Ieri: "Dottore appena potete, venite!" - "Che è
successo?" "Carminiello sta male, dorme sempre. L'abbiamo portato all'ospedale
per via della tosse: la dottoressa l'ha visitato e ci ha detto che ha una
brutta polmonite". "Allora è stato ricoverato?" "No. La dottoressa gli ha fatto
fare una radiografia che però sarà pronta domani... ma poi ci ha detto che la
cura che si fa llà, all'ospedale, se la può fare pure a casa. Perciò ce lo
siamo portato. Venite a visitarlo, perché noi teniamo fiducia avvoi".
Sono le dieci meno dieci di sera...(di notte, per
dirla chiara) e sono scocciato: alla fine di una giornata così pesante che
avevo rimandato due visite all'indomani, volevo proprio tornarmene a casa e
ora, questa telefonata al cellulare...Ci penso un attimo...forse potrei andarci
adesso. Ma no! Per oggi basta.
Il giorno dopo, anticipo la sveglia alle sei e mezza
e butto un occhio al cielo dalla cucina. L'aria è gonfia d'acqua: non si vede
nemmeno il castello in mezzo ai due palazzi di fronte, appoggiato a presepe
sulla collina di Capodimonte. E' proprio tempo pessimo. Per visitare
Carminiello, che ha dodici anni, devo andare ai Quartieri Spagnoli e io sto
all'Arenella. Significa, in una giornata di pioggia, rinunciare ai mezzi di
superficie. Metropolitana fino a piazza Dante e poi un bel pezzo a piedi.
Oppure andarci a piedi direttamente da casa. Il vento raffica macchie di colore
e di luce acquosa. Per via Toledo alle 7,30, già incasinata, mi sento in un
quadro di Touluose-Lautrec. Giro a destra l'angolo del vicolo, ancora un pezzo
all'interno e poi a sinistra. Basolato viscido e motorini che cercano di
passare nella metà della metà dello spazio possibile. All'entrata del
palazzotto, se non la conoscessi, passerei oltre:.è scuro, sono le otto meno un
quarto. Infilo il portoncino perennemente aperto. Tre piani rigorosamente
Spagnoli, senza ascensore. Al primo ballatoio un tabernacolo rischiara di neon
l'angolo buio. Il Volto Santo in ritratto è affiancato dalla statuetta di Padre
Pio a destra e da una più piccola a sinistra. Ma che Madonna è? Altro gomito di
scale, altro neon e altro tabernacolo. Tre statuine della Madonna, una delle
quali non ha mani: tutto al femminile. Ma che madonna è? Terzo piano, quello di
Carminiello. Due Padre Pio a statuetta e un altro Volto Santo. Padre Pio contro
Gesù stravince e supera di misura le Madonne. Busso alla porta con le nocche:
il campanello è guasto da mesi. Dormono ancora. Ribusso con energia. Entro dallo
spiraglio di porta e qualche passo assonnato e pantofolato mi porta una tazza
di caffè uscita all'improvviso dal nulla. Visito Carminiello: non trovo traccia
di polmonite e cerco di ragionare insieme ai familiari. Convivono tre
generazioni: il nonno e la nonna, relativamente ancora giovani, la mamma di
Carmine, quasi una ragazza, vedova (il padre l'hanno sparato per uno sgarro da
incompetenza). La zia, sorella della mamma, giovanissima anche lei con l'altra
figlia di quattro anni. L'altro zio, fratello del nonno, mangiato dal diabete
scompensato.
"Ma, Carmine, da quanto tempo stava poco bene?"
"Dottò, quello, ieri, è pure andato a scuola". "E dov'è la scuola? Sta qua
vicino? Ci va a piedi?" "Dottò quello viene la zia tutte le mattine a
prenderlo". "Si...ma...la strada per la scuola è in salita?" "No, quello scende da
qua e va a scuola..." Carmine stesso capisce l'equivoco e da persona sveglia
traduce ai suoi. "Nonno, il dottore voleva sapere se la via era in salita..."
"Si, la scuola sta un poco più sopra". Volevo sapere se a scuola era arrivato
con l'affanno. "No, dottore: nessun affanno. Solo tosse assai". Rivisito
Carmine: nemmeno un sibilo. Ma, allora, all'Ospedale non hanno proprio capito?
Oppure sono io che non capisco? Certo...mettere insieme tosse e sonnolenza..."Ma
all'ospedale hanno fatto un prelievo?" - chiedo pensando a un'emogasanalisi.
"No, dottore. Niente prelievo". Ma allora, come hanno fatto a dire che la causa
della sonnolenza era la polmonite?...
Mi guardano allargando le braccia. Sperano che all'ospedale
si siano sbagliati. "Prima dicono che è una brutta polmonite e poi che si può
curare pure a casa..." - rimugino. Il mio "mah..." mi sta stampato in fronte, il
loro silenzio è una domanda. Vi hanno lasciato una diagnosi? "No, dottore: ci
hanno fatto mettere la firma".
Spesso, negli ospedali, ci sono gli "specialisti
dell'autodimissione" che girano per le corsie come se parlassero da soli. Più o
meno il testo è questo.
"Mah!...certo che, se la cura ve la potete fare a casa... io non lo terrei
qua. Con tante malattie che si sentono... Io me lo porterei a casa.
Comunque...decidete voi". I familiari si guardano, mangiano la foglia e
"decidono" di portarselo a casa. Sennò, perché direbbero che "è meglio che...":
evidentemente sanno più cose di quelle che dicono. Intanto, uno dei medici
allunga un foglio. "Firmate qua". Loro firmano e qualcuno scrive sopra la
firma: "Esce contro il parere dei sanitari". E fin qui tutto mi è chiaro.
Ma la sonnolenza di Carmine da che deriva? E senza
un'emogas come lo capisco? E perché io non sento nulla, nemmeno alla
percussione? Perché non c'è febbre (ma questo comunque non esclude patologia...)
e perché Carmine sembra stare così bene?
Per chiarezza di posizione dichiaro che non mi
sembra un quadro di polmonite: i familiari mi guardano sollevati. Ma considero
la situazione in fieri e confermo in parte la terapia. No! Le iniezioni a
Carmine proprio no! Però voglio la verifica della mia visione e perciò annoto
il numero di telefono: chiamerò stasera, quando sarà pronto il risultato della radiografia.
La sera risponde il nonno: la dottoressa
dell'ospedale dove sono tornati per la radiografia ha detto che la diagnosi è
proprio quella. "Cioè? Avete avuto le lastre?" "No, dottore, le lastre non ce
le hanno rilasciate perché non posono uscire dall'ospedale. Ma abbiamo lo
scritto." "E leggetemi lo scritto" Non ce l'abbiamo noi. Ce l'ha la mamma di
Carmine che però è andata a lavorare (in una sala di scommesse).
Mi brucia. Nel gioco a scacchi tra me e gli
specialisti ospedialieri, devo ammettere una doppia sconfitta: ho perso la
torre della mia certezza e con essa la possibilità di rassicurare, che è una
prorogativa che sta sparendo dall'agire dei medici. E l'avversario/dottoressa
(avversario...???) ha fatto una mossa col cavallo che non ho capito. Quello che
ho capito con certezza è che devo verificare se mi sono sbagliato perché potrei
rifare l'errore con altri pazienti. E peggio ancora, dovrò tornare a casa di
Carmine per saperlo, perché non ho altri mezzi che le mie gambe e la mia testa
per una diagnosi. Mica ho fogli da far firmare...?
Ripenso al triangolare di protezione divina e alle
preferenze elettorali per Padre Pio. Probabilmente una maggiore vicinanza e
condivisione del dubbio rende meno divino e lontano l'intervento del medico:
perciò, il triangolare lo vince Padre Pio.
<p class="firma">
<b>Fabio D'Alessandro</b><br />
Medicina generale, Napoli
</p>
<p>
Ieri: "Dottore appena potete, venite!" - "Che è
successo?" "Carminiello sta male, dorme sempre. L'abbiamo portato
all'ospedale
per via della tosse: la dottoressa l'ha visitato e ci ha detto che ha
una
brutta polmonite". "Allora è stato ricoverato?" "No. La dottoressa gli
ha fatto
fare una radiografia che però sarà pronta domani... ma poi ci ha detto
che la
cura che si fa llà, all'ospedale, se la può fare pure a casa. Perciò ce
lo
siamo portato. Venite a visitarlo, perché noi teniamo fiducia avvoi".
</p>
<p>
Sono le dieci meno dieci di sera...(di notte, per
dirla chiara) e sono scocciato: alla fine di una giornata così pesante
che
avevo rimandato due visite all'indomani, volevo proprio tornarmene a
casa e
ora, questa telefonata al cellulare...Ci penso un attimo...forse potrei
andarci
adesso. Ma no! Per oggi basta.
</p>
<p>
Il giorno dopo, anticipo la sveglia alle sei e mezza
e butto un occhio al cielo dalla cucina. L'aria è gonfia d'acqua: non si
vede
nemmeno il castello in mezzo ai due palazzi di fronte, appoggiato a
presepe
sulla collina di Capodimonte. E' proprio tempo pessimo. Per visitare
Carminiello, che ha dodici anni, devo andare ai Quartieri Spagnoli e io
sto
all'Arenella. Significa, in una giornata di pioggia, rinunciare ai mezzi
di
superficie. Metropolitana fino a piazza Dante e poi un bel pezzo a
piedi.
Oppure andarci a piedi direttamente da casa. Il vento raffica macchie di
colore
e di luce acquosa. Per via Toledo alle 7,30, già incasinata, mi sento in
un
quadro di Touluose-Lautrec. Giro a destra l'angolo del vicolo, ancora un
pezzo
all'interno e poi a sinistra. Basolato viscido e motorini che cercano di
passare nella metà della metà dello spazio possibile. All'entrata del
palazzotto, se non la conoscessi, passerei oltre:.è scuro, sono le otto
meno un
quarto. Infilo il portoncino perennemente aperto. Tre piani
rigorosamente
Spagnoli, senza ascensore. Al primo ballatoio un tabernacolo rischiara
di neon
l'angolo buio. Il Volto Santo in ritratto è affiancato dalla statuetta
di Padre
Pio a destra e da una più piccola a sinistra. Ma che Madonna è? Altro
gomito di
scale, altro neon e altro tabernacolo. Tre statuine della Madonna, una
delle
quali non ha mani: tutto al femminile. Ma che madonna è? Terzo piano,
quello di
Carminiello. Due Padre Pio a statuetta e un altro Volto Santo. Padre Pio
contro
Gesù stravince e supera di misura le Madonne. Busso alla porta con le
nocche:
il campanello è guasto da mesi. Dormono ancora. Ribusso con energia.
Entro dallo
spiraglio di porta e qualche passo assonnato e pantofolato mi porta una
tazza
di caffè uscita all'improvviso dal nulla. Visito Carminiello: non trovo
traccia
di polmonite e cerco di ragionare insieme ai familiari. Convivono tre
generazioni: il nonno e la nonna, relativamente ancora giovani, la mamma
di
Carmine, quasi una ragazza, vedova (il padre l'hanno sparato per uno
sgarro da
incompetenza). La zia, sorella della mamma, giovanissima anche lei con
l'altra
figlia di quattro anni. L'altro zio, fratello del nonno, mangiato dal
diabete
scompensato.
</p>
<p>
"Ma, Carmine, da quanto tempo stava poco bene?"
"Dottò, quello, ieri, è pure andato a scuola". "E dov'è la scuola? Sta
qua
vicino? Ci va a piedi?" "Dottò quello viene la zia tutte le mattine a
prenderlo". "Si...ma...la strada per la scuola è in salita?" "No, quello
scende da
qua e va a scuola..." Carmine stesso capisce l'equivoco e da persona
sveglia
traduce ai suoi. "Nonno, il dottore voleva sapere se la via era in
salita..."
"Si, la scuola sta un poco più sopra". Volevo sapere se a scuola era
arrivato
con l'affanno. "No, dottore: nessun affanno. Solo tosse assai". Rivisito
Carmine: nemmeno un sibilo. Ma, allora, all'Ospedale non hanno proprio
capito?
Oppure sono io che non capisco? Certo...mettere insieme tosse e
sonnolenza..."Ma
all'ospedale hanno fatto un prelievo?" - chiedo pensando a
un'emogasanalisi.
"No, dottore. Niente prelievo". Ma allora, come hanno fatto a dire che
la causa
della sonnolenza era la polmonite?...
</p>
<p>
Mi guardano allargando le braccia. Sperano che all'ospedale
si siano sbagliati. "Prima dicono che è una brutta polmonite e poi che
si può
curare pure a casa..." - rimugino. Il mio "mah..." mi sta stampato in
fronte, il
loro silenzio è una domanda. Vi hanno lasciato una diagnosi? "No,
dottore: ci
hanno fatto mettere la firma".
</p>
<p>
Spesso, negli ospedali, ci sono gli "specialisti
dell'autodimissione" che girano per le corsie come se parlassero da
soli. Più o
meno il testo è questo.
"Mah!...certo che, se la cura ve la potete fare a casa... io non lo
terrei
qua. Con tante malattie che si sentono... Io me lo porterei a casa.
Comunque...decidete voi". I familiari si guardano, mangiano la foglia e
"decidono" di portarselo a casa. Sennò, perché direbbero che "è meglio
che...":
evidentemente sanno più cose di quelle che dicono. Intanto, uno dei
medici
allunga un foglio. "Firmate qua". Loro firmano e qualcuno scrive sopra
la
firma: "Esce contro il parere dei sanitari". E fin qui tutto mi è
chiaro.
</p>
<p>
Ma la sonnolenza di Carmine da che deriva? E senza
un'emogas come lo capisco? E perché io non sento nulla, nemmeno alla
percussione? Perché non c'è febbre (ma questo comunque non esclude
patologia...)
e perché Carmine sembra stare così bene?
</p>
<p>
Per chiarezza di posizione dichiaro che non mi
sembra un quadro di polmonite: i familiari mi guardano sollevati. Ma
considero
la situazione in fieri e confermo in parte la terapia. No! Le iniezioni a
Carmine proprio no! Però voglio la verifica della mia visione e perciò
annoto
il numero di telefono: chiamerò stasera, quando sarà pronto il risultato
della radiografia.
</p>
<p>
La sera risponde il nonno: la dottoressa
dell'ospedale dove sono tornati per la radiografia ha detto che la
diagnosi è
proprio quella. "Cioè? Avete avuto le lastre?" "No, dottore, le lastre
non ce
le hanno rilasciate perché non posono uscire dall'ospedale. Ma abbiamo
lo
scritto." "E leggetemi lo scritto" Non ce l'abbiamo noi. Ce l'ha la
mamma di
Carmine che però è andata a lavorare (in una sala di scommesse).
</p>
<p>
Mi brucia. Nel gioco a scacchi tra me e gli
specialisti ospedialieri, devo ammettere una doppia sconfitta: ho perso
la
torre della mia certezza e con essa la possibilità di rassicurare, che è
una
prorogativa che sta sparendo dall'agire dei medici. E
l'avversario/dottoressa
(avversario...???) ha fatto una mossa col cavallo che non ho capito.
Quello che
ho capito con certezza è che devo verificare se mi sono sbagliato perché
potrei
rifare l'errore con altri pazienti. E peggio ancora, dovrò tornare a
casa di
Carmine per saperlo, perché non ho altri mezzi che le mie gambe e la mia
testa
per una diagnosi. Mica ho fogli da far firmare...?
</p>
<p>
Ripenso al triangolare di protezione divina e alle
preferenze elettorali per Padre Pio. Probabilmente una maggiore
vicinanza e
condivisione del dubbio rende meno divino e lontano l'intervento del
medico:
perciò, il triangolare lo vince Padre Pio.
</p>