prime pagine per vari giorni.
A conferma del rispetto per la libertà di stampa invocato da Martini, e messo in discussione proprio in questi giorni, è giusto ricordare che mentre la vicenda infuriava,  Martini, ancora al timone dell'AIFA, faceva regolarmente pubblicare nella rassegna stampa del sito dell'Agenzia che dirigeva tutto ciò che veniva pubblicato contro di lui, senza alcuna censura.

Tangentopoli era un’altra cosa

Non si trattava di insinuazioni banali. Si confondeva l’accusa di corruzione a carico di un funzionario incaricato dal Ministero, e non un dipendente dell'AIFA (ma erroneamente e ripetutamente definito come  il numero due dell'Agenzia), con le banali questioni amministrative in cui era stato chiamato in causa Martini. Non solo, sulla base di questa associazione il farmacologo veronese era stato paragonato più volte a Duilio Poggiolini, uno dei protagonisti di Tangentopoli ai tempi in cui era ministro della sanità Francesco De Lorenzo.

I riferimenti a Mani pulite erano inaccettabili per chi conosceva i meriti dell’AIFA e di Martini che così l’aveva voluta, all’insegna della medicina basata sulle prove, della trasparenza, del merito. Non mancarono quindi gli interventi di autorevoli personalità della ricerca italiana e primo tra tutti Silvio Garattini, che anche dalle pagine di Partecipasalute (http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/900) non fece mancare il suo supporto a Martini, nel frattempo sollevato dall’incarico.

Neppure la comunità scientifica internazionale stette a guardare. Appelli si levarono dalle pagine di Nature e del British Medical Journal. Per gli stranieri era inconcepibile che venissero decapitati i vertici di un’organizzazione il cui progetto per una volta era stato preso a esempio anche all’estero, per esempio dal Centro di monitoraggio sui farmaci dell’Organizzazione mondiale di sanità di Uppsala, in Svezia (http://www.partecipasalute.it/cms/files/Uppsala_Monitoring%20Centre_Article.pdf) che aveva elogiato la rete di farmacovigilanza messa in atto dall’Agenzia.

Un taglio agli sprechi…

Successivamente la vicenda è andata progressivamente chiarendosi: un gruppo di esperti farmacologi e clinici hanno redatto un documento pro veritate per ribadire l'assoluta insussistenza di rischi per la salute pubblica legati al ritardo di aggiornamento dei foglietti illustrativi; la stessa Commissione insediata a suo tempo dal ministro Maurizio Sacconi, nella relazione finale del 30 maggio 2008, aveva tratto analoghe conclusioni.

Ma perché una difesa a spada tratta e tanto accalorata di Martini? Quali erano i meriti dell’agenzia da lui diretta? Prima di tutto aver posto l’appropriatezza della prescrizione come principio base della spesa farmaceutica. «La Commissione Unica per il Farmaco (CUF) ha cancellato dal Prontuario Farmaceutico Nazionale circa 2 miliardi di euro di fatturato dovuti a farmaci inattivi o con scarsa documentazione scientifica» scrisse Garattini. «L'AIFA, unica agenzia in Europa, nel 2007 è riuscita a ridurre la spesa dei farmaci del 6 per cento pur migliorando il livello di assistenza farmaceutica dell'anno precedente. Fra l'altro, grazie alle negoziazioni dell'AIFA, i prezzi dei farmaci rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale sono mediamente inferiori di circa il 15 per cento rispetto agli altri Paesi europei».

 ... e una spinta alla ricerca

Inoltre l'AIFA è stata la prima agenzia dei medicinali in Europa che ha cercato di promuovere la ricerca indipendente sui farmaci, con bandi rivolti a tutti i ricercatori italiani di istituzioni pubbliche e non profit , finanziati da un contributo costituito dal 5 per cento delle spese promozionali sostenute dalle aziende farmaceutiche. Un’iniziativa nuova, accolta con entusiasmo anche da molte associazioni di pazienti, per esempio quelli affetti da malattie rare per i quali è difficile prevedere un rientro economico immediato degli investimenti in ricerca.

E adesso?

Da quando Martini è stato allontanato queste come altre iniziative meritorie dell’agenzia, per esempio in campo editoriale, hanno subìto una battuta d’arresto. Senza arrivare a dire che questo sì è stato un “disastro colposo” da attribuire al procuratore Guariniello, con l’azzoppamento dell’Agenzia è stato però senza dubbio arrecato un danno a tutti i cittadini, per esempio a quelli che avrebbero potuto usufruire di un’informazione libera sui farmaci e a quelli che attendono una cura che può venire solo da una ricerca indipendente.

Ieri il ministro della salute Ferruccio Fazio e il sottosegretario Eugenia Roccella hanno riconosciuto i grandi meriti di Martini e hanno dichiarato di aver sempre creduto nella sua assoluta integrità. Il senatore Ignazio Marino è andato oltre e ne ha chiesto il reintegro di diritto nella posizione di direttore dell'AIFA. Un appello che Partecipasalute sottoscrive con convinzione.

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