Extracomunitari untori? Confronto tra le patologie riscontrate nell’ambulatorio del Naga e della medicina generale di Monza

riassunto
scienza ed esperienza
Salute dei migrnati
Meregalli G, Dalla Valle S, Baiocchi C
Occhio Clinico 2010; 3; node/1317
<style type="text/css"> table.tableizer-table {border: 1px solid #CCC; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 12px;} .tableizer-table td {padding: 4px; margin: 3px; border: 1px solid #ccc;} .tableizer-table th {background-color: #104E8B; color: #FFF; font-weight: bold;} </style> <p class="firma"> <b>Guglielmo Meregalli</b><br /> Clinica pneumologica dell'Università di Milano-Bicocca, Monza, volontario Naga<br /> <b>Stefano Dalla Valle</b><br /> medicina generale, volontario NAGA<br /> <b>Claudia Baiocchi</b><br /> Ematologia, Azienda ospedaliera Niguarda-Cà Granda Milano, volontaria Naga </p> <p class="sottotitolo"> <meta name="Titolo" /> <meta name="Parole chiave" /> <meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" /> <meta name="ProgId" content="Word.Document" /> <meta name="Generator" content="Microsoft Word 2008" /> <meta name="Originator" content="Microsoft Word 2008" /> <link href="file://localhost/Users/sergiomac/Library/Caches/TemporaryItems/msoclip/0/clip_filelist.xml" rel="File-List" /> <!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> 0 false 14 18 pt 18 pt 0 0 false false false </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--> <style> </style> <!--[if gte mso 10]> <style> /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso-style-noshow:yes; mso-style-parent:""; mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; mso-para-margin:0cm; mso-para-margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:10.0pt; font-family:"Times New Roman";} </style> <![endif]-->Premessa </p> <p> L'idea di questa ricerca nasce dall'esperienza professionale di alcuni autori: quando in ospedale, nelle camere di degenza o nelle sale d'attesa degli ambulatori medici è presente un extracomunitario capita che i medici vengano avvicinati da pazienti italiani, che sottovoce chiedono: &quot;dottore, non sarà pericoloso?, chissà quali malattie avrà!, chissà quali malattie ci trasmetterà!&quot;. </p> <p> In Africa, o in alcune nazioni povere dell'estremo oriente, c'è la malaria, c'è più tubercolosi che in Italia, c'è più AIDS, ci sono molte malattie parassitarie, alcune delle quali molto aggressive: è possibile che gli extracomunitari portino in Italia queste malattie diverse dalle quelle occidentali e trasmetterle alla popolazione residente? </p> <p> Nella storia dell'umanità, i contatti tra popolazioni diverse sono stati spesso causa di diffusione di gravi malattie. La tubercolosi ha seguito le migrazioni umane almeno da 40.000 anni. Nella seconda metà del 1400 è giunta in Europa, probabilmente dal Centroamerica,la sifilide, malattia mortale in era preantibiotica, che nel settecento e nell'ottocento, per una sorta di razzismo intraeuropeo, in Italia veniva chiamata &quot;mal francese&quot; e, in Francia, &quot;mal Neapolitèn&quot;, dimenticando, chissà perché, i veri &quot;vettori&quot;, gli Spagnoli. Nei primi anni ottanta, il virus dell'AIDS, dall'Africa equatoriale si è diffuso in tutto il mondo. In Africa equatoriale periodicamente si diffondono microepidemie virali con altissima mortalità (60 - 80%), quali il virus Ebola. Questi virus non sono mai usciti dall'Africa, ma costituiscono un grave pericolo potenziale. Peraltro, malattie infettive europee, come morbillo, vaiolo, colera, difterite, scarlattina, tifo, nel 1600 e 1700 hanno sterminato i nativi americani molto più dei fucili. Si calcola che in quel periodo in America centrale, a causa di queste malattie, siano morte circa 80 milioni di persone, il 95% della popolazione. </p> <p class="sottotitolo"> Preconcetti razzisti vs preconcetti antirazzisti </p> <p> La situazione dunque è complessa. Il preconcetto antirazzista non autorizza a dichiarare a priori che la convivenza con gli extracomunitari non possa costituire un problema per la popolazione italiana autoctona; al contrario, il preconcetto razzista non autorizza a temere malattie quando un extracomunitario si avvicina. </p> <p> Tutti sono potenzialmente affetti da patologie che possono essere rischiose per gli altri esseri umani: si pensi alle malattie infettive, a quelle trasmesse sessualmente, alle malattie psichiche e ai disturbi comportamentali legati all'abuso di alcool, droghe e, infine, al'abitudine al fumo di sigaretta. </p> <p> Gli extracomunitari sono affetti da malattie trasmissive più degli Italiani? </p> <p> L'indagine svolta dal Naga in collaborazione con un gruppo di medici di medicina generale di Monza cerca di rispondere a questo quesito. </p> <p class="sottotitolo"> Metodi </p> <p> Il Naga di Milano è un'associazione di volontariato che da 22 anni si dedica all'affermazione del diritto alla salute per tutti, sia promuovendone la promulgazione sul piano legislativo, sia fornendo l'assistenza sanitaria a quanti risultano ancora esclusi. Nel corso degli anni, presso l'ambulatorio Naga si è accumulata un'importante casistica: circa 200.000 visite a immigrati irregolari, cosidetti &quot;clandestini&quot; e a nomadi. Le visite sono sistematicamente documentate e archiviate in apposite cartelle cliniche ambulatoriali. </p> <p> Nel mese di ottobre 2009 tutte le 974 diagnosi fatte a immigrati nell'ambulatorio Naga sono state confrontate con cento diagnosi consecutive fatte a pazienti italiani di pari età da ciascuno dei dieci medici di medicina generale di Monza che hanno collaborato allo studio, per un numero complessivo di 981 diagnosi. </p> <p> Ai medici di medicina generale di Monza è stato chiesto di considerare solo i pazienti di età 18-50 anni, che è l'intervallo d'età dei pazienti del Naga: i minori hanno accesso alle cure del servizio sanitario nazionale e pertanto non sono presi in carico dal Naga e gli anziani non sono rappresentati nella popolazione degli immigrati irregolari, se non in rare eccezioni. </p> <p> Il Naga non utilizza mai il termine &quot;extracomunitari&quot; in quanto dotato di connotati negativi,  ma in questo caso è stata fatta un'eccezione, ponendo il termine tra virgolette, allo scopo di definire esplicitamente la popolazione di pazienti presa in considerazione nell'indagine. </p> <p class="sottotitolo"> Risultati </p> <p> <b><i>Età, genere e provenienza</i></b><br /> L'età media è di 35 anni per i pazienti Naga e 36 per i pazienti di Monza.<br /> I pazienti Naga sono nel 62% maschi e 38% femmine, quelli di Monza nel 42% maschi e 58% femmine.<br /> Gli immigrati irregolari visitati provengono: 35% dal Nord Africa, 10% dall'Africa subsahariana, 26% dal Centro-Sud America, 18% dall'Asia, 11% dall'Europa dell'Est.<i></i> </p> <p> <b><i>Le diagnosi</i></b><br /> Le diagnosi sono state raggruppate secondo apparati e presentate nella tabella seguente e in quelle raggruppate in appendice: </p> <p> <b><i>Altre diagnosi</i></b><br /> Oltre alle diagnosi riportate nelle tabelle, sono state formulate ulteriori 109 diagnosi per i pazienti Naga e 135 per i pazienti di Monza, tra le quali segnaliamo 24/20 casi, rispettivamente, di cefalea/emicrania, 20/7 casi di rimozione punti cutanei per ferite, 7/0 casi di calo ponderale, 3/5 casi di anemia, 3/5 casi di astenia, 0/4 casi di ipercolesterolemia. I 52 e 94 casi restanti sono dispersi in patologie poco significative dal punto di vista sia numerico sia clinico.  </p> <p> <b><i>La tubercolosi</i></b><br /> Uno principali motivi di allarme sociale in tema di emergenze sanitarie legate all'immigrazione è relativo a un'eventuale diffusione della tubercolosi. Nelle seguenti tabelle sono riportati i casi di tubercolosi diagnosticati presso l'ospedale San Gerardo di Monza e i dati lombardi degli ultimi anni. </p> <i></i> <p class="sottotitolo"> Considrazioni </p> <p> Elemento di interesse di questo studio è la conduzione, per la prima volta, di un confronto tra le patologie dei &quot;clandestini&quot; e le patologie di una popolazione italiana analoga per età e per punto di osservazione (ambulatorio di medicina generale), usata come gruppo di controllo. </p> <p> Un limite dell'indagine è di non poter essere considerata uno studio di popolazioni omogenee, ma solo un'analisi delle patologie riscontrate presso ambulatori di medicina generale che curano pazienti analoghi per età, ma diversi per cultura, possibilità economiche, integrazione sociale e nazionalità. </p> <p> L'accesso alle visite mediche ambulatoriali è condizionato dalle abitudini culturali, comportamentali, sociali delle due diverse popolazioni oggetto dello studio, di cui una non omogenea in quanto proveniente da molte diverse nazioni: la rilevanza di questi fattori non è nota. Un altro limite è costituito dalla numerosità delle due casistiche, che pur cospicua in totale (circa 1.000 casi ciascuna), data la dispersione delle diagnosi formulate, è, invece, limitata per alcuni organi e apparati.  </p> <p class="sottotitolo"> Osservazioni generali<i><br /> </i> </p> <span class="sottotitolo"></span> <p> Complessivamente, non ci sono differenze significative tra le patologie riscontrate negli immigrati irregolari e nei pazienti italiani. Le patologie cardiovascolari, metaboliche, endocrine, ginecologiche e dell'apparato genitourinario sono rappresentate equamente nelle due popolazioni in studio (vedi le tabelle in appendice). </p> <p> Le patologie più frequenti tra gli immigrati irregolari sono riferite all'apparato osteomuscolare, respiratorio e gastroenterico, per le quali l'incidenza è sovrapponibile a quella riscontrata in indagini precedenti della Caritas, del Naga e di Medici senza frontiere. Gli studi di queste tre istituzioni consideravano elevata l'incidenza di tali patologie e l'attribuivano alle difficili condizioni di vita della popolazione immigrata irregolarmente. I nostri dati confermano l'elevata incidenza, ma il gruppo di controllo dei pazienti italiani di Monza permette di osservare che gli immigrati irregolari soffrono di più di patologie dell'apparato osteomuscolare (particolarmente dolori acuti e lombosciatalgia), ma meno di patologie respiratorie e gastroenteriche, malgrado le difficili condizioni nelle quali vivono. </p> <p> <b><i>Malattie dermatologiche</i></b><br /> Le malattie della pelle, in particolare eczema e infezioni, che, il più delle volte, non incidono gravemente sulle condizioni fisiche delle persone, sono molto più diffuse negli immigrati irregolari. Le informazioni ottenibili da questo studio non permettono di capire quanto incidano fattori genetici e fattori ambientali, correlati alle condizioni di vita. </p> <p> <b><i>Malattie trasmesse sessualmente</i></b><br /> Le malattie trasmesse sessualmente sono più frequenti negli immigrati irregolari, ma l'indagine ha riscontrato solo patologie minori (uretrite aspecifica, gonorrea, condilomi). Gli unici due casi di malattie gravi (un caso di positività all'HIV e un caso di AIDS conclamato) sono stati riscontrati nei pazienti di Monza, anche se, in realtà, l'HIV positività e l'AIDS sono molto più diffuse in alcuni dei paesi di provenienza dei pazienti Naga che in Italia. In particolare, in Africa subsahariana, interessano il 20-30% della popolazione tra i 15 e i 50. </p> <p> Lo studio condotto non fornisce certezze, ma solo ipotesi interpretative di tali dati incongruenti: </p> <ul class="unIndentedList"> <li> pochi dei pazienti Naga provengono dall'Africa subsahariana;</li> <li> il Naga non è attrezzato per eseguire il test HIV che viene eseguito gratuitamente presso appositi dispensari regionali ai quali gli immigrati irregolari accedono tramite il passa parola;</li> <li> chi emigra in cerca di fortuna è usualmente sano.</li> </ul> <p> I dati disponibili in merito alla diffusione dell'AIDS tra gli immigrati irregolari sono pochi.   Nello studio condotto nel 2003 presso l'ambulatorio per immigrati regolarizzati nella città di Brescia, l'incidenza di HIV positività in 3.216 pazienti era dello 0,3%. Non ci si aspetta una differenza significativa tra immigrati regolari e immigrati irregolari, in quanto la  maggioranza dei regolari è stata precedentemente irregolare: si tratta, in sostanza, di due popolazioni omogenee. Nello studio condotto da Medici senza frontiere nel 2007 in sud Italia su 643 immigrati irregolari, l'incidenza di positività all'HIV era del 3%.    </p> <p> In termini generali, si può sostenere che alcune popolazioni extraeuropee sono particolarmente affette dal virus dell'AIDS e costituiscono un potenziale pericolo per la diffusione della malattia. Come è noto, però, questa non può essere contagiata per contiguità al bar o in tram o in una sala d'aspetto di un ambulatorio medico. </p> <p> Rischi superiori alla media italiana possono giungere anche da paesi europei come la Finlandia, dove negli anni novanta c'è stata un'epidemia di infezioni gonococciche, importate dalla Russia dai turisti sessuali. </p> <p> <b><i>Malattie psichiche</i></b><br /> Già lavori precedenti hanno segnalato la bassa incidenza di patologie psichiche e anche in questa indagine sembra che le malattie psichiche siano più diffuse tra gli italiani. Cinque  italiani del campione sono affetti da psicosi, contro nessuno degli immigrati irregolari; anche ansia, depressione, tossicodipendenza e anoressia mentale sono meno presenti tra gli irregolari, malgrado le loro difficili condizioni di vita. La limitatezza dei dati raccolti, tuttavia, non permette ulteriori commenti, sarebbero necessarie e interessanti indagini più approfondite. </p> <p> <b><i>Malattie gravi</i></b><br /> Gli immigrati irregolari hanno un numero di malattie gravi decisamente inferiore a quello degli italiani. In particolare, non è stato riscontrato nessun tumore contro cinque casi tra gli italiani. Questo dato rafforza il concetto<i> </i>di &quot;migrante sano&quot;<i> </i>formulato negli studi precedenti della Caritas e del Naga: l'autoselezione è necessaria per l'emigrazione, tanto più se clandestina. Una volta in Italia il migrante irregolare è sottoposto a fattori di rischio superiori rispetto agli italiani: lavoro precario e senza tutele, degrado abitativo, assenza di supporto familiare, clima diverso, abitudini alimentari diverse, rischio di devianza (microcriminalità), malessere psicologico da sradicamento, discriminazione nell'accesso ai servizi sanitari (recentemente soprattutto in Lombardia); tutto ciò non riesce a incidere significativamente sulle condizioni medie di salute, rispetto agli italiani. </p> <p> Infatti, le malattie ginecologiche, genitourinarie, cardiovascolari, metaboliche ed endocrine hanno frequenza simile nella popolazione immigrata irregolarmente e in quella italiana; le malattie respiratorie, gastroenteriche, psichiche sono meno presenti negli immigrati irregolari rispetto agli italiani; solo le affezioni dolorose ostoarticolari e le malattie della pelle sono più frequenti negli immigrati irregolari. </p> <p> <b><i>Malattie &quot;d'importazione&quot;</i></b><br /> Non sono state riscontrate malattie parassitarie &quot;di importazione&quot; da Africa, Asia e Oceania (le più diffuse delle quali sono malaria, schistosomiasi, filariasi, leishmaniosi). </p> <p> D'altronde, è praticamente impossibile che queste malattie che si diffondano in Europa, per mancanza dell'insetto vettore che le trasmette. Nel campione di questo studio è stato riscontrato un solo caso di malaria, in un italiano che la ha contratta in viaggio. </p> <p> Peraltro, l'European Center for Disease Control e una recente ricerca commissionata dal governo inglese, pubblicata nell'ottobre 2009, segnalano che negli ultimi 10-15 anni alcune malattie virali provocate da virus esotici sono aumentate in Europa. Si tratta di episodi microepidemici di malattie con sintomi similinfluenzali, quale l'epidemia (200 casi) da virus Chikunguya nel 2007 a Ravenna, e, principalmente, di casi di encefalite virale (febbre del Nilo occidentale e altre) con alcune decide di casi mortali in Europa. Queste malattie sono trasmesse da specifiche zecche, mosche e zanzare, trasportate con i carichi navali dai loro siti geografici d'origine e che il cambiamento climatico ha permesso di sopravvivere, temporaneamente, anche in Europa. Va tenuto presente che, nel mondo, circa centocinquanta milioni di persone emigrano annualmente e circa un miliardo di persone annualmente esce dal proprio paese per turismo o lavoro. L'influenza H1N1 è un esempio di malattia diffusa tramite i viaggi di piacere o lavoro e non tramite l'emigrazione. </p> <p> <i><b>Tubercolosi</b></i><br /> &quot;Dottore, la tubercolosi era sparita prima che arrivassero tutti questi extracomunitari&quot;. Quante volte negli ambulatori medici si sente questa frase!. L'elevata frequenza della malattia tubercolare nella popolazione immigrata rappresenta certamente un motivo di preoccupazione, anche se, in questo studio, non sono stati riscontrati casi di tubercolosi polmonare. La tubercolosi non è mai scomparsa dall'Italia: si è molto ridotta nel dopoguerra, ma è sempre stata presente, con un'incidenza sostanzialmente stabile negli ultimi 20 anni, di 11 nuovi casi ogni 100.000 abitanti l'anno. </p> <p> L'incidenza di TBC tra gli immigrati in Italia è ipotizzata essere di 50 casi su 100.000 persone, cioé circa 5 volte superiore all'incidenza nella popolazione autoctona. La tubercolosi polmonare costituisce dunque un potenziale pericolo, sia pure limitato, in quanto si tratta di una malattia infettiva che non ha certo la diffusibilità dell'influenza. </p> <p> I dati presentati relativi ai casi diagnosticati in Lombardia e presso l'Ospedale San Gerardo di Monza evidenziano che, almeno per ora, il pericolo di diffusione della TBC tra gli Italiani  è rimasto potenziale: i casi di tubercolosi polmonare a Monza e in Lombardia negli ultimi anni sono complessivamente lievemente aumentati, solo a carico degli stranieri, mentre i casi tra gli Italiani sono lievemente ridotti. </p> <p class="sottotitolo"> In conclusione </p> <p> Per rispondere, in sintesi, alla domanda iniziale, secondo i dati di questo studio, la convivenza con gli extracomunitari irregolari non sottopone gli italiani a rischi di malattia superiori a quelli abituali. La maggior parte dei migranti irregolari o regolari è sostanzialmente sana e quando non lo è, è affetta per lo più da malattie osteomuscolari, respiratorie, gastroenteriche e cutanee acute e transitorie.  </p> <p> Deve, comunque, essere mantenuta una costante attenzione su AIDS, TBC e i patogeni (virus, protozoi) trasmessi da insetti vettori, per i quali la causa principale di diffusione non è correlata alle migrazioni, ma ai cambiamenti climatici. </p> <p> <b>TABELLA 1</b> | Malattie gravi </p> <table class="tableizer-table"> <tbody> <tr class="tableizer-firstrow"> <th>n°casi</th><th>Naga</th><th>Monza</th> </tr> <tr> <td>Epilessia</td> <td> 4</td> <td> 2</td> </tr> <tr> <td>Scompenso cardiaco</td> <td> 2</td> <td> 2</td> </tr> <tr> <td>Cardiopatia ischemica</td> <td> 1</td> <td> 2</td> </tr> <tr> <td>Insufficienza renale cronica</td> <td> 1</td> <td> 1</td> </tr> <tr> <td>Fistola uretrale</td> <td> 1</td> <td> 0</td> </tr> <tr> <td>Sclerosi multipla</td> <td> 0</td> <td> 3</td> </tr> <tr> <td>Parkinson giovanile</td> <td> 0</td> <td> 2</td> </tr> <tr> <td>Tossicodipendenza</td> <td> 0</td> <td> 2</td> </tr> <tr> <td>Psicosi</td> <td> 0</td> <td> 5</td> </tr> <tr> <td>Rettocolite ulcerosa</td> <td> 0</td> <td> 3</td> </tr> <tr> <td>Morbo di Chron</td> <td> 0</td> <td> 1</td> </tr> <tr> <td>Fibrosi cistica</td> <td> 0 </td> <td>1</td> </tr> <tr> <td>Embolia polmonare</td> <td> 0 </td> <td>1</td> </tr> <tr> <td>Sclerodermia</td> <td>0</td> <td>1</td> </tr> <tr> <td>Tumore mammella</td> <td> 0 </td> <td>2</td> </tr> <tr> <td>Tumore encefalo</td> <td> 0 </td> <td>1</td> </tr> <tr> <td>Tumore renale</td> <td> 0 </td> <td>1</td> </tr> <tr> <td>Linfoma di Hodgkin</td> <td> 0</td> <td>1</td> </tr> <tr> <td>TOTALE</td> <td>9</td> <td>31</td> </tr> </tbody> </table> <p> <b>TABELLA 2</b> | Casi di TBC a Monza Ospedale San Gerardo </p> <table class="tableizer-table"> <tbody> <tr class="tableizer-firstrow"> <th>Triennio</th><th>2002–2004</th><th>2006–2008</th> </tr> <tr> <td>Totale casi</td> <td>68</td> <td>87</td> </tr> <tr> <td>In italiani</td> <td>33</td> <td>28</td> </tr> <tr> <td>In stranieri</td> <td>35</td> <td>59</td> </tr> </tbody> </table> <p> <b>TABELLA 3</b> | Casi di TBC a Milano </p> <table class="tableizer-table"> <tbody> <tr class="tableizer-firstrow"> <th>Triennio</th><th> 2000-2002</th><th>2005-2007</th> </tr> <tr> <td> N. casi</td> <td>1075</td> <td>1174</td> </tr> <tr> <td> In italiani</td> <td>864</td> <td>756</td> </tr> </tbody> </table> <p class="bibliografia"> BIBLIOGRAFIA </p> <ul class="unIndentedList"> <li> Bandera L. La salute degli extracomunitari - L'esperienza del Naga. Vanvitelli 32, 15: 1-2, 1993.</li> <li> Bandera L. Pazienti immigrati: diversi per patologia, uguali per bisogni. Occhio clinico 2000; 7: 41-43.</li> <li> Caritas di Roma. Immigrazione dossier statistico 2001. Antarem: Roma, 2002.</li> <li> Codecasa L. La tubercolosi a Milano e in Lombardia. Dati al 2008.</li> <li> Geraci S. Infezione da HIV tra gli immigrati a Roma. Atti I Congresso internazionale medicina e migrazioni. Roma, 1988.</li> <li> Geraci S. Medicina e migrazioni: un diritto alla salute spesso negato. Italia Caritas. Roma, n. 10, 1990. </li> <li> Geraci S. L'esperienza del Poliambulatorio Caritas-Asfr nell'ambito dell'assistenza sanitaria agli immigrati Roma. Atti del II Congresso internazionale medicina e migrazioni. Roma, 1990. </li> <li> Issa El Hamad et al. Assistenza socio-sanitaria agli immigrati: l'esperienza di Brescia. 2003.</li> <li> Medici Senza Frontiere onlus. Rapporto sulle condizioni degli immigrati impiegati in agricoltura nelle regioni del Sud Italia. 2007. </li> <li> Olivani P et al. Indagine sulla popolazione extracomunitaria: dati socio demografici e sanitari. Atti VI Consensus conference Palermo, 2000. </li> <li> Olivani P at al. Indagine sulla popolozione extracomunitaria irregolare visitata presso l'ambulatorio Naga di Milano nel periodo gennaio-marzo 2002. Pubblicazione NAGA, 2002.</li> </ul> <p class="AMbox"> <b>Hanno collaborato</b><br /> <br /> Linda Barsotti, Giulia Binazzi: ambulatorio Naga<br /> Viviana Vanin, medicina generale, Milano, volontaria Naga<br /> Enrica Arienti, Enrico Beretta, Marina Bosisio, Enrico Bramati, Francesco Cazzaniga, Mario Colombo, Bianca Fossati, Maria Grazia Riva: medicina generale Monza<br /> Flora Tonelli: Pneumologia, medicina generale Monza<br /> <br /> Gli autori ringraziano i volontari del servizio Accoglienza del Naga che con la loro disponibilità hanno facilitato la raccolta dati:<br /> Benelli Michela, Bergami Ornella, Berardo Giuseppe, Bianchi Alessandra, Bonaviticola Costanza, Buzzi Marisa, Castiglioni Lorenza, Ceriani Giulio, Chizzoli Nicoletta, Cottatellucci Chiara, Cusani Luca, Damiano Patrizia, D'Anna Jutta, D'Acquisto Leda, De Michele Angela, Di Palma Silvana, Fave Leda, Francesca Maria, Gallini Giulia, Garcia Manuel, Guarino Valeria, Hibti Aida, Indelicato Cristina, Ioppi Annita, Marchesi Isabella, Marchesi Marisa, Marchesi Vanda, Meloni Susi, Meroni Carla, Minerbi Alessandra, Pesce Isetta, Piloni Roberta, Pucci Paola, Quagliulo Marina, Ramus Elisa, Rold Laura, Romano Mirella, Salomon Myriam, Sanchez Marjorie, Scheller Angelica, Scherini Enrica, Scotti Alessandra, Talli Nencioni Amalia. </p>

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