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<p class="firma">
<b>Guglielmo
Meregalli</b><br />
Clinica pneumologica dell'Università di Milano-Bicocca, Monza,
volontario Naga<br />
<b>Stefano
Dalla Valle</b><br />
medicina generale, volontario NAGA<br />
<b>Claudia
Baiocchi</b><br />
Ematologia, Azienda ospedaliera Niguarda-Cà Granda Milano, volontaria
Naga
</p>
<p class="sottotitolo">
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font-size:10.0pt;
font-family:"Times New Roman";}
</style>
<![endif]-->Premessa
</p>
<p>
L'idea
di questa ricerca nasce dall'esperienza professionale di alcuni autori:
quando
in ospedale, nelle camere di degenza o nelle sale d'attesa degli
ambulatori
medici è presente un extracomunitario capita che i medici vengano
avvicinati da
pazienti italiani, che sottovoce chiedono: "dottore, non sarà
pericoloso?,
chissà quali malattie avrà!, chissà quali malattie ci trasmetterà!".
</p>
<p>
In
Africa, o in alcune nazioni povere dell'estremo oriente, c'è la malaria,
c'è
più tubercolosi che in Italia, c'è più AIDS, ci sono molte malattie
parassitarie, alcune delle quali molto aggressive: è possibile che gli
extracomunitari portino in Italia queste malattie diverse dalle quelle
occidentali e trasmetterle alla popolazione residente?
</p>
<p>
Nella
storia dell'umanità, i contatti tra popolazioni diverse sono stati
spesso causa
di diffusione di gravi malattie. La tubercolosi ha seguito le migrazioni
umane
almeno da 40.000 anni. Nella seconda metà del 1400 è giunta in Europa,
probabilmente dal Centroamerica,la sifilide, malattia mortale in era
preantibiotica, che nel settecento e nell'ottocento, per una sorta di
razzismo
intraeuropeo, in Italia veniva chiamata "mal francese" e, in Francia,
"mal
Neapolitèn", dimenticando, chissà perché, i veri "vettori", gli
Spagnoli. Nei
primi anni ottanta, il virus dell'AIDS, dall'Africa equatoriale si è
diffuso in
tutto il mondo. In Africa equatoriale periodicamente si diffondono
microepidemie virali con altissima mortalità (60 - 80%), quali il virus
Ebola.
Questi virus non sono mai usciti dall'Africa, ma costituiscono un grave
pericolo potenziale. Peraltro, malattie infettive europee, come
morbillo,
vaiolo, colera, difterite, scarlattina, tifo, nel 1600 e 1700 hanno
sterminato
i nativi americani molto più dei fucili. Si calcola che in quel periodo
in
America centrale, a causa di queste malattie, siano morte circa 80
milioni di
persone, il 95% della popolazione.
</p>
<p class="sottotitolo">
Preconcetti
razzisti vs preconcetti antirazzisti
</p>
<p>
La
situazione dunque è complessa. Il preconcetto antirazzista non autorizza
a
dichiarare a priori che la convivenza con gli extracomunitari non possa
costituire un problema per la popolazione italiana autoctona; al
contrario, il
preconcetto razzista non autorizza a temere malattie quando un
extracomunitario
si avvicina.
</p>
<p>
Tutti
sono potenzialmente affetti da patologie che possono essere rischiose
per gli
altri esseri umani: si pensi alle malattie infettive, a quelle trasmesse
sessualmente, alle malattie psichiche e ai disturbi comportamentali
legati all'abuso
di alcool, droghe e, infine, al'abitudine al fumo di sigaretta.
</p>
<p>
Gli
extracomunitari sono affetti da malattie trasmissive più degli Italiani?
</p>
<p>
L'indagine
svolta dal Naga in collaborazione con un gruppo di medici di medicina
generale
di Monza cerca di rispondere a questo quesito.
</p>
<p class="sottotitolo">
Metodi
</p>
<p>
Il
Naga di Milano è un'associazione di volontariato che da 22 anni si
dedica
all'affermazione del diritto alla salute per tutti, sia promuovendone la
promulgazione sul piano legislativo, sia fornendo l'assistenza sanitaria
a
quanti risultano ancora esclusi. Nel corso degli anni, presso
l'ambulatorio
Naga si è accumulata un'importante casistica: circa 200.000 visite a
immigrati
irregolari, cosidetti "clandestini" e a nomadi. Le visite sono
sistematicamente
documentate e archiviate in apposite cartelle cliniche ambulatoriali.
</p>
<p>
Nel
mese di ottobre 2009 tutte le 974 diagnosi fatte a immigrati
nell'ambulatorio
Naga sono state confrontate con cento diagnosi consecutive fatte a
pazienti
italiani di pari età da ciascuno dei dieci medici di medicina generale
di Monza
che hanno collaborato allo studio, per un numero complessivo di 981
diagnosi.
</p>
<p>
Ai
medici di medicina generale di Monza è stato chiesto di considerare solo
i
pazienti di età 18-50 anni, che è l'intervallo d'età dei pazienti del
Naga: i
minori hanno accesso alle cure del servizio sanitario nazionale e
pertanto non
sono presi in carico dal Naga e gli anziani non sono rappresentati nella
popolazione degli immigrati irregolari, se non in rare eccezioni.
</p>
<p>
Il
Naga non utilizza mai il termine "extracomunitari" in quanto dotato di
connotati negativi, ma in questo
caso è stata fatta un'eccezione, ponendo il termine tra virgolette, allo
scopo
di definire esplicitamente la popolazione di pazienti presa in
considerazione
nell'indagine.
</p>
<p class="sottotitolo">
Risultati
</p>
<p>
<b><i>Età,
genere e provenienza</i></b><br />
L'età
media è di 35 anni per i pazienti Naga e 36 per i pazienti di Monza.<br />
I
pazienti Naga sono nel 62% maschi e 38% femmine, quelli di Monza nel 42%
maschi
e 58% femmine.<br />
Gli
immigrati irregolari visitati provengono: 35% dal Nord Africa, 10%
dall'Africa
subsahariana, 26% dal Centro-Sud America, 18% dall'Asia, 11% dall'Europa
dell'Est.<i></i>
</p>
<p>
<b><i>Le diagnosi</i></b><br />
Le
diagnosi sono state raggruppate secondo apparati e presentate nella
tabella
seguente e in quelle raggruppate in appendice:
</p>
<p>
<b><i>Altre diagnosi</i></b><br />
Oltre
alle diagnosi riportate nelle tabelle, sono state formulate ulteriori
109
diagnosi per i pazienti Naga e 135 per i pazienti di Monza, tra le quali
segnaliamo 24/20 casi, rispettivamente, di cefalea/emicrania, 20/7 casi
di rimozione
punti cutanei per ferite, 7/0 casi di calo ponderale, 3/5 casi di
anemia, 3/5
casi di astenia, 0/4 casi di ipercolesterolemia. I 52 e 94 casi restanti
sono
dispersi in patologie poco significative dal punto di vista sia numerico
sia
clinico.
</p>
<p>
<b><i>La
tubercolosi</i></b><br />
Uno
principali motivi di allarme sociale in tema di emergenze sanitarie
legate
all'immigrazione è relativo a un'eventuale diffusione della tubercolosi.
Nelle
seguenti tabelle sono riportati i casi di tubercolosi diagnosticati
presso
l'ospedale San Gerardo di Monza e i dati lombardi degli ultimi anni.
</p>
<i></i>
<p class="sottotitolo">
Considrazioni
</p>
<p>
Elemento
di interesse di questo studio è la conduzione, per la prima volta, di un
confronto tra le patologie dei "clandestini" e le patologie di una
popolazione
italiana analoga per età e per punto di osservazione (ambulatorio di
medicina
generale), usata come gruppo di controllo.
</p>
<p>
Un
limite dell'indagine è di non poter essere considerata uno studio di
popolazioni omogenee, ma solo un'analisi delle patologie riscontrate
presso
ambulatori di medicina generale che curano pazienti analoghi per età, ma
diversi per cultura, possibilità economiche, integrazione sociale e
nazionalità.
</p>
<p>
L'accesso
alle visite mediche ambulatoriali è condizionato dalle abitudini
culturali,
comportamentali, sociali delle due diverse popolazioni oggetto dello
studio, di
cui una non omogenea in quanto proveniente da molte diverse nazioni: la
rilevanza di questi fattori non è nota. Un altro limite è costituito
dalla
numerosità delle due casistiche, che pur cospicua in totale (circa 1.000
casi
ciascuna), data la dispersione delle diagnosi formulate, è, invece,
limitata
per alcuni organi e apparati.
</p>
<p class="sottotitolo">
Osservazioni generali<i><br />
</i>
</p>
<span class="sottotitolo"></span>
<p>
Complessivamente,
non ci sono differenze significative tra le patologie riscontrate negli
immigrati irregolari e nei pazienti italiani. Le patologie
cardiovascolari,
metaboliche, endocrine, ginecologiche e dell'apparato genitourinario
sono
rappresentate equamente nelle due popolazioni in studio (vedi le tabelle
in
appendice).
</p>
<p>
Le
patologie più frequenti tra gli immigrati irregolari sono riferite
all'apparato
osteomuscolare, respiratorio e gastroenterico, per le quali l'incidenza è
sovrapponibile a quella riscontrata in indagini precedenti della
Caritas, del
Naga e di Medici senza frontiere. Gli studi di queste tre istituzioni
consideravano elevata l'incidenza di tali patologie e l'attribuivano
alle
difficili condizioni di vita della popolazione immigrata irregolarmente.
I
nostri dati confermano l'elevata incidenza, ma il gruppo di controllo
dei
pazienti italiani di Monza permette di osservare che gli immigrati
irregolari
soffrono di più di patologie dell'apparato osteomuscolare
(particolarmente
dolori acuti e lombosciatalgia), ma meno di patologie respiratorie e
gastroenteriche, malgrado le difficili condizioni nelle quali vivono.
</p>
<p>
<b><i>Malattie
dermatologiche</i></b><br />
Le
malattie della pelle, in particolare eczema e infezioni, che, il più
delle
volte, non incidono gravemente sulle condizioni fisiche delle persone,
sono
molto più diffuse negli immigrati irregolari. Le informazioni ottenibili
da
questo studio non permettono di capire quanto incidano fattori genetici e
fattori ambientali, correlati alle condizioni di vita.
</p>
<p>
<b><i>Malattie
trasmesse sessualmente</i></b><br />
Le
malattie trasmesse sessualmente sono più frequenti negli immigrati
irregolari,
ma l'indagine ha riscontrato solo patologie minori (uretrite aspecifica,
gonorrea, condilomi). Gli unici due casi di malattie gravi (un caso di
positività all'HIV e un caso di AIDS conclamato) sono stati riscontrati
nei
pazienti di Monza, anche se, in realtà, l'HIV positività e l'AIDS sono
molto
più diffuse in alcuni dei paesi di provenienza dei pazienti Naga che in
Italia.
In particolare, in Africa subsahariana, interessano il 20-30% della
popolazione
tra i 15 e i 50.
</p>
<p>
Lo
studio condotto non fornisce certezze, ma solo ipotesi interpretative di
tali
dati incongruenti:
</p>
<ul class="unIndentedList">
<li>
pochi dei pazienti Naga provengono dall'Africa subsahariana;</li>
<li>
il Naga non è attrezzato per eseguire il test HIV che viene eseguito
gratuitamente presso appositi dispensari regionali ai quali gli
immigrati
irregolari accedono tramite il passa parola;</li>
<li>
chi emigra in cerca di fortuna è usualmente sano.</li>
</ul>
<p>
I
dati disponibili in merito alla diffusione dell'AIDS tra gli immigrati
irregolari sono pochi. Nello
studio condotto nel 2003 presso l'ambulatorio per immigrati
regolarizzati nella
città di Brescia, l'incidenza di HIV positività in 3.216 pazienti era
dello
0,3%. Non ci si aspetta una differenza significativa tra immigrati
regolari e
immigrati irregolari, in quanto la
maggioranza dei regolari è stata precedentemente irregolare: si tratta,
in sostanza, di due popolazioni omogenee. Nello studio condotto da
Medici senza
frontiere nel 2007 in sud Italia su 643 immigrati irregolari,
l'incidenza di
positività all'HIV era del 3%.
</p>
<p>
In
termini generali, si può sostenere che alcune popolazioni extraeuropee
sono
particolarmente affette dal virus dell'AIDS e costituiscono un
potenziale
pericolo per la diffusione della malattia. Come è noto, però, questa non
può
essere contagiata per contiguità al bar o in tram o in una sala
d'aspetto di un
ambulatorio medico.
</p>
<p>
Rischi
superiori alla media italiana possono giungere anche da paesi europei
come la
Finlandia, dove negli anni novanta c'è stata un'epidemia di infezioni
gonococciche, importate dalla Russia dai turisti sessuali.
</p>
<p>
<b><i>Malattie
psichiche</i></b><br />
Già
lavori precedenti hanno segnalato la bassa incidenza di patologie
psichiche e
anche in questa indagine sembra che le malattie psichiche siano più
diffuse tra
gli italiani. Cinque italiani del
campione sono affetti da psicosi, contro nessuno degli immigrati
irregolari;
anche ansia, depressione, tossicodipendenza e anoressia mentale sono
meno
presenti tra gli irregolari, malgrado le loro difficili condizioni di
vita. La
limitatezza dei dati raccolti, tuttavia, non permette ulteriori
commenti,
sarebbero necessarie e interessanti indagini più approfondite.
</p>
<p>
<b><i>Malattie gravi</i></b><br />
Gli
immigrati irregolari hanno un numero di malattie gravi decisamente
inferiore a
quello degli italiani. In particolare, non è stato riscontrato nessun
tumore
contro cinque casi tra gli italiani. Questo dato rafforza il concetto<i>
</i>di "migrante sano"<i> </i>formulato negli studi precedenti della
Caritas e del Naga:
l'autoselezione è necessaria per l'emigrazione, tanto più se
clandestina. Una
volta in Italia il migrante irregolare è sottoposto a fattori di rischio
superiori rispetto agli italiani: lavoro precario e senza tutele,
degrado
abitativo, assenza di supporto familiare, clima diverso, abitudini
alimentari
diverse, rischio di devianza (microcriminalità), malessere psicologico
da
sradicamento, discriminazione nell'accesso ai servizi sanitari
(recentemente
soprattutto in Lombardia); tutto ciò non riesce a incidere
significativamente
sulle condizioni medie di salute, rispetto agli italiani.
</p>
<p>
Infatti,
le malattie ginecologiche, genitourinarie, cardiovascolari, metaboliche
ed
endocrine hanno frequenza simile nella popolazione immigrata
irregolarmente e
in quella italiana; le malattie respiratorie, gastroenteriche, psichiche
sono
meno presenti negli immigrati irregolari rispetto agli italiani; solo le
affezioni dolorose ostoarticolari e le malattie della pelle sono più
frequenti
negli immigrati irregolari.
</p>
<p>
<b><i>Malattie
"d'importazione"</i></b><br />
Non
sono state riscontrate malattie parassitarie "di importazione" da
Africa, Asia
e Oceania (le più diffuse delle quali sono malaria, schistosomiasi,
filariasi,
leishmaniosi).
</p>
<p>
D'altronde,
è praticamente impossibile che queste malattie che si diffondano in
Europa, per
mancanza dell'insetto vettore che le trasmette. Nel campione di questo
studio è
stato riscontrato un solo caso di malaria, in un italiano che la ha
contratta
in viaggio.
</p>
<p>
Peraltro,
l'European Center for Disease Control e una recente ricerca
commissionata dal
governo inglese, pubblicata nell'ottobre 2009, segnalano che negli
ultimi 10-15
anni alcune malattie virali provocate da virus esotici sono aumentate in
Europa. Si tratta di episodi microepidemici di malattie con sintomi
similinfluenzali, quale l'epidemia (200 casi) da virus Chikunguya nel
2007 a
Ravenna, e, principalmente, di casi di encefalite virale (febbre del
Nilo
occidentale e altre) con alcune decide di casi mortali in Europa. Queste
malattie sono trasmesse da specifiche zecche, mosche e zanzare,
trasportate con
i carichi navali dai loro siti geografici d'origine e che il cambiamento
climatico ha permesso di sopravvivere, temporaneamente, anche in Europa.
Va
tenuto presente che, nel mondo, circa centocinquanta milioni di persone
emigrano annualmente e circa un miliardo di persone annualmente esce dal
proprio paese per turismo o lavoro. L'influenza H1N1 è un esempio di
malattia
diffusa tramite i viaggi di piacere o lavoro e non tramite
l'emigrazione.
</p>
<p>
<i><b>Tubercolosi</b></i><br />
"Dottore,
la tubercolosi era sparita prima che arrivassero tutti questi
extracomunitari".
Quante volte negli ambulatori medici si sente questa frase!. L'elevata
frequenza della malattia tubercolare nella popolazione immigrata
rappresenta
certamente un motivo di preoccupazione, anche se, in questo studio, non
sono
stati riscontrati casi di tubercolosi polmonare. La tubercolosi non è
mai
scomparsa dall'Italia: si è molto ridotta nel dopoguerra, ma è sempre
stata
presente, con un'incidenza sostanzialmente stabile negli ultimi 20 anni,
di 11
nuovi casi ogni 100.000 abitanti l'anno.
</p>
<p>
L'incidenza
di TBC tra gli immigrati in Italia è ipotizzata essere di 50 casi su
100.000
persone, cioé circa 5 volte superiore all'incidenza nella popolazione
autoctona. La tubercolosi polmonare costituisce dunque un potenziale
pericolo,
sia pure limitato, in quanto si tratta di una malattia infettiva che non
ha
certo la diffusibilità dell'influenza.
</p>
<p>
I
dati presentati relativi ai casi diagnosticati in Lombardia e presso
l'Ospedale
San Gerardo di Monza evidenziano che, almeno per ora, il pericolo di
diffusione
della TBC tra gli Italiani è
rimasto potenziale: i casi di tubercolosi polmonare a Monza e in
Lombardia
negli ultimi anni sono complessivamente lievemente aumentati, solo a
carico
degli stranieri, mentre i casi tra gli Italiani sono lievemente ridotti.
</p>
<p class="sottotitolo">
In
conclusione
</p>
<p>
Per
rispondere, in sintesi, alla domanda iniziale, secondo i dati di questo
studio,
la convivenza con gli extracomunitari irregolari non sottopone gli
italiani a
rischi di malattia superiori a quelli abituali. La maggior parte dei
migranti
irregolari o regolari è sostanzialmente sana e quando non lo è, è
affetta per
lo più da malattie osteomuscolari, respiratorie, gastroenteriche e
cutanee
acute e transitorie.
</p>
<p>
Deve,
comunque, essere mantenuta una costante attenzione su AIDS, TBC e i
patogeni
(virus, protozoi) trasmessi da insetti vettori, per i quali la causa
principale
di diffusione non è correlata alle migrazioni, ma ai cambiamenti
climatici.
</p>
<p>
<b>TABELLA 1</b> | Malattie gravi
</p>
<table class="tableizer-table">
<tbody>
<tr class="tableizer-firstrow">
<th>n°casi</th><th>Naga</th><th>Monza</th>
</tr>
<tr>
<td>Epilessia</td>
<td> 4</td>
<td> 2</td>
</tr>
<tr>
<td>Scompenso cardiaco</td>
<td> 2</td>
<td> 2</td>
</tr>
<tr>
<td>Cardiopatia ischemica</td>
<td> 1</td>
<td> 2</td>
</tr>
<tr>
<td>Insufficienza renale cronica</td>
<td> 1</td>
<td> 1</td>
</tr>
<tr>
<td>Fistola uretrale</td>
<td> 1</td>
<td> 0</td>
</tr>
<tr>
<td>Sclerosi multipla</td>
<td> 0</td>
<td> 3</td>
</tr>
<tr>
<td>Parkinson giovanile</td>
<td> 0</td>
<td> 2</td>
</tr>
<tr>
<td>Tossicodipendenza</td>
<td> 0</td>
<td> 2</td>
</tr>
<tr>
<td>Psicosi</td>
<td> 0</td>
<td> 5</td>
</tr>
<tr>
<td>Rettocolite ulcerosa</td>
<td> 0</td>
<td> 3</td>
</tr>
<tr>
<td>Morbo di Chron</td>
<td> 0</td>
<td> 1</td>
</tr>
<tr>
<td>Fibrosi cistica</td>
<td> 0 </td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<td>Embolia polmonare</td>
<td> 0 </td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<td>Sclerodermia</td>
<td>0</td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<td>Tumore mammella</td>
<td> 0 </td>
<td>2</td>
</tr>
<tr>
<td>Tumore encefalo</td>
<td> 0 </td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<td>Tumore renale</td>
<td> 0 </td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<td>Linfoma di Hodgkin</td>
<td> 0</td>
<td>1</td>
</tr>
<tr>
<td>TOTALE</td>
<td>9</td>
<td>31</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>
<b>TABELLA 2</b> | Casi di TBC a Monza Ospedale San Gerardo
</p>
<table class="tableizer-table">
<tbody>
<tr class="tableizer-firstrow">
<th>Triennio</th><th>2002–2004</th><th>2006–2008</th>
</tr>
<tr>
<td>Totale casi</td>
<td>68</td>
<td>87</td>
</tr>
<tr>
<td>In italiani</td>
<td>33</td>
<td>28</td>
</tr>
<tr>
<td>In stranieri</td>
<td>35</td>
<td>59</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>
<b>TABELLA 3</b> | Casi di TBC a Milano
</p>
<table class="tableizer-table">
<tbody>
<tr class="tableizer-firstrow">
<th>Triennio</th><th>
2000-2002</th><th>2005-2007</th>
</tr>
<tr>
<td> N. casi</td>
<td>1075</td>
<td>1174</td>
</tr>
<tr>
<td> In italiani</td>
<td>864</td>
<td>756</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p class="bibliografia">
BIBLIOGRAFIA
</p>
<ul class="unIndentedList">
<li>
Bandera L. La salute degli extracomunitari - L'esperienza del Naga.
Vanvitelli 32, 15: 1-2, 1993.</li>
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Bandera L. Pazienti immigrati: diversi per patologia, uguali per
bisogni. Occhio clinico 2000; 7: 41-43.</li>
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Caritas di Roma. Immigrazione dossier statistico 2001. Antarem: Roma,
2002.</li>
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Codecasa L. La tubercolosi a Milano e in Lombardia. Dati al 2008.</li>
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Geraci S. Infezione da HIV tra gli immigrati a Roma. Atti I Congresso
internazionale medicina e migrazioni. Roma, 1988.</li>
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Italia Caritas. Roma,
n. 10, 1990.
</li>
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Geraci S. L'esperienza del Poliambulatorio Caritas-Asfr nell'ambito
dell'assistenza sanitaria agli
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Roma, 1990.
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agli immigrati: l'esperienza di Brescia. 2003.</li>
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Olivani P et al. Indagine sulla popolazione extracomunitaria: dati
socio
demografici e sanitari. Atti VI Consensus conference Palermo, 2000. </li>
<li>
Olivani P at al. Indagine sulla popolozione extracomunitaria irregolare
visitata presso l'ambulatorio Naga di Milano nel periodo gennaio-marzo
2002.
Pubblicazione NAGA, 2002.</li>
</ul>
<p class="AMbox">
<b>Hanno collaborato</b><br />
<br />
Linda Barsotti, Giulia Binazzi: ambulatorio Naga<br />
Viviana Vanin,
medicina generale, Milano, volontaria Naga<br />
Enrica Arienti, Enrico
Beretta, Marina Bosisio, Enrico Bramati, Francesco Cazzaniga, Mario
Colombo, Bianca Fossati, Maria Grazia Riva: medicina generale Monza<br />
Flora
Tonelli: Pneumologia, medicina generale Monza<br />
<br />
Gli autori ringraziano i volontari del servizio Accoglienza del Naga che
con la loro disponibilità hanno facilitato la raccolta dati:<br />
Benelli
Michela, Bergami Ornella, Berardo Giuseppe, Bianchi Alessandra,
Bonaviticola Costanza, Buzzi Marisa, Castiglioni Lorenza, Ceriani
Giulio, Chizzoli Nicoletta, Cottatellucci Chiara, Cusani Luca, Damiano
Patrizia, D'Anna Jutta, D'Acquisto Leda, De Michele Angela, Di Palma
Silvana, Fave Leda, Francesca Maria, Gallini Giulia, Garcia Manuel,
Guarino Valeria, Hibti Aida, Indelicato Cristina, Ioppi Annita, Marchesi
Isabella, Marchesi Marisa, Marchesi Vanda, Meloni Susi, Meroni Carla,
Minerbi Alessandra, Pesce Isetta, Piloni Roberta, Pucci Paola, Quagliulo
Marina, Ramus Elisa, Rold Laura, Romano Mirella, Salomon Myriam,
Sanchez Marjorie, Scheller Angelica, Scherini Enrica, Scotti Alessandra,
Talli Nencioni Amalia.
</p>
Extracomunitari untori? Confronto tra le patologie riscontrate nell’ambulatorio del Naga e della medicina generale di Monza
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