Alla "rifondazione" delle
"Cure Primarie", oggi, è affidata una grande responsabilità, da cui
dipende forse anche la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale
(SSN).
Il dibattito sul destino
del Sistema ormai si sta stabilizzando sulla necessità di riequilibrare il
fondamentale rapporto tra Ospedale e Territorio, tra cure ospedaliere e cure
primarie, tra cura specialistica degli organi ed apparati e cura della persona
nella sua unità, prima che il Servizio sanitario, universale e gratuito,
deperisca e perda alla fine la sua ragione profonda e la sua funzione
indispensabile nei confronti della comunità civile e di tutti i cittadini.
Tre decenni orsono, 1978,
sullo sfondo della guerra fredda, 134 Stati membri dell'Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS), 67 agenzie internazionali e diverse organizzazioni non
governative, riuniti nella conferenza tenutasi ad Alma-Ata, raggiunsero un
accordo epocale: adottare la primary
health care come prospettiva di riferimento per raggiungere "la salute per
tutti" nell'anno 2000.
Le
cose poi andarono diversamente. La prospettiva di Alma-Ata fu duramente
contrastata dalle istituzioni tecnocratiche internazionali (in primis la Banca Mondiale)
e dal "soft-power" dell'establishment medico, svalutata come utopica, mentre
gli approcci selettivi e verticali per il controllo di singole malattie
prendevano il sopravvento. Collateralmente alle vicende internazionali, e forse
"impertinentemente", si potrebbe dire che, negli ultimi trenta anni, la cultura
"ospedalo-centrica", "i vari centri per patologie specifiche", frammentati in
una miriade di programmi per il controllo di singole malattie, ma forse anche
la scarsa volontà della medicina generale italiana di presidiare le sue originali e distintive peculiarità culturali,
caratterizzanti il lavoro quotidiano nei migliaia di studi aperti liberamente
tutti i giorni, hanno adombrato il ruolo chiave delle "Cure Primarie".
Oggi,
dopo anni d'oblio, la primary health
care è risorta e il Rapporto 2008 dell'OMS esplicita perché, ora più che
mai, vi è bisogno di tornare ad Alma Ata. A fronte del miglioramento
complessivo dello stato di salute raggiunto nelle ultime decadi, le
diseguaglianze nella salute sono cresciute sia tra i paesi sia al loro interno.
Nonostante i notevoli progressi sono da considerare
una priorità la prevenzione ed il controllo delle malattie croniche. Esistono
diseguaglianze nella salute, per esempio: si ammalano maggiormente di malattia
coronarica o di neoplasia polmonare gli operai rispetto ai professionisti;
esistono diseguaglianze nella qualità delle cure, per esempio: solo il 27% dei
pazienti ipertesi raggiunge il target di controllo pressorio, il 55% dei
pazienti diabetici hanno livelli di emoglobina glicata al di sopra del 7%, solo
il 14% dei pazienti con malattie coronariche raggiunge livelli di colesterolo
LDL raccomandati e solo il 50% dei fumatori riceve dal proprio medico consigli
su come smettere di fumare.
Il
lavoro da fare è tanto; il clima, allora, non può che essere di "rifondazione".
Un
ex ministro della Sanità italiano, qualche anno fa, affermava che:
«in Italia
abbiamo un sistema di cure che funziona come un radar a cui il paziente appare
per essere curato e scompare alla vista una volta guarito. Perfetto per le
malattie acute, ma non per le patologie croniche, per le quali serve invece un
modello di assistenza diverso: occorre evitare che le persone si ammalino, ma
anche che chi è già malato vada incontro a ricadute, aggravamenti e disabilità.
Un sistema, insomma, adatto a malattie che non guariscono e che devono essere
seguite nel territorio, adeguatamente attrezzato. Mettere al centro la
prevenzione e il controllo delle malattie croniche è interesse di tutti».
A queste priorità
affermate non sempre segue la concreta volontà dei "decisori
politici" di investire sulle Cure Primarie.
A ciò si aggiungono le
criticità legate alla distribuzione delle risorse disponibili fra Ospedale e
Territorio, dove con sempre maggiore evidenza si assiste al trasferimento
di servizi prima offerti dalle strutture ospedaliere con gli stessi servizi
collocati nei Distretti, ma comunque sempre strettamente legati a "cultura
ospedaliera", oltre che ad operatori funzionali ad obiettivi ospedalieri.
In quest'alveo "distorto"
spesso si fanno passare, come investite sul territorio, risorse
che comunque sono allocate in servizi "paraospedalieri", lasciando le
Cure Primarie al centro del dibattito sul cambiamento, ma con scarse risorse
aggiuntive.
La proposta di una
classificazione nosografica nell'alveo appena descritto non vuole essere
"bislacca", ma si vuole collocare all'interno del dibattito sulla "centralità
delle Cure Primarie", con l'obiettivo di porre le basi per un dialogo
costruttivo fra i diversi attori del Servizio Sanitario, chi si occupa di Cure
Primarie e chi di Servizi Ospedalieri o comunque di cultura ospedaliera.
L'introduzione di uno
strumento classificatorio omogeneo al lavoro che i Medici di Medicina Generale
svolgono ogni giorno si ritiene possa essere il passo fondamentale per
promuovere e sviluppare la "Cultura delle Cure Primarie", nel momento
in cui la responsabilità del cambiamento esige fondamenta solide e radicate.
In Italia, in modo troppo
invasivo, siamo intrisi di "cultura ospedaliera" tanto che quasi
tutti i software in uso nella Medicina Generale assumono, come metodo di
classificazione degli atti, la classificazione ICD9, strumento utile per la
classificazione delle malattie, ma certamente inadeguato nel descrivere
i percorsi diagnostici propri della Medicina delle Cure Primarie.
Non possiamo rimandare
ulteriormente l'uso dello strumento di classificazione proprio delle Cure
Primarie ovvero la ICPC2, "Classificazione Internazionale delle Cure
Primarie".
L'uso diffuso di tale
strumento contribuirà a rendere dialettico il rapporto ed il confronto fra
"Culture", ognuno consapevole del proprio background e capaci di
confrontare dati e problemi.
Con queste emergenze,
nel settembre scorso si era tenuta a VISCIANO (Na) la Prima
Conferenza di Presentazione della Traduzione
in Lingua Italiana della ICPC2 (International Classification Primary Care),
denominata ICPC (Classificazione Internazionale Cure Primarie), promossa da un
gruppo di MMG provenienti da varie regioni d'Italia.
Dopo il lungo lavoro di
traduzione in italiano e di studio della metodologia di utilizzo della
classificazione ICPC, la Conferenza aveva posto le basi per la diffusione in
Italia di questo fondamentale strumento di lavoro per tutta la Medicina
Generale italiana.
Al termine della Prima Conferenza
nazionale si pianificò un percorso che portasse alla fondazione di
un'associazione indispensabile per continuare la diffusione anche in Italia di
questa classificazione specifica per la Medicina Generale.
L'impegno è stato
mantenuto fondando, nel gennaio scorso l'Associazione
"ICPC CLUB ITALIA (Società Nazionale per la diffusione in Italia della
Classificazione Nosografica Internazionale delle Cure Primarie WONCA - ICPC)"
che ha come scopi e mission di lavoro diversi temi e progetti:
Promuovere e diffondere
la conoscenza e l'uso degli strumenti di classificazione di segni, sintomi e
stati morbosi nell'ambito delle cure primarie/medicina del territorio;
Gestire e sviluppare la
traduzione e la diffusione dell'uso in Italia, in particolar modo nelle
cartelle cliniche informatizzate, della Classificazione Internazionale
denominata ICPC (International Classification of Primary Care, Second edition
(ICPC-2)
Ai
colleghi e responsabili della Sanità italiana lanciamo un appello, chiedendo e
garantendo un impegno:
che assuma i seguenti
principi:
- il confronto e il dialogo tra MMG italiani ed europei;
- la cooperazione internazionale fra MMG;
- la capacità di organizzare una più soddisfacente qualità
della vita professionale di ogni MMG;
- la responsabilità comune, ma differenziata tra i vari
settori della sanità;
che ponga i seguenti obiettivi:
- inserire uno
strumento indispensabile per la standardizzazione e programmazione del lavoro quotidiano
negli ambulatori dei MMG italiani;
- promuovere l'uso di
sistemi di registrazione e classificazione del lavoro del MMG e della salute di
ogni singolo cittadino più adatti e consoni alla moderna medicina e allo
sviluppo reale dei sistemi di e-health fino al FSN che potrà qualificarsi per
il puntuale flusso giornaliero dei "motivi di incontro" con l'assistito che
l'ICPC permette;
- avviare una profonda
revisione dei modelli culturali e di management dominanti nella sanità delle
cure primarie;
che abbia i seguenti contenuti:
- applicare il
"Pacchetto ICPC" della Wonca a tutti gli strumenti informatici oggi in uso,
trovando adeguati meccanismi di diffusione e di cooperazione con tutte le
software house che li elaborano;
- porre un maggiore
onere di impegni a carico delle Regioni che debbono aiutare il singolo medico a
organizzare l'assistenza migliore per ogni singolo suo cittadino/paziente;
- sensibilizzare i
responsabili Nazionali e Regionali della sanità a non ‘imporre' procedure di
codificazione che attingano alla classificazione ospedaliera ICD che è da tutti
i MMG italiani ritenuta ‘impraticabile' e frustrante per il settore della
medicina propria delle Cure Primarie".
L'Associazione
"ICPC Club Italia" organizzerà alla fine del mese di settembre 2010 una prima
Convention Nazionale che permetterà una maggiore conoscenza delle esperienze
italiane di utilizzo di questo straordinario strumento di lavoro oggi
disponibile e utilizzato anche in Italia.
<p>
Alla "rifondazione" delle
"Cure Primarie", oggi, è affidata una grande responsabilità, da cui
dipende forse anche la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale
(SSN).
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Il dibattito sul destino
del Sistema ormai si sta stabilizzando sulla necessità di riequilibrare il
fondamentale rapporto tra Ospedale e Territorio, tra cure ospedaliere e cure
primarie, tra cura specialistica degli organi ed apparati e cura della persona
nella sua unità, prima che il Servizio sanitario, universale e gratuito,
deperisca e perda alla fine la sua ragione profonda e la sua funzione
indispensabile nei confronti della comunità civile e di tutti i cittadini.
</p>
<p>
Tre decenni orsono, 1978,
sullo sfondo della guerra fredda, 134 Stati membri dell'Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS), 67 agenzie internazionali e diverse organizzazioni non
governative, riuniti nella conferenza tenutasi ad Alma-Ata, raggiunsero un
accordo epocale: adottare la primary
health care come prospettiva di riferimento per raggiungere "la salute per
tutti" nell'anno 2000.
</p>
<p>
Le
cose poi andarono diversamente. La prospettiva di Alma-Ata fu duramente
contrastata dalle istituzioni tecnocratiche internazionali (in primis la Banca Mondiale)
e dal "soft-power" dell'establishment medico, svalutata come utopica, mentre
gli approcci selettivi e verticali per il controllo di singole malattie
prendevano il sopravvento. Collateralmente alle vicende internazionali, e forse
"impertinentemente", si potrebbe dire che, negli ultimi trenta anni, la cultura
"ospedalo-centrica", "i vari centri per patologie specifiche", frammentati in
una miriade di programmi per il controllo di singole malattie, ma forse anche
la scarsa volontà della medicina generale italiana di presidiare le sue originali e distintive peculiarità culturali,
caratterizzanti il lavoro quotidiano nei migliaia di studi aperti liberamente
tutti i giorni, hanno adombrato il ruolo chiave delle "Cure Primarie".
</p>
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Oggi,
dopo anni d'oblio, la <i>primary health
care</i> è risorta e il Rapporto 2008 dell'OMS esplicita perché, ora più che
mai, vi è bisogno di tornare ad Alma Ata. A fronte del miglioramento
complessivo dello stato di salute raggiunto nelle ultime decadi, le
diseguaglianze nella salute sono cresciute sia tra i paesi sia al loro interno.
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<p>
Nonostante i notevoli progressi sono da considerare
una priorità la prevenzione ed il controllo delle malattie croniche. Esistono
diseguaglianze nella salute, per esempio: si ammalano maggiormente di malattia
coronarica o di neoplasia polmonare gli operai rispetto ai professionisti;
esistono diseguaglianze nella qualità delle cure, per esempio: solo il 27% dei
pazienti ipertesi raggiunge il target di controllo pressorio, il 55% dei
pazienti diabetici hanno livelli di emoglobina glicata al di sopra del 7%, solo
il 14% dei pazienti con malattie coronariche raggiunge livelli di colesterolo
LDL raccomandati e solo il 50% dei fumatori riceve dal proprio medico consigli
su come smettere di fumare.
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Il
lavoro da fare è tanto; il clima, allora, non può che essere di "rifondazione".
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Un
ex ministro della Sanità italiano, qualche anno fa, affermava che:<i> </i>
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<blockquote>
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«in Italia
abbiamo un sistema di cure che funziona come un radar a cui il paziente appare
per essere curato e scompare alla vista una volta guarito. Perfetto per le
malattie acute, ma non per le patologie croniche, per le quali serve invece un
modello di assistenza diverso: occorre evitare che le persone si ammalino, ma
anche che chi è già malato vada incontro a ricadute, aggravamenti e disabilità.
Un sistema, insomma, adatto a malattie che non guariscono e che devono essere
seguite nel territorio, adeguatamente attrezzato. Mettere al centro la
prevenzione e il controllo delle malattie croniche è interesse di tutti».
</p>
</blockquote>
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A queste priorità
affermate non sempre segue la concreta volontà dei "decisori
politici" di investire sulle Cure Primarie.
</p>
<p>
A ciò si aggiungono le
criticità legate alla distribuzione delle risorse disponibili fra Ospedale e
Territorio, dove con sempre maggiore evidenza si assiste al trasferimento
di servizi prima offerti dalle strutture ospedaliere con gli stessi servizi
collocati nei Distretti, ma comunque sempre strettamente legati a "cultura
ospedaliera", oltre che ad operatori funzionali ad obiettivi ospedalieri.
</p>
<p>
In quest'alveo "distorto"
spesso si fanno passare, come investite sul territorio, risorse
che comunque sono allocate in servizi "paraospedalieri", lasciando le
Cure Primarie al centro del dibattito sul cambiamento, ma con scarse risorse
aggiuntive.
</p>
<p>
La proposta di una
classificazione nosografica nell'alveo appena descritto non vuole essere
"bislacca", ma si vuole collocare all'interno del dibattito sulla "centralità
delle Cure Primarie", con l'obiettivo di porre le basi per un dialogo
costruttivo fra i diversi attori del Servizio Sanitario, chi si occupa di Cure
Primarie e chi di Servizi Ospedalieri o comunque di cultura ospedaliera.
</p>
<p>
L'introduzione di uno
strumento classificatorio omogeneo al lavoro che i Medici di Medicina Generale
svolgono ogni giorno si ritiene possa essere il passo fondamentale per
promuovere e sviluppare la "Cultura delle Cure Primarie", nel momento
in cui la responsabilità del cambiamento esige fondamenta solide e radicate.
</p>
<p>
In Italia, in modo troppo
invasivo, siamo intrisi di "cultura ospedaliera" tanto che quasi
tutti i software in uso nella Medicina Generale assumono, come metodo di
classificazione degli atti, la classificazione ICD9, strumento utile per la
classificazione delle malattie, ma certamente inadeguato nel descrivere
i percorsi diagnostici propri della Medicina delle Cure Primarie.
</p>
<p>
Non possiamo rimandare
ulteriormente l'uso dello strumento di classificazione proprio delle Cure
Primarie ovvero la ICPC2, "Classificazione Internazionale delle Cure
Primarie".
</p>
<p>
L'uso diffuso di tale
strumento contribuirà a rendere dialettico il rapporto ed il confronto fra
"Culture", ognuno consapevole del proprio background e capaci di
confrontare dati e problemi.
</p>
<p>
Con queste emergenze,
nel settembre scorso si era tenuta a VISCIANO (Na) la <b>Prima
Conferenza di Presentazione della Traduzione
in Lingua Italiana della ICPC2 (International Classification Primary Care),
denominata ICPC (Classificazione Internazionale Cure Primarie), promossa da un
gruppo di MMG provenienti da varie regioni d'Italia</b>.<i> </i>
</p>
<p>
Dopo il lungo lavoro di
traduzione in italiano e di studio della metodologia di utilizzo della
classificazione ICPC, la Conferenza aveva posto le basi per la diffusione in
Italia di questo fondamentale strumento di lavoro per tutta la Medicina
Generale italiana.
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<p>
Al termine della Prima Conferenza
nazionale si pianificò un percorso che portasse alla fondazione di
un'associazione indispensabile per continuare la diffusione anche in Italia di
questa classificazione specifica per la Medicina Generale.
</p>
<p>
L'impegno è stato
mantenuto fondando, nel gennaio scorso <b><i>l'Associazione
</i></b><b><i>"ICPC CLUB ITALIA (Società Nazionale per la diffusione in Italia della
Classificazione Nosografica Internazionale delle Cure Primarie WONCA - ICPC)"</i></b>
che ha come scopi e mission di lavoro diversi temi e progetti:
</p>
<ul>
<li>Promuovere e diffondere
la conoscenza e l'uso degli strumenti di classificazione di segni, sintomi e
stati morbosi nell'ambito delle cure primarie/medicina del territorio;</li>
<li>Gestire e sviluppare la
traduzione e la diffusione dell'uso in Italia, in particolar modo nelle
cartelle cliniche informatizzate, della Classificazione Internazionale
denominata ICPC (International Classification of Primary Care, Second edition
(ICPC-2)</li>
</ul>
<p>
Ai
colleghi e responsabili della Sanità italiana lanciamo un appello, chiedendo e
garantendo un impegno:
</p>
<ul>
<li><i>che assuma i seguenti
principi:</i><br />
- il confronto e il dialogo tra MMG italiani ed europei;<br />
- la cooperazione internazionale fra MMG;<br />
- la capacità di organizzare una più soddisfacente qualità
della vita professionale di ogni MMG;<br />
- la responsabilità comune, ma differenziata tra i vari
settori della sanità;</li>
<li><i>che ponga i seguenti obiettivi:</i><br />
- inserire uno
strumento indispensabile per la standardizzazione e programmazione del lavoro quotidiano
negli ambulatori dei MMG italiani;<br />
- promuovere l'uso di
sistemi di registrazione e classificazione del lavoro del MMG e della salute di
ogni singolo cittadino più adatti e consoni alla moderna medicina e allo
sviluppo reale dei sistemi di e-health fino al FSN che potrà qualificarsi per
il puntuale flusso giornaliero dei "motivi di incontro" con l'assistito che
l'ICPC permette;<br />
- avviare una profonda
revisione dei modelli culturali e di management dominanti nella sanità delle
cure primarie;</li>
<li><i>che abbia i seguenti contenuti:</i><br />
- applicare il
"Pacchetto ICPC" della Wonca a tutti gli strumenti informatici oggi in uso,
trovando adeguati meccanismi di diffusione e di cooperazione con tutte le
software house che li elaborano;<br />
- porre un maggiore
onere di impegni a carico delle Regioni che debbono aiutare il singolo medico a
organizzare l'assistenza migliore per ogni singolo suo cittadino/paziente;<br />
- sensibilizzare i
responsabili Nazionali e Regionali della sanità a non ‘imporre' procedure di
codificazione che attingano alla classificazione ospedaliera ICD che è da tutti
i MMG italiani ritenuta ‘impraticabile' e frustrante per il settore della
medicina propria delle Cure Primarie". </li>
</ul>
<p>
L'Associazione
"ICPC Club Italia" organizzerà alla fine del mese di settembre 2010 una prima
Convention Nazionale che permetterà una maggiore conoscenza delle esperienze
italiane di utilizzo di questo straordinario strumento di lavoro oggi
disponibile e utilizzato anche in Italia.
</p>
<p class="firma">
<b>Amedeo Scelsa</b><br />
Presidente
ICPC Club Italia<br />
Per
info e comunicazioni:<br />
indirizzo e-mail:
Presidente: presidenteicpcclubitalia@gmail.com
</p>