<p class="firma">
<b>Roberto Benincasa</b><br />
Medicina generale, Gradisca
d'Isonzo (GO)
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Verso la fine dell'estate del 2008, una paziente
chiese a chi scrive come poteva fare per lasciare un testamento
biologico. La signora aveva l'anomalia genetica della rara sindrome di
Alport, che porta a insufficienza renale cronica e aveva assistito la
madre, affetta dalla stessa malattia, deceduta dopo alcuni anni di
emodialisi, mentre la sorella e il nipote avevano subito un trapianto di
rene. <br />
Il tema era stimolante e fece nascere l'idea di una ricerca
sulle opinioni delle persone a riguardo, con l'aiuto del collega che
svolgeva il tirocinio nell'ambulatorio e il coinvolgimento dello CSeRMEG
nell'elaborazione del progetto.
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Lo studio si propone di indagare
le opinioni dei pazienti nei confronti delle dichiarazioni di volontà
anticipate nei trattamenti sanitari, cioè le loro convinzioni riguardo
ai provvedimenti di sostegno vitale e all'opportunità di redigere un
testamento biologico. Vuole, altresì, analizzare quali possano essere le
variabili che influenzano i pensieri dei pazienti su questi temi.
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La
ricerca si è svolta in Italia, in ambulatori di medici di famiglia, con
la supervisione del Centro studi e ricerche in medicina generale. Si
tratta di uno studio osservazionale, trasversale e multicentrico,
attuato tramite la somministrazione di un questionario a uno ogni cinque
pazienti maggiorenni e consenzienti che si erano presentati in studio
per qualsiasi motivo. I medici sperimentatori potevano avvalersi
dell'aiuto della segretaria o del personale collaboratore di studio.
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I
dati preliminari dei primi 651 questionari, raccolti tra maggio e
luglio 2009 da 27 medici, sono stati presentati al Congresso europeo
WONCA di Basilea lo scorso settembre.
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La prima parte del
questionario esplora alcune caratteristiche delle persone rispondenti.<br />
L'età
media del campione è di 54+/-7 anni (range 18-89); il 60% è di sesso
femminile; il 68% è sposato o convivente; il 37% ha titolo di studio di
scuola elementare o media inferiore, il 44% di scuola media superiore,
il 18% è laureato. Pensionati e dipendenti rappresentano il 70% del
campione; l'83% dichiara di avere una fede religiosa; solo il 21% non si
sente stressato; il 20 % inoltre dichiara di avere una malattia grave;
mentre il 59% dichiara di avere un familiare affetto da una malattia
grave.<br />
Nella seconda parte del questionario si chiede di esprimere il
proprio grado di accordo o disaccordo con alcune affermazioni sui
provvedimenti di sostegno vitale. In sintesi, dei rispondenti:
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<ul>
<li>l'84% ritiene che i provvedimenti di sostegno vitale non vadano
continuati per prolungare sofferenze che portano ugualmente a morire; </li>
<li>l'80% ritiene che i provvedimenti di sostegno vitale non
andrebbero iniziati o continuati per mantenere uno stato d'incoscienza
permanente o di demenza avanzata, senza possibilità di recupero; </li>
<li>il 92% ritiene che è importante alleviare le sofferenze dei malati
terminali, anche con il rischio di anticipare la fine della vita; </li>
<li>l'87% afferma che eventuali volontà anticipate di trattamento
dovrebbero essere rispettate in ogni caso dai medici.</li>
</ul>
<p>
A una prima analisi incrociata dei dati relativi alle due domande per
le quali le risposte sono risultate più omogeneamente distribuite,
risulta che avere o meno una fede religiosa fa differenza in modo
statisticamente significativo; il grado d'istruzione sembra influire
anche se in modo non significativo, mentre l'essere stressato, avere una
malattia grave o un familiare affetto da una malattia grave non sembra
influire significativamente.
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In particolare, le persone che dichiarano di non avere una fede
religiosa non sono d'accordo con l'affermazione che "i provvedimenti di
sostegno vitale dovrebbero essere iniziati e continuati in ogni caso,
perché la vita umana vale più di ogni altra cosa" e con l'affermazione
che "qualora un malato si trovi in stato vegetativo permanente e non sia
in grado di alimentarsi in modo naturale, la somministrazione
artificiale di acqua e sostanze nutrienti è sempre e comunque doverosa".
Lo stesso vale per le persone con elevato grado di istruzione.<br />
Inoltre,
non avere una fede religiosa oppure avere un alto grado d'istruzione fa
diminuire il numero di pazienti indecisi, perché riduce i questionari
compilati solo parzialmente.
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<p>
La terza parte del questionario esplora le opinioni dei pazienti
riguardo al testamento biologico. E' emerso che l'85% degli intervistati
è favorevole a redigerlo e a nominare un rappresentante fiduciario (un
familiare nel 60% dei casi e il proprio medico di medicina generale nel
44% dei casi); il 68% dei pazienti non è d'accordo con l'affermazione
che le volontà espresse nel testamento biologico possano, in alcuni
casi, essere disattese dai medici.
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<p>
Da questi questionari emerge una marcata affermazione della volontà
di decidere in prima persona sulle cure del fine vita. L'insieme delle
risposte sembra ribadire la frase scritta da Beppino Englaro. In La vita
senza limiti. La morte di Eluana in uno stato di diritto (Milano:
Rizzoli, 2009): "...quando c'è la mia vita in gioco non possono essere
gli altri a decidere per me senza il mio consenso...".<br />
</p>
Indagine riguardante le opinioni dei pazienti sulle “dichiarazioni di volontà anticipate” nei trattamenti sanitari. Risultati Pr
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