Il dottore m’ha sbagliato la ricetta

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Mittiga G
E' più interessante cosa accade dentro la stanza del medico o fuori? Stare, non riconosciuto, nella sala d'attesa dello studio di qualche collega e attendere il proprio turno senza qualificarsi è come origliare in un confessionale: i pazienti condividono emozioni, dolori, indirizzi e metodi di prenotazione...
Occhio Clinico 2010; 3; node/1326

E' più interessante cosa accade dentro la stanza del medico o fuori? Stare, non riconosciuto, nella sala d'attesa dello studio di qualche collega e attendere il proprio turno senza qualificarsi è come origliare in un confessionale: i pazienti condividono emozioni, dolori, indirizzi e metodi di prenotazione.

Quello che segue è un elenco di frasi udite in una sala d'aspetto, nell'attività di ascolto partecipe e di osservazione divertita e dentro lo studio medico, durante lo svolgimento della professione.

"Devo essere intollerante a qualcosa"
"Voglio sentire quest'altro dottore che mi dice"
"Ma questo medico visita!" (stupore...)
"Questi medici qui (si legga i mmg) sono buoni solo per le ricette"
"Mi raccomando... io sono esente"
"Mi segni TUTTE le analisi"
"Ma  l'acqua ingrassa?"
"Mi ci può scrivere sopra ‘urgente'?"
"Non è che ci sarebbe qualcosaaa ...? (associato a vari gesti lascia intendere richiesta di farmaci per il deficit d'erezione)"
"No, non voglio essere visitato, mi dia solo qualcosa per la tosse"
"Ah, ma lei è anche chirurgo!"
"Il dottore m'ha sbagliato la ricetta"
"Che bella quella clinica: sembrava di stare in America" (peccato che in America una faringite può costarti 300 dollari, un'appendicite la vita)
"Mi dia le iniezioni, così facciamo prima"
"Non è che si trova a passare da casa mia?"
"Oggi sto bene, mi fa un certificato di malattia per dopodomani?"
"Mi può visitare il bambino, ché il pediatra non c'è?"
"Non voglio prendere le compresse per la pressione, perché se uno inizia poi le deve prendere per tutta la vita" (questa racchiude un manuale: noi medici non sappiamo proprio spiegarci)
"Ma il dottore che avevo prima me lo segnava senza tanti problemi"
"A me la febbre non viene mai"
"Non dico al dottore che sono caduto, voglio vedere se ci arriva lui"
"Può passare a casa, dottore, non ce la faccio proprio a venire a studio? Può? Davvero? Grazie! Ma a che ora? Così mi faccio trovare"
"Ho ritirato adesso le analisi; gliele posso dire per telefono?"
"No, non è un dolore; è un fastidio; no, neanche...non lo so".

Qualsiasi collega le legga, sa che nessuna delle frasi è di fantasia e sa anche che riportarle non ha  un intento di derisione, ma è solo un ammiccamento tra compagni di strada e un sorriso che renda più leggero il percorso.

Giuseppe Mittiga
Medicina generale, Roma

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